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Diario di viaggio #2

Avete presente la pioggia che, a volte, per quanto trasformi tutto in grigio, sembra riesca a pulire ogni cosa, a partire dall’aria?

Questa mattina siamo stati accolti dalla pioggia, che ci ha praticamente accompagnato per tutto il giorno, e devo dire che, non vedendone una goccia da mesi, ha fatto un bell’effetto su di me. Sul serio.

Oggi la giornata è iniziata con una partenza da Bucarest, che non abbiamo girato perché il programma folto ci portava già in altre regioni. Giusto una foto una al Parlamento, e qualche istantanea dal pullman, dove ho ritrovato, nelle periferie, un degrado e una diversità che già avevo conosciuto anni fa a Berlino est, retaggi di un passato che, ancora, è difficile da cancellare.

Abbiamo macinato parecchi chilometri nell’autobus del tour, facendo la prima tappa in Cozia, precisamente nel famoso Monastero medievale che mi ha suscitato delle sensazioni contrastanti.

Devo dire che la Romania per ora non sono riuscito a inquadrarla, non in modo completo. Mi provoca una strana reazione relativa a un popolo che cerca di reinvestirsi e liberarsi del suo passato di coercizione, come mi è già successo per altri paesi dell’est. Eppure… eppure c’è qualcos’altro di indefinito, che ancora non riesco a visualizzare.

Una cosa bellissima che abbiamo visto (e purtroppo non è stato possibile fotografare) è il paesaggio della regione del fiume Olt, con una strada panoramica che tra verdissime foreste e tratti di fiume ci ha regalato delle intense emozioni. E così, attraverso questo percorso siamo entrati in Transilvania, con la quale mi accosto sempre con enorme rispetto. E aspettativa.

La sera invece è stata dedicata alla visita della cittadina di Sibiu, dove alloggiamo per stanotte. Il centro è davvero carino (come da foto che allego), e richiama un po’ le repubbliche baltiche come colori e dimensione. Caratteristiche le case con gli “occhi” sui tetti.

Per cena abbiamo avuto l’onore di un pasto genuino presso un’azienda agricola tipica rumena, vivendo momenti di goliardia pura e di conoscenza con gli altri partecipanti a questo viaggio.

E in conclusione, non poteva mancare sicuramente la canzone di oggi, che direttamente da un passato lontano, della mia giovinezza, non poteva che essere questa:

https://youtu.be/7IKMXfI5hzE

Ora stacco, domani un altro giorno super intenso mi attende.

Buonanotte!

Scritto da Frà a Sibiu, il 21.08.2017 ore 23;34

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Pubblicato da su 21 agosto 2017 in Blog, Vita

 

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What about us?

Se è vero che What about us di Pink è una protesta verso Trump per le sue prese di posizione e le promesse non mantenute nei confronti dei cittadini LGBT, beh, tanto di cappello. Il significato del testo cambia, se letto con questa prospettiva.
E da qui ne trascende una mia riflessione, un po’ agrodolce. Sul fatto che il mondo dell’arte, dalla scrittura alla musica, per passare all’immagine, ha un potere enorme di poter orientare, far dissentire, stimolare la coscienza civile, al di là delle mode e dell’ignoranza in cui ci vogliono tenere. E canzoni (come in questo caso, ma possiamo fare film, scrivere libri, dipingere quadri e fotografare immagini che varrebbe uguale) diventano veicoli di ideali e gesti di coraggio di cui noi tutti, quale che sia l’arte o aspirante tale, dovremmo fare nostri. Eh sì. E’ vero che quella delle note di Pink è l’America, dove la rivendicazione è nata ed è fiorita e ha un peso diverso, ma questo non dovrebbe impedirci, io credo, di fare anche noi il nostro percorso. Italia è comunque Europa e molta Europa in questo senso è come l’America, con le sue peculiarità. Non dovrebbe impedirci di affermare tutti insieme, a prescindere dalle etichette, il nostro coraggio. Anziché dividerci, o affermare in giro cose scomode che ci mettono gli uni contro gli altri, dovremmo tutti quanti avere l’obiettivo comune davanti. Essere, affermarsi. Rivendicarci come tali. E marciare, filmare, scrivere, cantare… ancora. Metterci a volte la faccia senza vergogna, perché nessuno ha nulla da rimproverarsi o da nascondere. Dimostrare di essere cittadini, in mezzo a tutti i cittadini del paese.
Sarò un sognatore, credo. Ma io ancora ci credo. Lo spero, no, meglio: Lo voglio. Adesso. Chi ci sta?

 

Sticks and stones they may break these bones
But then I’ll be ready, are you ready?
It’s the start of us, waking up come on
Are you ready? I’ll be ready
I don’t want control, I want to let go
Are you ready? I’ll be ready
‘Cause now it’s time to let them know
We are ready, what about us?

 
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Pubblicato da su 18 agosto 2017 in Blog, Vita

 

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Maurizio, Loving Memory

Perché alla fine ci sono anche quelle mattine in cui ti svegli e ti piomba la tristezza addosso. Quella stessa tristezza di una vita a volte carogna, a cui rimani aggrappato con tutte le tue forze e che alla fine molli perché non ce la fai, ancora.
Ecco che cosa ho pensato oggi, amico, nell’apprendere che tu sei volato via. E ciò che rimane, a parte quanto ti ha lasciato senza forte, è lo sconforto. Dell’attesa di tempi migliori, di quella felicità che meritavi e di cui avevi bisogno, come tutti. Non me lo sarei mai aspettato, ora, oggi, di scriverti queste parole. Di te mi rimarrà più di quanto pensi, lo custodirò dentro, in tutte le volte che abbiamo parlato, che in silenzio ti ho ascoltato e pensato, in cui ci siamo ritrovati.
Non sono mai stato bravo a dimostrare ciò che sento. Ma so che mi mancherai, lo giuro.
Buon viaggio amico. Buon viaggio.
Questa la dedico a te.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2017 in Blog, Vita

 

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Cose mie #23

L’amore mio non apprezza troppo essere oggetto delle mie fotografie. Protesta sempre perché pensa che metta evidenza i difetti. Eppure… eppure a me è esattamente così che piace. In ogni sua forma, in ogni segno del tempo trascorso. Vedete, l’ho amato da subito, sin dal primo attimo in cui l’ho visto, ho pensato che sì, fosse proprio lui l’amore per tutta una vita.

E posso giurarlo, che dopo 16 anni, niente in me è cambiato. L’ho sposato mesi fa e lo rifarei ancora oggi.

Mi piace, lo amo, lo voglio esattamente come lo volevo allora, tutto intero, così com’é. Perché è l’amore mio. E lo sarà sempre, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Non è per mettermi in mostra, né per fare propaganda. Avevo bisogno di dirlo e l’ho fatto.

Lui é l’amore mio e lo trovo bellissimo esattamente così. Lo giuro.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2017 in Blog, Vita

 

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Primo mare, ansie e ricerca della libertà per l’anno 2017

Non è stato un anno facile sinora, lo ammetto. E ancora oggi posso dire che ho bisogno, spesso, di fare appello a delle forze che nemmeno pensavo di avere. Ma si sa, a volte sole e mare aiutano, e me lo ero scordato. Basta guardarmi, guardarci qua, in questo piccolo paradiso.

Ieri abbiamo inaugurato la nostra stagione balneare anno 2017, stavolta a Costa Rei, vicinissimi al paese. Bei colori, belle tinte, tanto relax agognato, ma soprattutto il potere di spegnere la mente all’ansia e ai problemi che ancora rimangono in sospeso. E voglia, sì, di essere libero e di ricominciare.

Vi lascio le foto, solo perché quest’anno sono di poche parole. Ma mi auguro che sia l’inizio di qualcosa di nuovo, di una nuova energia per andare avanti, senza arrendersi mai. Ne abbiamo tutti quanti bisogno credo, e per una volta penso di averne necessità anche io.

E vi lascio la musica. A questo giro, la canzone e le note sono esattamente queste.

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2017 in Blog, Vita

 

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Fiaccolata contro l’omofobia 2017

IMG_4182Sempre emozioni diverse sono quelle che mi vengono in mente se ripenso all’evento di ieri sera. Abbiamo attraversato con bandiere, cartelli e fiaccole il centro di Cagliari, in mezzo alla gente, e mi sono soffermato, tra le tante cose, ancora una volta al concetto di eroismo.

E’ più che mai vero, c’è ancora tanto da fare in Italia per rispedire indietro l’odio verso chi ama in un modo che vogliono farci credere diverso. E’ vero anche che proprio in questo ultimo anno abbiamo conquistato dei risultati importanti, che non bastano, ma che dobbiamo considerare come l’inizio. E poi non posso negare quello che accade intorno, in altri paesi del mondo dove l’odio e la violenza diventano (o meglio, permangono) persino legge dello stato.

Ed è per questo che penso all’eroismo. Ci vuole eroismo per dire basta, e sfilare a viso aperto. A volte è eroismo anche scappare e cercare rifugio per non rinunciare a essere se stessi, come ci hanno detto ieri i ragazzi migranti dell’Africa condividendo in un momento di raccoglimento e condivisione le loro esperienze personali. Io penso che sia eroico anche accettarsi e non rinunciare. Avere tutti contro e insegnare, con la propria visibilità, che essere gay non è né sbagliato né una malattia. Ma è essere se stessi al pari di tutto il resto.

IMG_4201Perché, vedete, quando chi abbiamo intorno ci rimprovera o ci odia per quello che siamo, non dobbiamo essere per forza noi a sbagliarci, meno che mai se quanto sentiamo non è dettato da scelte o voglie, ma ci appartiene dentro. Alla fine, della visibilità, sono gli altri che si vergognano: se scrivi e ti esponi, se manifesti, se finisci in televisione in uno dei momenti più belli della tua vita (e questo può, in primo luogo, aiutare chi ancora fatica ad accettarsi e ha paura di quel che è perché famiglia o amici ti insegnano che sei sbagliato)… non sei tu l’errore. Ma l’errore e la vergogna appartengono a chi te lo fa pesare. Per questo parlo di eroismo. Ci vuole coraggio a essere se stessi e ad andare avanti nonostante l’odio. E insieme, gli ostacoli, diventano sempre più piccoli.

Il mio augurio di quest’anno, affidato alla fiamma flebile delle fiaccole che hanno rischiarato l’imbrunire della città, è proprio questo. Coraggio ed eroismo. Rimandare indietro la vergogna a chi la prova, senza che diventi nostra. Da questo parte la felicità di essere, l’orgoglio.

La vita che non è – e mai lo deve diventare – un errore per odio, timore o imbarazzo altrui.

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Pubblicato da su 21 maggio 2017 in Blog, Vita

 

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Cose mie #22

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E a un mese da quel giorno che ancora rimane stampato nella mia mente come uno dei ricordi più belli, non posso fare a meno di sfogliare le foto, e riviverne l’amore. Una fredda mattina di gennaio, in cui, dopo 16 anni, abbiamo detto di sì.
Forse è solo colpa del mio inguaribile romanticismo, ma giuro, nulla, ripeto, nulla, è riuscito a scalfire la memoria di un giorno che si realizzava. Nessuna cattiveria (anche quando è stata tentata), nessuna tristezza.
Perché è vero, oggi me ne rendo conto che poi non è cambiato così tanto: viviamo la stessa vita, abbiamo solo un anello sul dito a ricordarci che cosa è successo il 7 gennaio. Il fatto che eravamo una famiglia prima, perché dentro c’era tutto l’amore che eravamo in grado di provare, e che lo siamo rimasti anche dopo. Così come era giusto che dovesse essere. Ed è questa la differenza sostanziale. Possono definirlo nei modi più disparati, derubricarlo di alcuni obblighi, denunciarne l’innaturalezza. Ma è e rimane un Matrimonio fatto di due persone che, amandosi, realizzano una Famiglia. Un percorso che era già in essere, più veloce delle leggi che lo hanno permesso e di quelle che verranno poi, dando ampio spazio a tutto quello che manca.
E’ stato un momento d’amore e nel contempo un momento civico, per tutti. Un motivo di orgoglio per me, per tutti quelli che hanno lottato in passato e coloro che hanno bisogno ancora oggi di persone che decidano di non nascondersi e di dire che si amano. Che vengano riconosciuti come Famiglia dalla società e dallo stato.
Un momento naturale, perché è naturale amarsi.
Giudicare l’amore e vergognarsene, questo è innaturale. Potersi sposare è un atto dovuto a tutti, al mondo, al singolo, a due persone senzienti che si innamorano e si amano e insieme, solo perché si stringono la mano, diventano automaticamente qualcosa.

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L’anello che diviene il simbolo di qualcosa che non si sfalderà facilmente, fino a quando l’amore ci sarà ad avvolgerci. Per cui non c’è spazio, né interesse per l’odio, il giudizio, l’imbarazzo e nemmeno l’invidia. Noi un mese fa ci siamo solo detti di fronte all’Ufficiale dello Stato che ci amiamo e che siamo intenzionati a continuare a farlo.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2017 in Blog, Vita

 

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