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Ho scritto al Presidente del Parlamento Europeo e…

03 Mar

Qualche giorno fa scrissi, nell’impeto dello sconforto per il dibattimento in Senato dei nostri diritti, al presidente pro tempore Schulz, del Parlamento Europeo. Oggi, in italiano, mi è arrivata la risposta dai suoi uffici. Mi faceva piacere condividerle entrambe con tutti voi.

19.02.2016
Gentilissimo Presidente,
sono un uomo di 36 anni che vive in Italia dalla nascita e, in quanto omosessuale, ancora oggi senza alcun riconoscimento giuridico di protezione della mia incolumità dall’omofobia e privo di riconoscimento per la mia famiglia. Già… Famiglia. Convivo da 15 con l’uomo che amo e, in quanto non normativamente riconosciuti, in questi anni per qualsiasi atto dalla residenza all’ottenimento di un mutuo, siamo dovuti spesso scendere a patti con la burocrazia di uno Stato che, nel negare il nostro status di fatto, ci ha sempre imposto una sequela di adempimenti suppletivi e a volte dispendiosi, per poterci perlomeno tutelare tra di noi. Eppure, come tutti i cittadini, noi lavoriamo, dedicandoci per indole e per professione all’aiuto delle fasce più deboli della popolazione, forse anche spinti proprio dalla nostra continua lotta per poterci affermare come persone e in quanto tali meritevoli di tutela. Le scrivo soltanto perché, come lei ben sa, nel nostro paese da mesi, dopo circa 20 anni di illusioni e attese, e anche a seguito delle numerose sentenze giurisprudenziali nazionali e internazionali, compresi i vostri numerosi inviti da parte dell’Organo che lei rappresenta, nel nostro Parlamento assistiamo attoniti all’ennesima discussione sul riconoscimento di una parte dei diritti che in molti altri Stati Europei sono legge da tempo e purtroppo, anche questa volta, grazie ai detrattori che costantemente infangano la nostra identità personale e grazie a tutte le forze politiche che, ancora oggi, anziché adoperarsi per una procedura di legge puntuale e celere, preferiscono usare l’argomento per mettere in bilico le alleanze di governo e le reciproche ritorsioni politiche, venendo meno al loro mandato istituzionale di tutela dei cittadini che dovrebbero rappresentare.
È con rammarico che oggi le scrivo.
Non solo per la mia situazione personale, ma rivolgo il mio pensiero anche a tutte le situazioni specifiche dei cittadini italiani, e quindi europei, che sono senza diritti di assistenza ospedaliera, di reversibilità per decesso del coniuge, di mancate tutele verso i loro figli, rendendo loro e tutte le loro famiglie dei cittadini di serie B, rispetto ai nostri fratelli europei.
Siamo nel 2016 e ancora nel nostro Parlamento si preferisce ritardare e rinviare per motivi che afferiscono ai rapporti di forza tra i vari schieramenti, una normativa che in parte rimuova l’oggettivo status di iniquità in cui viviamo, nonostante siamo persone che lavorano, pagano le tasse, si amano e hanno dei figli come tutti gli altri.
Non è questo lo Stato che sogniamo, spero che convenga con me.
Ancora oggi ci viene negato un preciso dovere che le Istituzioni hanno verso i loro cittadini: rendere la loro vita equa e conforme a tutti, senza differenze.
Mi rivolgo a lei e all’Istituzione che rappresenta, proprio perché, anche quando mi è capitato di portare dei giovani della nostra comunità di lavoro presso le sedi del Parlamento Europeo, abbiamo sempre sostenuto che la nascita dell’Europa, dopo tutto il sangue versato con il secondo conflitto mondiale, sancisse l’intenzione di elevare tutti i suoi appartenenti a cittadini, con eguali diritti e soprattutto con le stesse possibilità di equità nel territorio europeo, di protezione, cooperazione e soccorso. Di fratellanza.
Io, in quanto omosessuale italiano, oggi vivo ancora sulla mia pelle una grave situazione di discriminazione, dettata dall’assenza di qualsiasi norma che mi tuteli e mi consenta la piena realizzazione del mio sviluppo, come essere umano e come Famiglia. Per questo mi auguro che lei possa aiutarmi, anche concedendomi asilo presso qualsiasi Stato tra quelli membri dell’Europa che impedisca ai cittadini, le loro famiglie e soprattutto ai loro figli, di vivere una realtà discriminatoria come quella che ancora oggi esiste nel territorio italiano.
La ringrazio per l’attenzione accordatami e rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Francesco Mastinu

02.03.2016

Egregio Signore,
Il Presidente del Parlamento europeo ha ricevuto il Suo messaggio del 19 febbraio 2016 riguardo alle unioni civili in Italia. L’on. Martin Schulz ha incaricato la nostra Unità Richieste di informazioni dei cittadini di risponderLe.
Vorremmo innanzitutto indicarLe che il Suo messaggio è stato letto con la dovuta attenzione.
Inoltre vorremmo informarLa che il principio di non-discriminazione su base dell’orientamento sessuale è sancito dai trattati dell’Unione europea (Artt. 1 e 2 del Trattato sull’Unione europea e Art. 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Art. 21).
Riguardo ai diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), il Parlamento europeo ha approvato il 4 febbraio 2014 una risoluzione non-legislativa sulla tabella di marcia dell’UE contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere, nella quale il Parlamento :

– “condanna con forza qualsiasi forma di discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere e deplora vivamente che i diritti fondamentali di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) non siano ancora sempre rispettati appieno nell’Unione europea;

– ritiene che nell’Unione europea manchi attualmente una politica globale per la tutela dei diritti fondamentali delle persone LGBTI;

– riconosce che la responsabilità di tutelare i diritti fondamentali spetta congiuntamente alla Commissione europea e agli Stati membri; invita la Commissione ad avvalersi delle proprie competenze nella massima misura possibile, anche agevolando lo scambio di buone prassi tra gli Stati membri; invita gli Stati membri a rispettare gli obblighi previsti dal diritto dell’Unione europea e dalla raccomandazione del Consiglio d’Europa sulle misure per combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere”.

In questa risoluzione, il Parlamento richiede una strategia che includa, fra l’altro, l’obiettivo per il quale “gli Stati membri che hanno adottato normative in materia di convivenza, unioni registrate o matrimoni di coppie dello stesso sesso dovrebbero riconoscere le disposizioni affini adottate da altri Stati membri”.
Maggiori informazioni sono disponibili sul relativo comunicato stampa del 4 febbraio 2014.
Tuttavia, vorremmo anche informarLa che “i trattati non conferiscono all’UE la competenza di adottare norme sostanziali in materia di stato civile, come un registro delle unioni, che rimane una competenza degli Stati membri. […] La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea si applica esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione da parte degli Stati membri (Art. 51). Il suo articolo 9 non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale alle unioni tra persone dello stesso sesso. Non esiste alcuna normativa dell’UE che disciplini il riconoscimento dello status giuridico delle coppie da uno Stato membro all’altro. Anche la cancellazione di matrimoni iscritti nel registro di stato civile in caso di non riconoscimento del matrimonio in questione non è disciplinata dal diritto dell’UE. Pertanto la Carta non si applica e spetta agli organi giurisdizionali nazionali e alla Corte europea dei diritti dell’uomo valutare il carattere discriminatorio di tale azione sulla base della CEDU” (risposta di Vĕra Jourová, Commissaria europea per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, del 16 febbraio 2015, a un’interrogazione parlamentare sulle trascrizioni dei matrimoni di coppie «same sex».
Ulteriori dettagli sulle politiche dell’Unione europea riguardo ai diritti LGBTI sono disponibili sul sito Internet dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), sul sito dell’intergruppo sui diritti LGBTI (costituito da eurodeputati, tuttavia non si tratta di un organo ufficiale del Parlamento europeo) e sul briefing “The rights of LGBTI people in the European Union” (pubblicato in lingua inglese dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS) nel mese di maggio 2015).
RingraziandoLa per il Suo interesse nei confronti del Parlamento europeo e del suo Presidente, ci è gradita l’occasione per porgerLe i nostri più distinti saluti.

Unità Richieste di informazioni dei cittadini
www.europarl.europa.eu/askEP/it

Nonostante tutto, non sono scontento. Mi sono sentito accolto, ascoltato. Quando esiste una vera politica e un vero interesse per il benessere dei cittadini comunitari, si può sperare sul serio per il futuro.

2007_07_16_parlament_europejski_bruksela_42

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Pubblicato da su 3 marzo 2016 in Blog, Vita

 

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