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Diario di viaggio #9

15 Gen

img_3498Sveglia alla solita ora, inusuale se pensiamo a sabato, per il consueto safari mattutino, ma vissuto col mio personale magone perché di lì a poche ore avrei dovuto abbandonare quel luogo magico per proseguire il mio viaggio in questa terra davvero speciale.
Di sicuro, per la quarta escursione, la parte davvero più bella è stato l’incontro a debita distanza con l’intero branco degli elefanti alla pozza: li abbiamo osservati abbeverarsi, sciacquarsi e spruzzarsi il fango addosso, in religioso silenzio, a parte qualche barrito di protesta. Il branco si muoveva come in una danza precisa, con la supervisione del capo branco. Un’esperienza splendida, che però non ha lenito la mia tristezza.

img_3487Abbiamo salutato gli uomini e le donne che rendono possibile e soprattutto fruibile un oasi del genere e credo che me li porterò dentro per tanto tempo.

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6241678800_img_1657Lo strappo l’ho avvertito proprio mentre il cancello si è richiuso alle nostre spalle e siamo ripartiti per un estenuante viaggio di 5 ore per arrivare in tempo all’aeroporto di Johannesburg. Non so se riuscirò a spiegarmi: è stata proprio una separazione forte, intensa, dolorosa. Abbandonavo qualcosa che mi ha fatto stare bene e non volevo.

img_3486Nella nostra traversata ci siamo imbattuti in diversi villaggi e cittadine. Da cui ho desunto una mia idea di un Sudafrica che ancora non ha chiaro il suo destino: vedi nelle periferie molta povertà (proveniente anche da un intenso fenomeno migratorio da altri stati). Un popolo con le sue tradizioni che si è liberato dell’apartheid, ma dove ancora diffidenza e conflitti sono presenti. (E forse anche un pizzico di razzismo all’inverso).

Ho sentito la necEssità di rinchiudermi in me stesso per un po’, forse per elaborare quell’addio, ma anche per pensare a tutto questo. A un popolo che non si risparmia per lavorare ed emanciparsi su un modello comunque occidentale, ma che detiene ancora quel senso d abbandono che fa male vedere.

Giunti a destinazione, abbiamo salutato il mitico Mario, la guida che di ha accompagnati in questa avventura e che, sono certo, faticheremo a dimenticare.

Poi, di botto, una volta atterrati, abbiamo scoperto i colori di Capetown, anche se eravamo stanchi morti. Ma di quello, scusatemi, vi parlerò domani… adesso sto proprio crollando.

La canzone non poteva che essere questa https://youtu.be/4pBo-GL9SRg

Scritto da Fra il 15.01.16 h. 01;06

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Pubblicato da su 15 gennaio 2017 in Blog, Vita

 

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