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Archivi tag: Lo stato delle cose

Cose mie #23

L’amore mio non apprezza troppo essere oggetto delle mie fotografie. Protesta sempre perché pensa che metta evidenza i difetti. Eppure… eppure a me è esattamente così che piace. In ogni sua forma, in ogni segno del tempo trascorso. Vedete, l’ho amato da subito, sin dal primo attimo in cui l’ho visto, ho pensato che sì, fosse proprio lui l’amore per tutta una vita.

E posso giurarlo, che dopo 16 anni, niente in me è cambiato. L’ho sposato mesi fa e lo rifarei ancora oggi.

Mi piace, lo amo, lo voglio esattamente come lo volevo allora, tutto intero, così com’é. Perché è l’amore mio. E lo sarà sempre, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Non è per mettermi in mostra, né per fare propaganda. Avevo bisogno di dirlo e l’ho fatto.

Lui é l’amore mio e lo trovo bellissimo esattamente così. Lo giuro.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2017 in Blog, Vita

 

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Primo mare, ansie e ricerca della libertà per l’anno 2017

Non è stato un anno facile sinora, lo ammetto. E ancora oggi posso dire che ho bisogno, spesso, di fare appello a delle forze che nemmeno pensavo di avere. Ma si sa, a volte sole e mare aiutano, e me lo ero scordato. Basta guardarmi, guardarci qua, in questo piccolo paradiso.

Ieri abbiamo inaugurato la nostra stagione balneare anno 2017, stavolta a Costa Rei, vicinissimi al paese. Bei colori, belle tinte, tanto relax agognato, ma soprattutto il potere di spegnere la mente all’ansia e ai problemi che ancora rimangono in sospeso. E voglia, sì, di essere libero e di ricominciare.

Vi lascio le foto, solo perché quest’anno sono di poche parole. Ma mi auguro che sia l’inizio di qualcosa di nuovo, di una nuova energia per andare avanti, senza arrendersi mai. Ne abbiamo tutti quanti bisogno credo, e per una volta penso di averne necessità anche io.

E vi lascio la musica. A questo giro, la canzone e le note sono esattamente queste.

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2017 in Blog, Vita

 

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Cose mie #22

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E a un mese da quel giorno che ancora rimane stampato nella mia mente come uno dei ricordi più belli, non posso fare a meno di sfogliare le foto, e riviverne l’amore. Una fredda mattina di gennaio, in cui, dopo 16 anni, abbiamo detto di sì.
Forse è solo colpa del mio inguaribile romanticismo, ma giuro, nulla, ripeto, nulla, è riuscito a scalfire la memoria di un giorno che si realizzava. Nessuna cattiveria (anche quando è stata tentata), nessuna tristezza.
Perché è vero, oggi me ne rendo conto che poi non è cambiato così tanto: viviamo la stessa vita, abbiamo solo un anello sul dito a ricordarci che cosa è successo il 7 gennaio. Il fatto che eravamo una famiglia prima, perché dentro c’era tutto l’amore che eravamo in grado di provare, e che lo siamo rimasti anche dopo. Così come era giusto che dovesse essere. Ed è questa la differenza sostanziale. Possono definirlo nei modi più disparati, derubricarlo di alcuni obblighi, denunciarne l’innaturalezza. Ma è e rimane un Matrimonio fatto di due persone che, amandosi, realizzano una Famiglia. Un percorso che era già in essere, più veloce delle leggi che lo hanno permesso e di quelle che verranno poi, dando ampio spazio a tutto quello che manca.
E’ stato un momento d’amore e nel contempo un momento civico, per tutti. Un motivo di orgoglio per me, per tutti quelli che hanno lottato in passato e coloro che hanno bisogno ancora oggi di persone che decidano di non nascondersi e di dire che si amano. Che vengano riconosciuti come Famiglia dalla società e dallo stato.
Un momento naturale, perché è naturale amarsi.
Giudicare l’amore e vergognarsene, questo è innaturale. Potersi sposare è un atto dovuto a tutti, al mondo, al singolo, a due persone senzienti che si innamorano e si amano e insieme, solo perché si stringono la mano, diventano automaticamente qualcosa.

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L’anello che diviene il simbolo di qualcosa che non si sfalderà facilmente, fino a quando l’amore ci sarà ad avvolgerci. Per cui non c’è spazio, né interesse per l’odio, il giudizio, l’imbarazzo e nemmeno l’invidia. Noi un mese fa ci siamo solo detti di fronte all’Ufficiale dello Stato che ci amiamo e che siamo intenzionati a continuare a farlo.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2017 in Blog, Vita

 

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Robben Island[PensieriVolanti] #34

Questa è Robben Island, un fazzoletto di terra a circa 12 chilometri da Città del Capo e adibita, sin dalla prima colonizzazione europea, a carcere. Un’isola che si staglia all’orizzonte della città, noto perché per gran parte della sua prigionia, e in condizioni spesso disumane, Nelson Rolihlahla Mandela vi abbia dovuto soggiornare come prigioniero politico a causa della sua strenua opposizione all’apartheid. All’epoca era un carcere di massima sicurezza e solo di recente è diventato un museo che ci racconta, se tendiamo l’orecchio al sibilo delle onde, di come un singolo uomo e i suoi compagni, sebbene confinati, in tutti quegli anni abbiano continuato il loro attivismo in favore dell’equità di tutti, senza distinzioni di colore, razza od origine. Un posto che a me personalmente ricorda come l’eroismo di chi lotta per l’uguaglianza, non conosce né sbarre né confini. Dobbiamo molto a uomini come loro. E in loro nome mai bisogna dimenticare che i diritti sono patrimonio imprenscindibile di ogni essere umano. Robben Island è solo un simbolo che ancora oggi ci parla di tutto questo.

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Pubblicato da su 26 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #11

6176666288_img_1975Proseguendo nel nostro percorso, ci siamo fermati a mangiare a Simon’s Town in un locale con la terrazza direttamente sull’oceano indiano. Nonostante la giornata uggiosa, i colori che abbiamo ammirato erano davvero spettacolari. Da lì abbiamo concluso il nostro tour a Boulder’s Beach, famosa per la presenza di una colonia permanente di pinguini. Devo dire che erano carinissimi, anche se un po’ avevo l’impressione che erano talmente abituati alla presenza umana da mettersi quasi in posa per essere fotografati.
In quel fazzoletto di sabbia i pennuti vivono la loro vita, come se nulla fosse, peggio dei vip del Grande fratello. Mi hanno emozionato non solo per la loro monogamia (anche omosessuale) nota ai più, ma perché, verso a parte, che come Annalisa ci ha fatto notare richiama il raglio degli asini, assumevano alcune pose davvero romantiche, perlomeno per mia interpretazione umana dei loro comportamenti.6176666288_img_1966
Dicevo come se nulla fosse, proprio perché davanti ai flash e ai rumori da otturatore, facevano proprio tutto, come da dimostrazione fotografica.6176666288_img_1990
Eh sì, non solo certi umani sono esibizionisti all’inverosimile.
Durante l’itinerario ho avuto modo di intervistare Annalisa sull’omofobia in Sudafrica, per scoprire una realtà di apertura sui gay quasi inaspettata, soprattutto nelle grandi città. Sapevamo che nel Sudafrica i matrimoni gay sono legge dal 2006 (e le adozioni per le coppie gay già dal 2002) e ho avuto modo di riflettere sul fatto che forse proprio l’arcobaleno di culture e la mescolanza in qualche modo abbia avuto a che fare con le opportunità per le persone LGBT di questo paese. Città del Capo pare che sia seconda solo a San Francisco per la concezione sociale e l’accettazione dell’omosessualità.6176666288_img_2046
Il nostro viaggio è proseguito poi verso la città, per l’ultima tappa del tour: i giardini di Kirstenbosch, un immenso orto botanico molto suggestivo, che racchiude nel suo terreno migliaia di specie della flora mondiale differenti. Percorso reso più difficoltoso per la concomitanza con alcuni concerti di cantanti famosi della zona 6176666288_img_2032ma nonostante qualche centinaio di metri in più confesso che alcuni scorsi, così come alcuni luoghi, erano davvero bellissimi ed emozionanti.

 

Dalla famosa vasca, al percorso alto 12 metri simile a un serpente, sino al busto di Mandela. Un’esperienza davvero unica per uno come me che non è noto per il suo pollice verde.6176666288_img_2080
Finita la prima gita, siamo tornati in hotel, dove la receptionist ci ha avvisato della sorpresa per noi dedicata alla nostra luna di miele. In camera abbiamo trovato una vasca colma di petali di rose, un’idea carinissima che come sempre ci ha ricordato cosa ci stava dietro alla nostra presenza all’altro capo del mondo (nel vero senso del termine).

 

Ci siamo quindi concessi una pausa nella piscina interna dell’hotel, con delle nuotate rigeneranti e poi siamo corsi a cenare nel ristorante.

Anche l’idea di una sana nuotata è stata un toccasana per lo spirito e per le membra abbastanza provate dalla giornata.6176666288_img_2098
6176666288_img_2112img_3534Dopo cena abbiamo cercato di fare una passeggiata nella via principale dinanzi alla nostra location, attratti dalle luminarie ancora accese per la via, a causa di una ricorrenza del luogo che procrastina l’illuminazione natalizia, ma stanotte il vento gelido e la stanchezza ci hanno fatto ritornare indietro dopo una ventina di metri.

 

Andrà meglio domani?
Buonanotte a tutti, tra queste note! https://youtu.be/S1XHMF4ft50 (Grazie ad Annalisa per il suggerimento)

Scritto da Frà il 16.01.17 alle ore 00;26

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #8

6241679840_img_1439Il nostro secondo giorno al Makalali è iniziato alle 5:00 con una colazione veloce e subito partenza per il safari mattutino: ci siamo imbattuti in un carinissimo branco di Licaoni che giocavano tra loro, e poi tra gli altri animali tipici, due dormiglioni tenerissimi: i ghepardi.

Vi confesso però che l’emozione più forte è stata invece quella di riuscire a scovare un terzo Big Five, quasi per caso: il Leopardo, che si era messo sulle tracce di un branco di Impala. Un animale fiero e sospettoso. Insomma, posso dire che come esperienza siamo più che soddisfatti.
Oltre ai safari e alle continue colazioni, nel villaggio riserva, non c’era tanto altro da fare, per cui ci si riposa.

Abbiamo passato qualche ora in una delle piscine del Lodge e ci siamo divertiti a dare qualche biscottino alle scimmiette (che sono delle ladre fenomenali, sia per come ingannano gli umani che per il modo con cui riescono a compiere i loro furti. Ma sono davvero dolcissime!)

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Di pomeriggio, dopo un altro riposo ristoratore e qualche simpatico incontro nel bel mezzo del Lodge,6174634016_img_1534

siamo partiti per il terzo safari fotografico. Rispetto agli altri due stavolta c’erano molte più jeep in giro alla ricerca di animali che, invece non hanno dato grandi soddisfazioni a dire il vero. Abbiamo rivisto il branco di leoni che riposava laddove li avevamo lasciati, abbiamo beccato un rinoceronte nero 6241678800_img_1560(ma è scappato ben due volte) e quindi portato a casa un altro Big Five alla nostra lista, e infine un elefante solitario (quinto Big Five) 6241678800_img_1576che sicuramente doveva aver perso le tracce del suo gruppo e si aggirava solo nel sottobosco. Abbiamo anche beccato un altro leopardo, stavolta un cucciolo, il luogo 6241678800_img_1593dove fondamentalmente si è congestionato il traffico dei turisti.

Al tramonto siamo andati a vedere gli ippopotami, ma a parte le mandibole e le orecchie, si sono guardati bene dall’uscir fuori. Idem, il solitario coccodrillo che tutto il tempo è rimasto nascosto dietro a un cespuglio.
Ma la cosa più divertente è il tremendo acquazzone che ci siamo beccati, mi sono divertito da morire a lasciare la testa fuori e bagnarmi il viso. Mi ha regalato la sensazione che mi ha ispirato tutto quello che ho vissuto sinora in Sudafrica. Un estremo senso di libertà e con questa foto ho solo voluto dire “Sono libero anche io!”

6241679840_img_1434La sera, una volta conclusa l’ennesima avventura, mi è scesa addosso come nebbia un po’ di malinconia. Non so perché ma solo in riserva mi sentivo in contatto con la parte più intima di me e ho iniziato ad avvertire il distacco da tutto questo. Ma ci ha pensato lo staff a farmi un’altra sorpresa: tornati fiaccati dalla cena, io e Guido abbiamo trovato nel nostro bungalow un percorso di candele e foglie che ci conduceva alla vasca piena di acqua calda e schiuma, con a corredo una bottiglia di champagne e due flûte, e poi nel nostro lettone.

E insomma, era il loro regalo che ci ricordava la luna di miele, il motivo per cui eravamo finiti in Sudafrica. Nonostante la stanchezza ci siamo lasciati avvolgere dall’amore, che un po’ ha mitigato la tristezza che si stava impossessando di me.

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La canzone del giorno, ovviamente, non poteva che essere questa: https://youtu.be/KPJtn-xgorw

Alla prossima!
Scritto da Fra il 14.01.17 ore 11:00

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #6

6174634016_img_0851Il Makalali Reserve Game Lodge è una riserva privata di circa 23.000 ettari, rinchiusa ambo le parti da una recinzione robusta per non consentire agli animali di scappare, fondamentalmente perché nel mezzo c’è una cittadina mineraria con ancora diverse migliaia di abitanti che non riescono a far evacuare, altrimenti la riserva finirebbe direttamente nell’immenso parco Kruger, di cui è alle adiacenze.
Il bello di questo posto è il fortissimo legame che si instaura con la natura. Una volta entrati, si percorre una lunga strada sino alla reception dove poi ti vengono a prendere in jeep i ranger per portarti in uno dei quattro Lodge presenti, strutturati su moduli da sei bungalow ciascuno, con annessa area ristoro e piscina. Il modulo e la struttura stessa di ogni campo, ricostruita con dei fortissimi richiami delle capanne e dei villaggi dei nativi sudafricani della zona, cercano in ogni modo di non entrare in contrasto con l’ecosistema. Per questo può capitare che ti ritrovi le scimmie e i babbuini passeggiare indisturbati nelle pertinenze del tuo bungalow, o nei balconi, così come altri animali, che possono girare, se lo ritengono, indisturbati. Questo significa che durante il giorno si presta attenzione quando ci si muove all’interno del villaggio, e la notte è assolutamente proibito muoversi senza essere accompagnati da qualcuno dello staff né uscire da soli, per garantirsi l’incolumità.
Altro aspetto splendido è l’assenza di rete wi-fi e lo scarso segnale telefonico. Entri nel villaggio e stacchi davvero la spina.
La riserva organizza due safari, uno all’alba e uno al tramonto, della durata di circa tre ore ciascuno. Sono organizzati in enormi jeep scoperte, con massimo nove posti più i due ranger che guidano e che cercano le tracce degli animali. Sono presenti le specie tipiche della fauna africana, compresi i famosi “Big Five”: Elefanti, Leoni, Bufali, Rinoceronti e Leopardi, che sarebbero gli animali maggiormente difficili da cacciare.
Il resto del tempo è libero.
Questa sera noi abbiamo fatto il primo safari serale, ma vi parlerò di quest’esperienza nella prossima puntata, perché merita un post di riflessioni a parte.
Vi saluto, con questa canzone! https://youtu.be/kkpciTMgDYA
E Buonanotte, perché domani ci si sveglia alle 5:00 per il safari mattutino!

Scritto alle 23;30 del 12 gennaio 2016

 
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Pubblicato da su 13 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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