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Coming out day 2018

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E oggi ricorre il Coming out day.
Ricordo ancora oggi i tremori, le paure ma anche il desiderio di potersi sentire liberi e dire di essere omosessuale apertamente. Ho incontrato rifiuto, comprensione, entusiasmo e anche amore. Tanto e tanto amore, è vero.
Sono passati ben 18 anni da allora e oggi posso dirlo, a testa alta. Sono omosessuale, e sono fiero di quello che sono.
E nessuno, ripeto, nessuno, ha il diritto di odiarci o di discriminarci per questo.
Buon coming out day a tutti.

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Pubblicato da su 11 ottobre 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #9

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Un viaggio è sempre costituito dall’entusiasmo dell’inizio, dalla gioia del suo percorso e dalla malinconia per la sua conclusione, e oggi non è stato da meno.
Di mattina siamo attraccati a Venezia, dopo aver navigato nella sua laguna sino alla zona crociere, e abbiamo ammirato nuovamente quel paesaggio per l’ultima volta. Lo stesso che ci aveva accompagnato durante la partenza.
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La tristezza volava attorno a noi, un po’ come i gabbiani che ci seguivano una volta arrivati al porto, anche se la stanchezza ha iniziato a farsi sentire. Poi… succede.
In mente ti balena un’idea.
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Ma fra quante ore dobbiamo essere in aeroporto?
Ebbene sì, alla fine è stato semplice decidere: qualche ora a Venezia, a girare tra le calli, la si poteva trascorrere.
Perché no?
Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto.
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Abbiamo quindi abbandonato la nostra nave con un piano che in qualche modo stemperasse un po’ il senso di tristezza per la fine di un viaggio.
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E’ stato breve ma intenso, insieme alla nostra cara amica Laura, che ci ha accompagnato in questa escursione last minute, abbiamo girato un po’ la grande Venezia, piena come sempre di turisti anche se di domenica.

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Non basterebbe un intero blog per parlare di questa città, capitale per tanti del romanticismo tutto Made in Italy, né voglio farlo, forse.
Preferisco lasciar parlare le immagini, che vi raccontino Venezia vista dai nostri occhi. Ci state?

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E’ inconfutabile: ogni angolo di questa città è pura arte, storia, e io mi chiedo perché ci siano voluti 38 anni per poterla visitare per la prima volta. Ogni dettaglio ha un senso, si incastra a perfezione con il resto.

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Purtroppo la nostra permanenza è durata davvero poco, ma ci è voluto poco per conquistarmi!

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E non ho potuto fare a meno di promettere che… ci sarei tornato, per viverla sino in fondo.

E infine, penso proprio che sia questo il senso di un viaggio: scoprire qualcosa che ti spinga, sulle ali del vento, a programmare il successivo, a sognare di riempirsi gli occhi di colori, di sapore, dell’amore di essere in giro per nuovi posti con le persone che ami.

E qui passo e chiudo per questa avventura. Alla prossima!

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E, come di rito, la canzone di oggi:

Scritto da Fra il 02.09.2018, a casa sua. Tra le braccia dell’amore.

 

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #8

Quello che di sicuro mi rimarrà impresso della Croazia è il colore cristallino del mare, persino al porto dove ti aspetteresti qualcosa di scuro e inquinato. Beh, non è così.

Stamattina siamo dovuti attraccare abbastanza presto, e alle 8;00 eravamo già in viaggio per fare l’escursione a Dubrovnik.

La città ha una cittadella circondata dalle mura delle fortezze, in gran parte ricostruita dopo la guerra degli anni novanta, verso la quale tutti sembrano avere ancora gli scossoni quando ne parlano. Per ricordare quanto accaduto, alcune facciate dei monumenti sono state mantenute volutamente scheggiate.

La Croazia in questi anni ha conosciuto un boom di turismo internazionale, con cui deve fare i conti. Gran parte della popolazione di Dubrovnik vive dell’indotto vacanziero.

Devo confessare che la passeggiata è stata molto suggestiva, come non mi sarei mai aspettato. E in quelle ore ho dimenticato l’imminente ritorno alla realtà che ci attende domani.

Non ho visto purtroppo il Trono di Spade, per mancanza di tempo, ma sono comunque riuscito a vedere la fortezza dove parte del serial è stato girato.

Una volta concluso il giro, siamo stati portati a Cavta, una località di mare molto amata dagli americani, in cui ci siamo concessi un po’ di relax passeggiando nel lungo mare.

E ancora, la guerra, con le case distrutte nel tragitto e mai ricostruite, a ricordarci la cattiveria dell’uomo. (Per puro rispetto ho evitato di fare foto, anche se ce le hanno indicate).

Non ho potuto fare a meno di pensare a come a volte sia semplice metterci gli uni contro gli altri, anche solo per far valere i nostri ideali. Le guerre nascono tutte dall’affermazione: il più grande contro chi vuole soggiogare, la pace contro l’oppressione, la religione giusta contro quella ritenuta sbagliata.

Ma forse l’uomo dovrebbe imparare a ricordare cosa ci attende dopo una guerra, gli strascichi che essa provoca.

Chiudo qui il momento “zen”.

Che cosa ci aspetta oggi che è l’ultima sera?

Beh, abbiamo fatto palestra e abbiamo preparato le valigie. Poi sicuramente vedremo lo spettacolo, la cena, qualche drink, con un po’ di sconforto, perché domani siamo di nuovo a Venezia.

Canzone di oggi, solo per voi:

https://youtu.be/Kq-r4ZUpels

Scritto da Frà il 01.09.2018 alle ore 19;50

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #7

La crociera è un mondo a parte, devo avervelo già detto da qualche parte nei post precedenti.

Però qualche piccola riflessione, nel giorno di navigazione che ci ha separato da Mykonos verso Dubrovnik mi è venuta in mente.

La prima, certamente, è che chi si aspetta la crociera come una realtà lussuosa e d’élite, purtroppo si dovrà ricredere. Anche questa tipologia di vacanza si è adeguata al mercato odierno, dando l’opportunità un po’ a tutti quanti di poter accedere, con tariffe diverse. E, ovviamente, liberalizzando l’accesso corri il rischio di trovare un po’ di tutto nella tua esperienza, anche esperienze non troppo piacevoli.

Non sono un classista, né lo sono mai stato, eppure certe cose le ho notate persino io. Mi riferisco in primo luogo alla maleducazione che ho trovato in alcune persone che, in barba alle normali regole di convivenza, sono strafottenti anche in un ambiente soggetto a regole peculiari come una nave di soggiorno. L’altra difficoltà che ho riscontrato è costituita dai numeri: più persone ci sono, maggiori sono i rischi di vivere situazioni caotiche. Noi per esempio non abbiamo fatto un giorno di piscina (sebbene qui ce ne fossero due) perché nei momenti in cui non eravamo a terra, vigeva il comportamento di chi primo arriva occupa per il resto del tempo. Idem, mi secca dirlo, anche in palestra.

Altra criticità invece è l’organizzazione delle escursioni, soprattutto per quelle in terra greca: avendo fatto diversi tour, ho avuto l’aspettativa che le escursioni si svolgessero allo stesso identico modo: spiegazione, visita, curiosità, tempo libero. Invece negli sbarchi, tutto avviene di corsa, vedi poco e a volte non ti viene nemmeno spiegato che cosa hai visto. Addirittura qualcuna delle guide ci ha indicato dai parcheggi che strade seguire, a che ora ritornare e ci ha lasciato andare. Per cui, di sicuro, dovendo ripetere l’esperienza terremo in conto di organizzarci per conto nostro dove è possibile, proprio perché è nei momenti di libertà che abbiamo trovato la nostra dimensione di visita.

Ma il premio dell’esperienza maggiormente pessima va, udite udite, al buffet libero: ho visto scene impressionanti, di persone che sembrava non mangiassero da giorni (e, vi assicuro che non è possibile non mangiare in crociera. Quasi ti imboccano!) per questo ho evitato come la peste situazioni del genere.

Infine, la crociera per mantenere il suo impianto, è comunque un business. I servizi base sono garantiti, ma tutto il resto si paga. Inoltre, è un continuo rimando all’acquisto: seminario gratuito corrisponde a proposta di vendita, foto speciale corrisponde al comprarne la stampa, trattamento prova corrisponde al propinarti un prodotto.

Aspetto indubbiamente positivo è l’animazione: stratificata, diversificata e divertente. E comunque anche le persone che incontri, la socializzazione, il potersi coccolare e vivere una dimensione di relax. Cose che ti ripagano di gran lunga dallo stress di quanto sopra ho descritto come negativo.

Che abbiamo fatto noi?

Semplice: Percorso benessere, cibo, percorso benessere, cibo, cena di gala, festa in maschera e divertimento.

Alla prossima!

E la canzone? Eccola qui:

https://youtu.be/nMO5Ko_77Hk

Scritto da Frà il 01.09.2018 alle ore 18;00

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #6

Devo essere sincero.

Mi ero accostato a Mykonos con un po’ di diffidenza. Non foss’altro perché tendenzialmente io non seguo le mode, e da anni quest’isola è stata battezzata come la capitale del divertimento sfrenato nel Mediterraneo.

Mi immaginavo un baraccone fatto prettamente di iniziative attira – turisti, ma mi sono dovuto ricredere.

Riprendo la narrazione da dove mi sono fermato l’ultima volta per farmi capire:

Una volta abbandonata la spiaggia all’ora di pranzo, un pullman ci ha riportato al porto, con due possibilità: rientrare oppure spendere le ultime due ore a fare un giro per la città di Mykonos (Chora per gli autoctoni).

E noi, nonostante la stanchezza, abbiamo scelto la seconda opzione.

Per cui ci siamo diretti genericamente verso il centro, tra un banchetto di ristoranti e negozi di souvenir.

Eravamo guidati principalmente dalla ricerca del Pellicano, Petros. Ne conoscete la storia?

Il Pellicano è il simbolo di Mykonos, grazie al pellicano Petros, un uccello che è stato salvato da un pescatore diversi anni fa e curato da lui perché l’animale era stato abbandonato dal suo stormo. Petros pertanto è rimasto sull’isola, allevato dall’intera cittadina, ed è rimasto qua per trent’anni circa, ucciso da un automobilista incauto (e probabilmente ubriaco).

La cittadina è stata talmente grata al Pellicano Petros che ha introdotto altri della sua specie liberi di girare tra le vie del Centro, diventando l’attrattiva dei turisti.

Ovviamente uno di loro si chiama come il suo predecessore.

Abbiamo cercato Petros in lungo e in largo ma, ovviamente, non l’abbiamo visto. In compenso abbiamo incontrato gatti, gabbiani, oche a mare… ma non lui.

Oltre alla via centrale, caratteristico intrico di stradine strette dominate dall’archittettura bianca e cubica con le finestre colorate prevalentemente di azzurro,

merita una menzione speciale le case a palafitta di Little Venice, piena di locali interessanti. Senza dimenticare i famosi mulini a vento, diventati ormai vera e propria meta per un selfie (e noi non siamo stati da meno).

Il tempo era poco, e dopo una passeggiata ci siamo ristorati in un bar del porto dove abbiamo bevuto un cocktail di frutti prima di tornare allo shuttle.

Ebbene sì, lo confesso, quest’isola mi ha stregato. L’ho trovata umana, non caotica, ma a dimensione fantasiosa e non invadente.

E dopo essere rientrati, abbiamo intrapreso un lungo viaggio verso Nord, perché la crociera ormai è agli sgoccioli.

Ma non senza perderci l’ultimo tramonto greco di quest’avventura.

Canzone del giorno?

Indubbiamente lei:

Scritto da Frà il 31.08.2018 alle ore 21;18 ora locale

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #4

Santorini, il cui nome per i greci è Fira, da non confondersi con il nome della capitale che è Firà, è nota per la sua attività vulcanica che ha caratterizzato la sua storia sin dall’antichità.

Una delle sue eruzioni più note infatti ha scatenato un maremoto che è arrivato sino alle soglie di Creta ed erroneamente in passato è stato ritenuto la causa principale della fine della civiltà minoica.

Santorini appartiene all’arcipelago delle Cicladi, che in greco significa circolare. Secondo il mito tutte le Cicladi sono disposte appunto in cerchio per difendere l’isola di Delo, noto santuario nell’antichità nonché terra natia del dio Apollo.

L’isola è per il 90% e oltre costituita da concrezioni di pietra pomice, l’aspetto è brullo e poco verde, ma densamente, perlomeno in passato, costituito da vitigni per il vino.

Altro aspetto importante per la natura dell’isola è l’assenza di acqua, che ottengono dal mare o dall’effetto di umidità che consente la vita alle poche piante.

Il simbolo è l’asino, questi poveri animali ancora oggi traghettano turisti sulle scalinate che dal porto conducono alla città.

Di sicuro la caratteristica maggiore che identifica l’isola sono gli edifici bianchi, con i tetti azzurri.

Oggi, dopo una notte di navigazione, abbiamo fatto una lunga escursione pomeridiana alla scoperta dell’isola nel settore nord e centrale: abbiamo attraccato al nuovo porto a sud, e attraversato il perimetro in lunghezza sino al Villaggio di Oia (che si pronuncia ia) che a quanto pare rimane una meta rinomata, per le sue peculiarità, al turismo internazionale.

Ed è proprio il turismo la condanna, a mio avviso di Santorini: è caratteristica come isola e detiene un suo senso di autenticità che gioco forza ha dovuto scendere a patti con l’introito derivante dal business del turismo di massa.

Dopo aver visitato Oia siamo andati a Firà, per una passeggiata prima di prendere la teleferica che ci ha portato al vecchio porto, in tempo per vedere il famoso tramonto di Santorini, i cui colori sono stati declamati dai tanti che hanno avuto la fortuna di assistervi.

Confesso che non mi sono fatto un’idea precisa di quest’isola: di sicuro è interessante, caratteristica e autentica, ma è troppo affollata. (File assurde per prendere una teleferica, stradine strette riempite da orde di persone che si muovono a sciami in entrambi i sensi.)

A me la confusione un po’ destabilizza.

Dimenticavo una notizia importante! Santorini deriva da Santa Irene, patrona a cui è dedicata l’isola. Ora potrete dormire più tranquilli!

Comunque questo posto è in grado di regalare dei paesaggi davvero mozzafiato (anche se a Firà si paga per vedere alcuni scorci) nonché degli incontri speciali. Non mi credete?

Ecco le prove:

Nota divertente di questo viaggio: Qualche spettacolo fa, durante un passo a due del team di ballo dell’animazione, trasmettono Notorius. Mio marito si volta verso di me e commenta. “Ah, questa canzone fa parte della colonna sonora del film che ti piace”

“Quale?”

“Il titolo non lo ricordo, ne hanno fatti due.”

“Scusami, di che tratta?”

“Quello dell’aereo che cade e poi il protagonista vive una storia fantascientifica per non farlo cadere.”

Vi giuro che ci ho messo parecchio per capire.

Sapete qual era il film a cui si riferiva?

Donnie Darko.

Ci sareste mai arrivati o, come me, vi sareste lambiccati?

Dalla crociera è tutto, buonanotte!

Vi saluto con queste note:

Scritto da Frà il 30.08.2018 alle ore 01:00 del fusorario locale.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2018 in Blog, Vita

 

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Diario di viaggio #3

Sono tante le emozioni che mi pervadono oggi. Talmente diverse, e stratificate, che comunque è difficile afferrarle, poterle cogliere o, ancora, riuscire a parlarne.

Prima nota a margine: finalmente sono riuscito a farvi una foto della nave, eccola qua.

E ci è voluto proprio il porto dell’isola di Corfù per riuscirci.

Ecco, la prima cosa che mi viene in mente di quest’isola, è la limpidezza delle sue acque, persino in luoghi, come il porto, dove non ti aspetteresti.

Ecco, è un po’ strano, perché a questo è legata l’emozione di volerci tornare in quest’isola, chissà. Forse per sempre. Forse solo per vivere questa vita.

E vi giuro che è proprio questo quello che oggi ho provato. Uno strano senso di nostalgia, un’aria di casa che per me è stato abbastanza difficile provare altrove. Forse in Sudafrica mi è successo l’anno scorso. A Berlino parecchio tempo fa. E ora, a Corfù.

E so di non essere stato il solo: capitò all’imperatrice Sissi, allo scrittore Durrel di cui oggi abbiamo rincorso le tracce, e a tanti altri.

E ora, che sono andato via, sento il desiderio di tornare farsi forte in me.

Le sue origini letterarie vengono da lontano, ce ne parla Omero proprio perché Kerkyra è l’isola dove Ulisse, nudo, finisce dopo aver vagato vent’anni tra i mari. E lì, nel regno dei Feaci, che Ulisse incontra la principessa Nausicaa e suo padre Alcinoo.

Ma andiamo con ordine: la nostra escursione è iniziata con una tappa alla spiaggia di Palaiokastritsa, ai piedi di un promontorio dove si trova l’omonimo monastero ancora abitato dai Monaci. Qui la guida ci ha raccontato che a causa delle forti piogge quest’anno la strada di collegamento è crollata, per cui i pullman non possono passare per non rischiare quanto accaduto a Genova. Questo mi ha fatto riflettere come certe tragedie derivanti dall’incuria umana facciano necessariamente il giro del mondo.

Noi ci siamo concessi una pausa e il primo bagno tra le acque greche. E i colori che mi hanno circondato hanno saputo in qualche modo colorarmi il cuore di tranquillità.

Dopo la pausa bagno, siamo finiti a Corfù, per una visita alla vita del cuore dell’isola, con i riferimenti a Durrel, la fortezza, le chiese.

Una città strana, dove tutti sono integrati, anche se di religioni o etnie diverse, esiste un profondo rispetto reciproco.

A Corfù è pressoché assente la delinquenza, tutti, compresi i ROM, rispettano le regole. La stessa Guida ci ha raccontato che la maggiore difficoltà dell’isola risiede nella mancanza di manodopera disponibile a svolgere dei lavori, perché non vengono accettati i migranti, e lei stessa riferiva che essi erano necessari al funzionamento della vita civile.

Ecco, al netto delle riflessioni o delle polemiche, mi ha fatto riflettere questo sbilanciamento di prospettiva, laddove alcuni dei nostri italiani inveivano dicendo che avrebbero voluto regalare volentieri quelli che invece arrivano in Italia. Tutto il mondo è paese, vero. Ma a volte ascoltare gli altri potrebbe aiutare a capire quello che, forse, a volte non comprendiamo.

A ogni modo l’aria di quest’isola mi si è attaccata addosso, tanto da voler sapere quanto costerebbe comprare per vivere qui.

E non si sa mai, io ci sto pensando seriamente.

Mai saprei descrivere che cosa ha rappresentato questo luogo.

Per il resto la nostra serata è scivolata via, tra palestra, cena, animazione serale e una bellissima serata revival anni ‘80 nella quale ho ballato tanto, e mi sono divertito, come se fosse l’ultimo giorno in questo mondo.

Mi sono persino commosso durante lo spettacolo, ascoltando una canzone di Disturbed che fa parte della colonna sonora di Avrei voluto essere lì, perché quel romanzo è ancora una cicatrice pulsante in me, e ho poco da aggiungere.

E poi… poi che è accaduto mentre il sole crollava sul mare per andare a dormire?

Mi ha rincorso, avviluppato, un po’ di malinconia. Ecco. Mi auguro che domani sia meglio. Adesso, adesso sto pensando alle occasioni perdute, a come a volte è facile rovinare ogni cosa perché tutto è scontato o, spesso, non si da importanza ai piccoli gesti della vita.

Emozioni che scivolano via, e che lasciano ricordi chiamati ferite.

Ora stacco, perché mi auguro che passi.

Domani, domani Santorini.

Vi lascio con la canzone del giorno, proprio quella incriminata.

https://youtu.be/u9Dg-g7t2l4

Un abbraccio

Scritto da Frà il 29/08/2018 alle ore locali 01;56

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2018 in Blog, Vita

 

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