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Contraddizione in termini.

23 Gen

“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d’affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby… questo è il problema più grave.”

Era il 29 luglio del 2013. Tutti, chi più chi meno, inneggiavano a una rivoluzione del papa argentino, eletto da poco, che mostrava, a dire di tanti, un’apertura non indifferente verso l’omosessualità. In tutti questi anni di mia personale diffidenza, questo suo commento nell’ambito di una lunga intervista con cui ci bombardarono mediaticamente, tutti quanti continuavano a rispondermi che la Chiesa e il Papa avevano fatto passi da gigante nei confronti dell’omosessualità, delle persone omosessuali e delle coppie che si amavano. Che tutto, mi dicevano, non si poteva avere e non subito. E sulla scia di questa dichiarazione chiunque dei più ferventi credenti continuava sino all’altro giorno a giustificare il contorno fatto di continue accuse e affondi dei cardinali, che inneggiavano, sempre sino all’altro giorno, le cose più turpi: dal disordine di una vita omosessuale allo sterminio, dall’attacco alla famiglia, fino alla denuncia dell’omosessualità che va equiparata alla pedofilia.

“Per la Chiesa non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione […] quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”

Siamo al 22 gennaio 2015 durante un incontro con la Rota, un giorno prima della manifestazione Svegliati Italia in tutte le piazze italiane e anche estere, in occasione della prossima discussione del Decreto Legislativo sulle Unioni Civili in Senato. Dove la campagna di disprezzo si è fatta più dura, così come la diffusione di altre nefandezze che tendono a oscurare la verità. Una sola cosa mi salta agli occhi. La parola “Errore”.Riferirsi a forme di amore e definirle in “infelice circostanze della vita” e “vivono in uno stato oggettivo di errore” e ancora dire che Dio vuole solo un tipo di famiglia, mi sembra giudicare l’altro. Esprimersi, in maniera consapevole, in termini negativi verso l’altro che tre anni prima non si voleva giudicare.
L’ennesima dimostrazione che, forse, facevo bene a essere diffidente rispetto a un’apertura fasulla detta in aereo, tra un sorriso e l’altro, davanti a delle telecamere. E oggi, che si va in piazza per dire ciò che pensiamo del diritto di amare, il mio urlo sarà ancora più forte.

Buzzi Putin

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1 Commento

Pubblicato da su 23 gennaio 2016 in Blog, Vita

 

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Una risposta a “Contraddizione in termini.

  1. Acquafortis

    24 gennaio 2016 at 08:04

    Infatti io non mi sono mai fidata.

     

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