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Archivi tag: Pensieri Volanti

Diario di viaggio #7

Oggi volevo riflettere sui rapporti umani. Su come essi si possano costruire e disfare a volte perché si viene fraintesi. Ma soprattutto volevo parlare di legami, di sintonia. Di persone che non si conoscono e che si ritrovano, e riescono ad andare d’accordo, accertandosi per quello che sono. Situazioni che, nel bene o nel male, stupiscono sempre, e fanno bene al cuore.

Oggi abbiamo iniziato la giornata con la visita al Castello Peles, una residenza reale costruita dal 1800 in stile neorinascimentale tedesco. Un posto davvero suggestivo, con la funzione di sede di rappresentanza della monarchia.

È situato proprio a Sinaia, quindi immerso in un paesaggio speciale.

Dopo la visita, finalmente, ci siamo recati nel famosissimo Castello di Bran che, seppur un falso storico, è definito il Castello di Dracula, sul quale è stato negli anni improntato il turismo. Si tratta comunque del maniero che ha ispirato Bram Stoker per il suo romanzo, e questo mi fa riflettere (e gongolare) sul potere della letteratura.

Emozione indescrivibile, perlomeno per me.

Ok, sappiamo tutti che in realtà la vera dimora di Vlad l’impalatore si trova a Poenari della cui fortezza non sono rimasti che ruderi, e che il castello di Bran è più che altro un espediente turistico, ma si respira, credetemi, aria vampiresca sul serio, soprattutto negli esterni più che gli interni. Anche perché, a dirla tutta, rispetto agli altri palazzi reali che ho conosciuto, l’aspetto della ricostruzione della mobilia dell’epoca lascia abbastanza a desiderare.

Una critica estemporanea: ho rivalutato il modo di guidare italiano, in Romania sono sul serio avventati, e spesso impediti.

Questo pomeriggio invece abbiamo visitato la cittadina di Brasov, uno dei simboli storici della Transilvania se non dell’intera Romania. Ve ne lascio qualche scorcio suggestivo.

Comunque una cosa è certa: la tirannia di Cesausescu ha lasciato delle profonde ferite in questo popolo.

La cena è stata all’insegna dell’allegria, con musica dal vivo, vicino all’albergo.

è ora di dormire, cari.

Oggi mi va di salutarvi con questa: https://youtu.be/oq5fezofOjU

Buonanotte!

Scritto da Frà il 25 agosto 2017, a Sinaia, ore 23;45

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Pubblicato da su 25 agosto 2017 in Blog

 

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Diario di viaggio #5

E mentre mi approccio a mettermi a dormire, scrivo qualche riga sulla giornata di oggi. Premetto: monasteri, monasteri, monasteri.

Ma andiamo per ordine: una prima riflessione che mi è venuta riguarda il randagismo: ci sono parecchi cuccioli randagi e, purtroppo, secondo me, sono un po’ maltrattati. Non ho approfondito l’argomento con chi avrebbe potuto chiarire questo aspetto, ma mi sono venute in mente differenze di approccio: i cani di Atene sono coccolati dalla popolazione. Qui mi è parso viga un senso di fastidio generale per questo danno sociale. Eccovi l’esempio di uno dei tanti cuccioli incontrati, tutti piuttosto timorosi dell’essere umano.

Per il resto, siamo in Bucovina, terra di spiritualità e religione, che mantiene un po’ l’aspetto rurale che affascina di certo.

Oggi abbiamo visitato nell’ordine il monastero di Moldovita,

nonché quello di Sucevita

e infine quello di Voronet.

Sono tutti quanti patrimonio dell’Unesco da parecchio, i tre monasteri sono molto simili, caratterizzati dalle pitture medievali esterne e da altrettanti affreschi interni, che rappresentano il calendario ortodosso. Ho avuto modo di appurare un estremo senso di rispetto dei rumeni verso il credo religioso, con l’idea che per quanto austero, detenga comunque un suo fascino impossibile da negare, né cancellare.

Una volta conclusasi l’ultima visita (le distanze sono piuttosto cospicue e gran parte del tempo lo abbiamo trascorso in pullman) siamo arrivati alla nostra meta notturna: la cittadina di Gura Humorului, di cui non farò nessuna esplorazione per necessità di stanchezza.

Nonostante al nostro arrivo lo staff ci abbia accolto così.

Ma siamo sfatti, sul serio, e domani ci si sveglia prestissimo per proseguire il tour. E poi sono febbricitante, ma come mi ha insegnato la mia cara amica Milly, se non fai caso alla febbre, quella se ne va. Ed è esattamente ciò che intendo fare.

Buonanotte, alla prossima!

Stavolta su queste note: https://youtu.be/JGwWNGJdvx8

Scritto da Frà a Gura Humorului il 23 agosto 2017, ore 23;09

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2017 in Blog

 

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What about us?

Se è vero che What about us di Pink è una protesta verso Trump per le sue prese di posizione e le promesse non mantenute nei confronti dei cittadini LGBT, beh, tanto di cappello. Il significato del testo cambia, se letto con questa prospettiva.
E da qui ne trascende una mia riflessione, un po’ agrodolce. Sul fatto che il mondo dell’arte, dalla scrittura alla musica, per passare all’immagine, ha un potere enorme di poter orientare, far dissentire, stimolare la coscienza civile, al di là delle mode e dell’ignoranza in cui ci vogliono tenere. E canzoni (come in questo caso, ma possiamo fare film, scrivere libri, dipingere quadri e fotografare immagini che varrebbe uguale) diventano veicoli di ideali e gesti di coraggio di cui noi tutti, quale che sia l’arte o aspirante tale, dovremmo fare nostri. Eh sì. E’ vero che quella delle note di Pink è l’America, dove la rivendicazione è nata ed è fiorita e ha un peso diverso, ma questo non dovrebbe impedirci, io credo, di fare anche noi il nostro percorso. Italia è comunque Europa e molta Europa in questo senso è come l’America, con le sue peculiarità. Non dovrebbe impedirci di affermare tutti insieme, a prescindere dalle etichette, il nostro coraggio. Anziché dividerci, o affermare in giro cose scomode che ci mettono gli uni contro gli altri, dovremmo tutti quanti avere l’obiettivo comune davanti. Essere, affermarsi. Rivendicarci come tali. E marciare, filmare, scrivere, cantare… ancora. Metterci a volte la faccia senza vergogna, perché nessuno ha nulla da rimproverarsi o da nascondere. Dimostrare di essere cittadini, in mezzo a tutti i cittadini del paese.
Sarò un sognatore, credo. Ma io ancora ci credo. Lo spero, no, meglio: Lo voglio. Adesso. Chi ci sta?

 

Sticks and stones they may break these bones
But then I’ll be ready, are you ready?
It’s the start of us, waking up come on
Are you ready? I’ll be ready
I don’t want control, I want to let go
Are you ready? I’ll be ready
‘Cause now it’s time to let them know
We are ready, what about us?

 
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Pubblicato da su 18 agosto 2017 in Blog, Vita

 

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Maurizio, Loving Memory

Perché alla fine ci sono anche quelle mattine in cui ti svegli e ti piomba la tristezza addosso. Quella stessa tristezza di una vita a volte carogna, a cui rimani aggrappato con tutte le tue forze e che alla fine molli perché non ce la fai, ancora.
Ecco che cosa ho pensato oggi, amico, nell’apprendere che tu sei volato via. E ciò che rimane, a parte quanto ti ha lasciato senza forte, è lo sconforto. Dell’attesa di tempi migliori, di quella felicità che meritavi e di cui avevi bisogno, come tutti. Non me lo sarei mai aspettato, ora, oggi, di scriverti queste parole. Di te mi rimarrà più di quanto pensi, lo custodirò dentro, in tutte le volte che abbiamo parlato, che in silenzio ti ho ascoltato e pensato, in cui ci siamo ritrovati.
Non sono mai stato bravo a dimostrare ciò che sento. Ma so che mi mancherai, lo giuro.
Buon viaggio amico. Buon viaggio.
Questa la dedico a te.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2017 in Blog, Vita

 

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Croce del Sud[PensieriVolanti] #35

La chiamano Croce del Sud perché assomiglia una croce e aiuta i naviganti a raggiungere il sul polare. Brilla nel cielo, sfavillante, basta seguirne gli incroci tra le stelle per trovare la propria direzione, e la vediamo solo nell’emisfero australe.
La notte diventa magica in sua compagnia, sul serio. Ti sospinge lontano con una brezza di speranza sul mare dei sogni, e ti fa sembrare ogni cosa possibile. Devo molto alla Croce del Sud, solo per il privilegio di averla potuta vedere.
E con essa mi ricordo che non importa quanto tempo, nemmeno lo spazio che ti è concesso percorrere. Ciò che conta è avere una direzione dentro, nel cuore e nella mente. E portarla avanti, senza mai dimenticare chi siamo e soprattutto senza mai vergognarsi per cosa siamo.
Il segreto è tutto qui.
Una direzione da seguire, che se è quella giusta, porta nella via del bene. Aiuta a essere realmente felici.
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Pubblicato da su 28 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Robben Island[PensieriVolanti] #34

Questa è Robben Island, un fazzoletto di terra a circa 12 chilometri da Città del Capo e adibita, sin dalla prima colonizzazione europea, a carcere. Un’isola che si staglia all’orizzonte della città, noto perché per gran parte della sua prigionia, e in condizioni spesso disumane, Nelson Rolihlahla Mandela vi abbia dovuto soggiornare come prigioniero politico a causa della sua strenua opposizione all’apartheid. All’epoca era un carcere di massima sicurezza e solo di recente è diventato un museo che ci racconta, se tendiamo l’orecchio al sibilo delle onde, di come un singolo uomo e i suoi compagni, sebbene confinati, in tutti quegli anni abbiano continuato il loro attivismo in favore dell’equità di tutti, senza distinzioni di colore, razza od origine. Un posto che a me personalmente ricorda come l’eroismo di chi lotta per l’uguaglianza, non conosce né sbarre né confini. Dobbiamo molto a uomini come loro. E in loro nome mai bisogna dimenticare che i diritti sono patrimonio imprenscindibile di ogni essere umano. Robben Island è solo un simbolo che ancora oggi ci parla di tutto questo.

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Pubblicato da su 26 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #10

img_3533L’esplosione cromatica della nazione sudafricana emerge già dalla sua bandiera multicromatica, che simboleggia l’interconessione tra diverse culture, lingue, modi di vivere presenti nel territorio nazionale e, soprattutto, nella sua storia, che fonda sullo scontro e l’integrazione le sue stesse radici. Questa peculiarità la troviamo in primo luogo proprio a Città del Capo, una metropoli di 4 milioni circa di abitanti che al suo interno integra diverse etnie e che è stata al centro del movimento di ribellione e politico che ha portato alla fine dell’apartheid. La città si respira sin dal primo contatto. 6176666288_img_1708Ieri notte, quando siamo approdati, a dire il vero eravamo troppo stanchi per poterci fare caso: abbiamo abbandonato il senso dell’Africa naturale con la riserva per ritrovarci proiettati in un contesto nettamente differente, aiutato di certo da un hotel, il Taj, extra lusso e davvero bello nell’aspetto e nella cura, dal personale alla struttura. 6176666288_img_2121Alle otto e mezzo abbiamo incontrato la nostra super guida Annalisa che ci ha portato a visitare oggi, per un fitto programma, il famoso Capo di Buona Speranza, con tutte le sue caratteristiche uniche. Di sicuro, a parte aver ripassato la storia della sua scoperta (dovuta a Vasco De Gama che non riuscì mai a doppiarlo e a Diaz, altro portoghese, che finalmente imboccò la rotta giusta anche se poi i nuclei cittadini dovettero attendere altri 200 anni per nascere, grazie agli olandesi) ci siamo concentrati sulla coniugazione del concetto stesso dell’incontro.6176666288_img_1882

6176666288_img_1863Come prima fermata, dopo aver ammirato alcune belle spiagge, ci siamo fermati a Hout Bay per la visita all’isola delle otarie (ma c’era anche qualche leone marino) raggiungibile con un battello. 6176666288_img_1790Non è nulla di più di uno scoglio dove questa specie di foca va a stazionare (e nemmeno a riprodursi) e farsi fotografare dai turisti. La cittadina si presenta come una normale comunità dedita alla pesca. Poi siamo arrivati fino al Parco Nazionale della Penisola del Capo, raggiungendo attraverso la funicolare il famoso faro dalle cui propaggini scogliere c’è la netta suddivisione tra oceano Atlantico e oceano Indiano. Per quanto alla fine non si notino differenza tra i due mari che “si incontrano”, l’idea fa un certo effetto, lo confesso. E rimane comunque un posto suggestivo.6176666288_img_1910
6176666288_img_1914Un’altra cosa che mi è rimasta di certo impressa è l’attenzione che i cartelli stradali riservano ai babbuini, avvisando gli umani della loro “pericolosità” soprattutto perché attratti dal cibo. Ma anche per preservarne l’incolumità visto che hanno il vizio di attraversare la strada senza guardare. Un altro cartello che avvisa la clientela di fare attenzione alla guida riguarda persino le tartarughe (cosa che mi ha fatto comunque sorridere parecchio). In generale comunque si conferma, anche in un ambiente urbanizzato, la continua attenzione verso il mondo animale che caratterizza la nazione.
Un’altra peculiarità che ci è stata fatta rilevare attiene anche alla vegetazione, unica nel suo genere tanto da divenire proprio per questo un vero e proprio microcosmo a livello mondiale. Molti degli scorci che ho visto in questa fase erano comunque simili a certi paesaggi della mia terra sarda, ma credetemi, come potete vedere dalle foto, l’oceano ha un fascino tutto suo.6176666288_img_2012
Dedica per voi, come di consueto: https://youtu.be/cjVQ36NhbMk

Scritto da Frà il 15.01 alle ore 23,40

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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