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Diario di viaggio #10

16 Gen

img_3533L’esplosione cromatica della nazione sudafricana emerge già dalla sua bandiera multicromatica, che simboleggia l’interconessione tra diverse culture, lingue, modi di vivere presenti nel territorio nazionale e, soprattutto, nella sua storia, che fonda sullo scontro e l’integrazione le sue stesse radici. Questa peculiarità la troviamo in primo luogo proprio a Città del Capo, una metropoli di 4 milioni circa di abitanti che al suo interno integra diverse etnie e che è stata al centro del movimento di ribellione e politico che ha portato alla fine dell’apartheid. La città si respira sin dal primo contatto. 6176666288_img_1708Ieri notte, quando siamo approdati, a dire il vero eravamo troppo stanchi per poterci fare caso: abbiamo abbandonato il senso dell’Africa naturale con la riserva per ritrovarci proiettati in un contesto nettamente differente, aiutato di certo da un hotel, il Taj, extra lusso e davvero bello nell’aspetto e nella cura, dal personale alla struttura. 6176666288_img_2121Alle otto e mezzo abbiamo incontrato la nostra super guida Annalisa che ci ha portato a visitare oggi, per un fitto programma, il famoso Capo di Buona Speranza, con tutte le sue caratteristiche uniche. Di sicuro, a parte aver ripassato la storia della sua scoperta (dovuta a Vasco De Gama che non riuscì mai a doppiarlo e a Diaz, altro portoghese, che finalmente imboccò la rotta giusta anche se poi i nuclei cittadini dovettero attendere altri 200 anni per nascere, grazie agli olandesi) ci siamo concentrati sulla coniugazione del concetto stesso dell’incontro.6176666288_img_1882

6176666288_img_1863Come prima fermata, dopo aver ammirato alcune belle spiagge, ci siamo fermati a Hout Bay per la visita all’isola delle otarie (ma c’era anche qualche leone marino) raggiungibile con un battello. 6176666288_img_1790Non è nulla di più di uno scoglio dove questa specie di foca va a stazionare (e nemmeno a riprodursi) e farsi fotografare dai turisti. La cittadina si presenta come una normale comunità dedita alla pesca. Poi siamo arrivati fino al Parco Nazionale della Penisola del Capo, raggiungendo attraverso la funicolare il famoso faro dalle cui propaggini scogliere c’è la netta suddivisione tra oceano Atlantico e oceano Indiano. Per quanto alla fine non si notino differenza tra i due mari che “si incontrano”, l’idea fa un certo effetto, lo confesso. E rimane comunque un posto suggestivo.6176666288_img_1910
6176666288_img_1914Un’altra cosa che mi è rimasta di certo impressa è l’attenzione che i cartelli stradali riservano ai babbuini, avvisando gli umani della loro “pericolosità” soprattutto perché attratti dal cibo. Ma anche per preservarne l’incolumità visto che hanno il vizio di attraversare la strada senza guardare. Un altro cartello che avvisa la clientela di fare attenzione alla guida riguarda persino le tartarughe (cosa che mi ha fatto comunque sorridere parecchio). In generale comunque si conferma, anche in un ambiente urbanizzato, la continua attenzione verso il mondo animale che caratterizza la nazione.
Un’altra peculiarità che ci è stata fatta rilevare attiene anche alla vegetazione, unica nel suo genere tanto da divenire proprio per questo un vero e proprio microcosmo a livello mondiale. Molti degli scorci che ho visto in questa fase erano comunque simili a certi paesaggi della mia terra sarda, ma credetemi, come potete vedere dalle foto, l’oceano ha un fascino tutto suo.6176666288_img_2012
Dedica per voi, come di consueto: https://youtu.be/cjVQ36NhbMk

Scritto da Frà il 15.01 alle ore 23,40

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Pubblicato da su 16 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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