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T.J.Klune – John & Jackie[RECENSIONE]

Titolo: John e Jackie
Autore: T.J.Klune
Genere: LGBT
Pagine: 112
Prezzo cartaceo: 9.00 euro
Prezzo ebook: 2,99 euro
ISBN ebook: 9788899344986
ISBN cartaceo: 978-1544909301
Traduzione: Amneris Di Cesare

TramaJohn e Jackie si incontrano da bambini. Ora, settantuno anni dopo, Jack si prepara a dare a suo marito l’ultima immensa prova d’amore. Aspettando il tramonto, durante un intero pomeriggio, John e Jackie faranno rivivere cinque momenti chiave della loro vita insieme. Dal primo bacio alla violenza di un padre alcolizzato. Dall’insidia delle tentazioni del mondo alle difficoltà della maturità. Esperienze che hanno determinato quel che sono diventati e definito la  profondità del sentimento che li unisce. Mentre il sole declina, se fin dal primo giorno John non ha voluto altri che Jackie, nel loro ultimo Jackie dovrà farsi forza, vincendo ogni egoismo e remora, per concedere a John la morte decorosa che desidera.

Recensione: John e Jackie è un binomio che affonda le sue radici nella giovinezza di due uomini che, a discapito del tempo, vivono un’intera vita insieme. Ma è il tempo proprio il problema che affligge la coppia quando l’autore inizia a parlarcene. Perché manca poco, e Jackie teme di non farcela a ripercorrere insieme all’amato tutto quello che li ha legati. E allora inizia il racconto, a ritroso sulla china della loro storia, da quando si incontrarono tanti anni prima e divennero amici, fino al primo bacio. Solo contro tutti, ma loro, nonostante tutto, hanno vissuto l’intensità di un sentimento che li ha legati sino alla vecchiaia.
Il nodo centrale della storia pertanto è il legame, che attraversa tutte le fasi, dall’innamoramento alla dipendenza consapevole, al costruire insieme qualcosa, in una girandola emotiva che attraversa gli anni, le difficoltà di un legame che non si vede riconoscere i diritti, ma ciò che si trasforma in ostacolo, per loro, si traduce ancora in forza, portandoli oltre.
John e Jackie, due uomini che si amano, una coppia che può essere d’esempio per molti se pensiamo all’amore, quello vero.
Tanti sono i contenuti che ritroviamo tra le pagine: il desiderio di scoprirsi, l’omofobia latente e le difficoltà, a volte disastrose, che un giovane gay deve affrontare col coming out in famiglia, ma anche l’incuria e l’abbandono dei genitori, la violenza gratuita e immotivata, che mai va giustificata con delle attenuanti, come nel caso del padre di John, il cui dolore cieco lo ha trasformato in un mostro. E ancora ci interfacciamo con la gelosia, il tradimento, il desiderio di costruirsi un futuro e di farlo insieme, il matrimonio agognato.
Tutto il quadro composito acquisisce tridimensionalità di fronte alla storia, che alterna motivi di gioia al dolore intenso di una perdita dolorosa e infame, per il quale, per quanto ci si possa sentire preparati, non lo si è mai.
Ma nonostante l’esito, che non vi svelo, questo libro ha di sicuro il pregio di insegnare al lettore una lezione importante: il sentimento rimane e va oltre gli eventi, regala una speranza importante. Proprio quella a cui, forse, tutti ambiamo, quando amiamo sul serio qualcuno: il potere di non separarcene mai, di tenere vivo e vegeto il legame che ci mantiene con le dita intrecciate a chi amiamo per tutta la vita, o meglio, oltre la vita.
Per questo consiglio vivamente la sua lettura: un’esperienza intensa e delicata, scritta con gusto e in modo scorrevole ma nel contempo poetico, che non risparmia sangue ma lo propone in modo intenso dal profilo emotivo. Una storia che, nel profondo, credo che vorremmo vivere tutti noi fino in fondo.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Letteratura, Recensioni

 

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T.J. Klune – John & Jackie[SEGNALAZIONE]

Titolo: John e Jackie
Autore: T.J.Klune
Genere: LGBT
Pagine: 112
Prezzo cartaceo: 9.00 euro
Prezzo ebook: 2,99 euro
ISBN ebook: 9788899344986
ISBN cartaceo: 978-1544909301
Traduzione: Amneris Di Cesare

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John e Jackie si incontrano da bambini. Ora, settantuno anni dopo, Jack si prepara a dare a suo marito l’ultima immensa prova d’amore. Aspettando il tramonto, durante un intero pomeriggio, John e Jackie faranno rivivere cinque momenti chiave della loro vita insieme. Dal primo bacio alla violenza di un padre alcolizzato. Dall’insidia delle tentazioni del mondo alle difficoltà della maturità. Esperienze che hanno determinato quel che sono diventati e definito la  profondità del sentimento che li unisce. Mentre il sole declina, se fin dal primo giorno John non ha voluto altri che Jackie, nel loro ultimo Jackie dovrà farsi forza, vincendo ogni egoismo e remora, per concedere a John la morte decorosa che desidera.

 
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Pubblicato da su 20 maggio 2017 in Blog, Letteratura

 

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Cose mie #22

15965095_10211785732909981_7434791755812098189_n

E a un mese da quel giorno che ancora rimane stampato nella mia mente come uno dei ricordi più belli, non posso fare a meno di sfogliare le foto, e riviverne l’amore. Una fredda mattina di gennaio, in cui, dopo 16 anni, abbiamo detto di sì.
Forse è solo colpa del mio inguaribile romanticismo, ma giuro, nulla, ripeto, nulla, è riuscito a scalfire la memoria di un giorno che si realizzava. Nessuna cattiveria (anche quando è stata tentata), nessuna tristezza.
Perché è vero, oggi me ne rendo conto che poi non è cambiato così tanto: viviamo la stessa vita, abbiamo solo un anello sul dito a ricordarci che cosa è successo il 7 gennaio. Il fatto che eravamo una famiglia prima, perché dentro c’era tutto l’amore che eravamo in grado di provare, e che lo siamo rimasti anche dopo. Così come era giusto che dovesse essere. Ed è questa la differenza sostanziale. Possono definirlo nei modi più disparati, derubricarlo di alcuni obblighi, denunciarne l’innaturalezza. Ma è e rimane un Matrimonio fatto di due persone che, amandosi, realizzano una Famiglia. Un percorso che era già in essere, più veloce delle leggi che lo hanno permesso e di quelle che verranno poi, dando ampio spazio a tutto quello che manca.
E’ stato un momento d’amore e nel contempo un momento civico, per tutti. Un motivo di orgoglio per me, per tutti quelli che hanno lottato in passato e coloro che hanno bisogno ancora oggi di persone che decidano di non nascondersi e di dire che si amano. Che vengano riconosciuti come Famiglia dalla società e dallo stato.
Un momento naturale, perché è naturale amarsi.
Giudicare l’amore e vergognarsene, questo è innaturale. Potersi sposare è un atto dovuto a tutti, al mondo, al singolo, a due persone senzienti che si innamorano e si amano e insieme, solo perché si stringono la mano, diventano automaticamente qualcosa.

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L’anello che diviene il simbolo di qualcosa che non si sfalderà facilmente, fino a quando l’amore ci sarà ad avvolgerci. Per cui non c’è spazio, né interesse per l’odio, il giudizio, l’imbarazzo e nemmeno l’invidia. Noi un mese fa ci siamo solo detti di fronte all’Ufficiale dello Stato che ci amiamo e che siamo intenzionati a continuare a farlo.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #12

Non si può avere la dimensione reale di una città senza conoscerne la sua storia, perlomeno per sommi capi. Cape Town è una a città relativamente giovane, se pensiamo che il suo nucleo fondamentale è stato concepito all’incirca nel 1600 per consentire un appoggio ai mercati, soprattutto olandesi, della compagnia delle Indie. Per cui l’uomo bianco e il nero abitante della zona hanno iniziato a interagire proprio in quel periodo, creando sia dall’inizio una mescolanza di etnie che, in qualche modo, sono state obbligate a relazionarsi. Come difficilmente verrebbe da pensare era anche in quei luoghi diffusa la schiavitù, ma di importazione. I primi schiavi provenivano dalle cosiddette colonie indie olandesi, creando quindi una ulteriore mescolanza di etnie con la presenza di coloro che, a tutt’oggi, discendendo dagli schiavi di allora sono definiti colorati. Ma anche tra i bianchi, oltre ai famosi boeri, troviamo i discendenti inglesi , futuri colonizzatori, i vicini coloni tedeschi e i francesi scampati al massacro degli ugonotti. La guerra Angloboera ha generato poi un enorme frazionamento tra gli antichi colonizzatori e i nuovi padroni inglesi. (Basti pensare alla lingua afrikaans che insieme a quella inglese è la lingua ufficiale del paese e nasce proprio dalle mescolanze olandesi e tedesche degli idiomi). Per cui sì, posso giurare che CapeTown è davvero una città multicolore, che ha lottato per l’affermazione dei diritti civili di tutti, come ci insegna la storia con l’apartheid e che ha dato i natali a persone come Nelson Mandela, primo presidente nero del paese dopo anni di carcerazione politica a cui è sopravvissuto in nome dei suoi ideali.La nostra mattina ha avuto inizio con una passeggiata al quartiere malese, chiamato Bo kaap, dove vivevano e ancora vivono i colorati, gli ex schiavi di religione fondamentalmente musulmana. È molto caratteristico non solo per i colori vivaci, ma per gli odori tipici dell’Arabia e dell’India, che hanno il potere di entrarti dentro. Un’altra cosa che mi ha colpito è la presenza di molte chiese o moschee di fedi diverse: esiste una comunità ebraica, una musulmana ma anche diverse confessioni cristiane, dal cattolicesimo all’anglicano sino ai riformatori protestanti. E vivono gli uni accanto agli altri, senza scontri. In pace.

Cape Town nel corso del nostro tour si è rivelata una città composita: presenta un’attenzione forte alla natura (siamo andati alla Table Mountain ma a causa del vento non siamo potuti salire, così abbiamo ripiegato per qualche bello scorcio scuola schiena della testa del leone, altro luogo simbolo della città), mischiato alla conservazione del monumento e alla modernità come il bellissimo stadio costruito in occasione dei mondiali del 2010 e ai grattacieli. Dopo la visita la museo di storia naturale, per pranzo ci siamo spostati a Costancia, una rinomata cantina vinicola, nata dall’importazione della coltura del vino che poi ha avuto una crescita esponenziale. Il posto è molto bello, come dimostrano le foto, e dopo il pranzo abbiamo fatto la visita all’attiguo museo e la degustazione dei vini, tra cui il primo prodotto per intiero con innesto sudafricano. Tutto il tour è condotto in modo impeccabile della nostra super Guida Annalisa, che siamo riusciti a fotografare ma che soprattutto non finiremo mai di ringraziare.

La via del ritorno è stata ancora dedicata a fissare qualche concetto e a vedere dei luoghi tipici, con qualche suggerimento per la visita serale. Tornati in hotel, dopo aver riposato, abbiamo deciso di cenare nel Waterfront, l’animato quartiere dinanzi al porto che dà di certo una dimensione differente della città. Tanti ristoranti aperti, centri commerciali e negozi, animazione per le strade. Prima abbiamo preso la ruota panoramica, nonostante il ventaccio che ancora persisteva in città, poi abbiamo mangiato in un ristorante di tipica cucina africana e dopo, piano piano, abbiamo passeggiato per le vie del quartiere che si è rivelato sul serio molto suggestivo. Si trattava della nostra ultima notte in città e non poteva svolgersi davvero in maniera differente.

Un’ultima cosa mi è rimasta da raccontare prima di chiudere per oggi. Non ho volutamente trattato dell’apartheid e del suo significato, anche perché la conosciamo tutti solo per i libri di scuola o per i film che abbiamo avuto la fortuna di vedere sull’argomento. Io volevo solo spendere una considerazione partendo da due foto tangibili, queste:

E non posso fare a meno di chiedermi, sul serio come ci si possa ritenere migliori degli altri basandosi su dati oggettivi di appartenenza etnica, o sociale. O ancora sessuale, come nel mio caso, che la discriminazione purtroppo l’ho conosciuta bene.

Le dovute considerazioni, le lascio come sempre a voi!

Vi lascio sulle note di questa canzone https://youtu.be/KK5YGWS5H84
Scritto da Frà il 17.01.16 alle ore 00,36

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #11

6176666288_img_1975Proseguendo nel nostro percorso, ci siamo fermati a mangiare a Simon’s Town in un locale con la terrazza direttamente sull’oceano indiano. Nonostante la giornata uggiosa, i colori che abbiamo ammirato erano davvero spettacolari. Da lì abbiamo concluso il nostro tour a Boulder’s Beach, famosa per la presenza di una colonia permanente di pinguini. Devo dire che erano carinissimi, anche se un po’ avevo l’impressione che erano talmente abituati alla presenza umana da mettersi quasi in posa per essere fotografati.
In quel fazzoletto di sabbia i pennuti vivono la loro vita, come se nulla fosse, peggio dei vip del Grande fratello. Mi hanno emozionato non solo per la loro monogamia (anche omosessuale) nota ai più, ma perché, verso a parte, che come Annalisa ci ha fatto notare richiama il raglio degli asini, assumevano alcune pose davvero romantiche, perlomeno per mia interpretazione umana dei loro comportamenti.6176666288_img_1966
Dicevo come se nulla fosse, proprio perché davanti ai flash e ai rumori da otturatore, facevano proprio tutto, come da dimostrazione fotografica.6176666288_img_1990
Eh sì, non solo certi umani sono esibizionisti all’inverosimile.
Durante l’itinerario ho avuto modo di intervistare Annalisa sull’omofobia in Sudafrica, per scoprire una realtà di apertura sui gay quasi inaspettata, soprattutto nelle grandi città. Sapevamo che nel Sudafrica i matrimoni gay sono legge dal 2006 (e le adozioni per le coppie gay già dal 2002) e ho avuto modo di riflettere sul fatto che forse proprio l’arcobaleno di culture e la mescolanza in qualche modo abbia avuto a che fare con le opportunità per le persone LGBT di questo paese. Città del Capo pare che sia seconda solo a San Francisco per la concezione sociale e l’accettazione dell’omosessualità.6176666288_img_2046
Il nostro viaggio è proseguito poi verso la città, per l’ultima tappa del tour: i giardini di Kirstenbosch, un immenso orto botanico molto suggestivo, che racchiude nel suo terreno migliaia di specie della flora mondiale differenti. Percorso reso più difficoltoso per la concomitanza con alcuni concerti di cantanti famosi della zona 6176666288_img_2032ma nonostante qualche centinaio di metri in più confesso che alcuni scorsi, così come alcuni luoghi, erano davvero bellissimi ed emozionanti.

 

Dalla famosa vasca, al percorso alto 12 metri simile a un serpente, sino al busto di Mandela. Un’esperienza davvero unica per uno come me che non è noto per il suo pollice verde.6176666288_img_2080
Finita la prima gita, siamo tornati in hotel, dove la receptionist ci ha avvisato della sorpresa per noi dedicata alla nostra luna di miele. In camera abbiamo trovato una vasca colma di petali di rose, un’idea carinissima che come sempre ci ha ricordato cosa ci stava dietro alla nostra presenza all’altro capo del mondo (nel vero senso del termine).

 

Ci siamo quindi concessi una pausa nella piscina interna dell’hotel, con delle nuotate rigeneranti e poi siamo corsi a cenare nel ristorante.

Anche l’idea di una sana nuotata è stata un toccasana per lo spirito e per le membra abbastanza provate dalla giornata.6176666288_img_2098
6176666288_img_2112img_3534Dopo cena abbiamo cercato di fare una passeggiata nella via principale dinanzi alla nostra location, attratti dalle luminarie ancora accese per la via, a causa di una ricorrenza del luogo che procrastina l’illuminazione natalizia, ma stanotte il vento gelido e la stanchezza ci hanno fatto ritornare indietro dopo una ventina di metri.

 

Andrà meglio domani?
Buonanotte a tutti, tra queste note! https://youtu.be/S1XHMF4ft50 (Grazie ad Annalisa per il suggerimento)

Scritto da Frà il 16.01.17 alle ore 00;26

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #10

img_3533L’esplosione cromatica della nazione sudafricana emerge già dalla sua bandiera multicromatica, che simboleggia l’interconessione tra diverse culture, lingue, modi di vivere presenti nel territorio nazionale e, soprattutto, nella sua storia, che fonda sullo scontro e l’integrazione le sue stesse radici. Questa peculiarità la troviamo in primo luogo proprio a Città del Capo, una metropoli di 4 milioni circa di abitanti che al suo interno integra diverse etnie e che è stata al centro del movimento di ribellione e politico che ha portato alla fine dell’apartheid. La città si respira sin dal primo contatto. 6176666288_img_1708Ieri notte, quando siamo approdati, a dire il vero eravamo troppo stanchi per poterci fare caso: abbiamo abbandonato il senso dell’Africa naturale con la riserva per ritrovarci proiettati in un contesto nettamente differente, aiutato di certo da un hotel, il Taj, extra lusso e davvero bello nell’aspetto e nella cura, dal personale alla struttura. 6176666288_img_2121Alle otto e mezzo abbiamo incontrato la nostra super guida Annalisa che ci ha portato a visitare oggi, per un fitto programma, il famoso Capo di Buona Speranza, con tutte le sue caratteristiche uniche. Di sicuro, a parte aver ripassato la storia della sua scoperta (dovuta a Vasco De Gama che non riuscì mai a doppiarlo e a Diaz, altro portoghese, che finalmente imboccò la rotta giusta anche se poi i nuclei cittadini dovettero attendere altri 200 anni per nascere, grazie agli olandesi) ci siamo concentrati sulla coniugazione del concetto stesso dell’incontro.6176666288_img_1882

6176666288_img_1863Come prima fermata, dopo aver ammirato alcune belle spiagge, ci siamo fermati a Hout Bay per la visita all’isola delle otarie (ma c’era anche qualche leone marino) raggiungibile con un battello. 6176666288_img_1790Non è nulla di più di uno scoglio dove questa specie di foca va a stazionare (e nemmeno a riprodursi) e farsi fotografare dai turisti. La cittadina si presenta come una normale comunità dedita alla pesca. Poi siamo arrivati fino al Parco Nazionale della Penisola del Capo, raggiungendo attraverso la funicolare il famoso faro dalle cui propaggini scogliere c’è la netta suddivisione tra oceano Atlantico e oceano Indiano. Per quanto alla fine non si notino differenza tra i due mari che “si incontrano”, l’idea fa un certo effetto, lo confesso. E rimane comunque un posto suggestivo.6176666288_img_1910
6176666288_img_1914Un’altra cosa che mi è rimasta di certo impressa è l’attenzione che i cartelli stradali riservano ai babbuini, avvisando gli umani della loro “pericolosità” soprattutto perché attratti dal cibo. Ma anche per preservarne l’incolumità visto che hanno il vizio di attraversare la strada senza guardare. Un altro cartello che avvisa la clientela di fare attenzione alla guida riguarda persino le tartarughe (cosa che mi ha fatto comunque sorridere parecchio). In generale comunque si conferma, anche in un ambiente urbanizzato, la continua attenzione verso il mondo animale che caratterizza la nazione.
Un’altra peculiarità che ci è stata fatta rilevare attiene anche alla vegetazione, unica nel suo genere tanto da divenire proprio per questo un vero e proprio microcosmo a livello mondiale. Molti degli scorci che ho visto in questa fase erano comunque simili a certi paesaggi della mia terra sarda, ma credetemi, come potete vedere dalle foto, l’oceano ha un fascino tutto suo.6176666288_img_2012
Dedica per voi, come di consueto: https://youtu.be/cjVQ36NhbMk

Scritto da Frà il 15.01 alle ore 23,40

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #8

6241679840_img_1439Il nostro secondo giorno al Makalali è iniziato alle 5:00 con una colazione veloce e subito partenza per il safari mattutino: ci siamo imbattuti in un carinissimo branco di Licaoni che giocavano tra loro, e poi tra gli altri animali tipici, due dormiglioni tenerissimi: i ghepardi.

Vi confesso però che l’emozione più forte è stata invece quella di riuscire a scovare un terzo Big Five, quasi per caso: il Leopardo, che si era messo sulle tracce di un branco di Impala. Un animale fiero e sospettoso. Insomma, posso dire che come esperienza siamo più che soddisfatti.
Oltre ai safari e alle continue colazioni, nel villaggio riserva, non c’era tanto altro da fare, per cui ci si riposa.

Abbiamo passato qualche ora in una delle piscine del Lodge e ci siamo divertiti a dare qualche biscottino alle scimmiette (che sono delle ladre fenomenali, sia per come ingannano gli umani che per il modo con cui riescono a compiere i loro furti. Ma sono davvero dolcissime!)

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Di pomeriggio, dopo un altro riposo ristoratore e qualche simpatico incontro nel bel mezzo del Lodge,6174634016_img_1534

siamo partiti per il terzo safari fotografico. Rispetto agli altri due stavolta c’erano molte più jeep in giro alla ricerca di animali che, invece non hanno dato grandi soddisfazioni a dire il vero. Abbiamo rivisto il branco di leoni che riposava laddove li avevamo lasciati, abbiamo beccato un rinoceronte nero 6241678800_img_1560(ma è scappato ben due volte) e quindi portato a casa un altro Big Five alla nostra lista, e infine un elefante solitario (quinto Big Five) 6241678800_img_1576che sicuramente doveva aver perso le tracce del suo gruppo e si aggirava solo nel sottobosco. Abbiamo anche beccato un altro leopardo, stavolta un cucciolo, il luogo 6241678800_img_1593dove fondamentalmente si è congestionato il traffico dei turisti.

Al tramonto siamo andati a vedere gli ippopotami, ma a parte le mandibole e le orecchie, si sono guardati bene dall’uscir fuori. Idem, il solitario coccodrillo che tutto il tempo è rimasto nascosto dietro a un cespuglio.
Ma la cosa più divertente è il tremendo acquazzone che ci siamo beccati, mi sono divertito da morire a lasciare la testa fuori e bagnarmi il viso. Mi ha regalato la sensazione che mi ha ispirato tutto quello che ho vissuto sinora in Sudafrica. Un estremo senso di libertà e con questa foto ho solo voluto dire “Sono libero anche io!”

6241679840_img_1434La sera, una volta conclusa l’ennesima avventura, mi è scesa addosso come nebbia un po’ di malinconia. Non so perché ma solo in riserva mi sentivo in contatto con la parte più intima di me e ho iniziato ad avvertire il distacco da tutto questo. Ma ci ha pensato lo staff a farmi un’altra sorpresa: tornati fiaccati dalla cena, io e Guido abbiamo trovato nel nostro bungalow un percorso di candele e foglie che ci conduceva alla vasca piena di acqua calda e schiuma, con a corredo una bottiglia di champagne e due flûte, e poi nel nostro lettone.

E insomma, era il loro regalo che ci ricordava la luna di miele, il motivo per cui eravamo finiti in Sudafrica. Nonostante la stanchezza ci siamo lasciati avvolgere dall’amore, che un po’ ha mitigato la tristezza che si stava impossessando di me.

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La canzone del giorno, ovviamente, non poteva che essere questa: https://youtu.be/KPJtn-xgorw

Alla prossima!
Scritto da Fra il 14.01.17 ore 11:00

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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