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“Amore a modo mio”, prima edizione. Menzione Speciale per “Lasciarsi, un giorno”

25 Feb

E ieri è uscita la notizia. Avevo partecipato alla prima edizione di “Amore a modo mio” indetta dal blog Babette Brown legge per voi, e tra quarantuno partecipanti e tre vincitori, il mio racconto “Lasciarsi un giorno” è tra quelli che si aggiudicano la menzione speciale della Giuria.
Pergamena Francesco

Il racconto parla di Rebecca e Andrea, due amici legati da un rapporto indissolubile nel tempo. Ma che cosa può accadere quando la tua migliore amica di punto in bianco si trasferisce in un’altra città per scappare da te? Che cosa vuol dire innamorarsi del proprio migliore amico, quando questi è gay?
Un breve flash, un incontro, con tutti i nodi sospesi proiettati sul futuro.
Per me, che non partecipavo a un concorso di racconti brevi da illo tempore, è stata una bella esperienza.

– Beh – sussurri – non mi vuoi proprio dire che desiderio hai espresso?
Dopo aver lanciato la moneta alle spalle, poco fa, ho avuto un unico pensiero, forse troppo grande, troppo rischioso per potertelo rivelare.
Mi è rimasta impressa quella vecchia canzone, ne sento il ritornello, a ripetizione, nella mia testa.

“Fai finta che è normale,
non riuscire a stare più con me”[1]

– Mi piacerebbe che tu tornassi a casa. Da noi.
Ti alzi di scatto, attonita.
– Perché me lo dici?
– Me l’hai chiesto tu.
Ti volti, cercando nel cielo qualcosa da dire, sei sempre stata sospettosa e non posso biasimarti per questo. I riflessi della fontana scorrono sulla tua faccia. Non piangere, Rebecca, non farlo.
Mi rimangerei tutto pur di cancellare il turbamento.
– Sai, c’è stato un periodo in cui ho desiderato davvero che tu me lo dicessi, Claudio. Ora… non lo so. Noi siamo amici da tanti anni, ma siamo anche cambiati.
– Sì. Siamo cresciuti.
– Ho imparato a cavarmela da sola, per quanto abbia sempre desiderato avere accanto il mio miglior amico, adesso mi va bene così.
– Lo so. Avevi bisogno di venire a Roma per trovare te stessa. Io di rimanere nella nostra isola a convivere con un uomo, dimostrando a tutti che non siamo dei mostri.
Ridacchi.
– Credo che siate riusciti nel vostro intento.
– Voglio sperarlo – sospiro e mi alzo – ma in ogni caso, dimentica il mio desiderio. È solo che stasera  ho realizzato la tua mancanza. Ma è giusto così.
Non oso proseguire, cerco anch’io le stelle, che non riesco a scorgere lassù. Questo modo di essere lontani è forse  l’unico che ci permette di non perderci del tutto. Ti  avvicini, non posso far a meno di incontrare l’intensità del tuo sguardo.
Sorridi.
– Credono ancora che sia scappata per la delusione di non poterti sposare?
– Nessuno ne ha più parlato. Hai smesso di scappare?
– Non sono mai andata via, Claudio.
La lieve brezza ci accarezza, dove siamo arrivati, amica mia?
– Questo non vuol dire che non mi manchi. Noi siamo sempre stati… magici, insieme.

Ti fermi a un palmo dal mio viso.
– Cosa siamo? Cos’è rimasto?
Ti allungo un bacio sulla fronte. Mi stringi piano, chiudendo gli occhi.
– Noi – dico – Soltanto Claudio e Rebecca.
Rimaniamo sospesi, così, attorniati dal rumore dell’acqua e dai bagliori che ci circondano. Riverberano anche intorno ai nostri cuori, senza sfiorarci dentro.

[1] testo della canzone “Lasciarsi un giorno a Roma” di Niccolò Fabi, 1998, Virgin©

Grazie a tutti, di cuore

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Pubblicato da su 25 febbraio 2016 in Letteratura, Vita

 

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