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Angela Di Bartolo – La stagione del ritorno[RECENSIONE]

08 Gen

Titolo: La stagione del ritorno
Autore: Angela Di Bartolo
Editore: Runa Editrice
ISBN: 9788897674498
Pagine: 696

la_stagione_del_ritorno_copertina

Trama: Nelle Terre d’Oriente si verificano strani delitti. Savìla e Lirian se ne addossano a vicenda la colpa. Diffidenza e sospetto si spargono come un veleno, dopo secoli di pace si torna a parlare di guerra. Pochi sanno che è un altro, il nemico: un’ombra maligna che penetra le menti degli uomini, che fa leva sul loro orgoglio per asservirli, per spingere i popoli a uno scontro totale.
E la guerra esploderà, feroce fino alla barbarie, coinvolgendo tutte le Terre d’Oriente. L’unica speranza è un fiore d’argento, un talismano che solo un uomo potrà ritrovare. Sarà un cammino sull’orlo dell’abisso, un arduo viaggio per luoghi remoti ma anche all’interno di sé, a confronto coi propri demoni in una lotta dall’esito mai scontato. La Stagione del Ritorno è la storia di una discesa all’inferno e di una faticosa risalita, in un difficile percorso di maturazione di individui e popoli verso un nuovo equilibrio.

Contenuti: Voler ricondurre un percorso di lettura come La stagione del ritorno a un’esperienza di genere letterario, come il fantasy classico e medievale, potrebbe essere riduttivo. E difatti, lo è. Leggere un libro, a prescindere dai topos da trattare e che non bisogna scordare per potervi apporre un’etichetta, diventa in primo luogo un patto che si stringe tra autore che vuole raccontare qualcosa e il lettore che, fino a che non conclude la lettura, non sa di aver bisogno di quel messaggio. Ridurlo a una mera consultazione di chi ama quel genere, non rende giustizia a un percorso vario e lungo, ma soddisfacente. Lo dico solo perché quel che traspare a conclusione di questo lungo iter, è un assioma semplice: La stagione del ritorno è un libro ricco di contenuto, coerente con il genere di cui tratta e, in questo senso, ci parla di tanti problemi attuali ancora oggi. Perché il fantasy altro non fa che raccontarci il nostro tempo, o perlomeno quello dell’autore. In primo luogo appare chiaro il percorso personale di crescita degli attori in gioco, in questo caso un vero e proprio cast di persone che fanno un percorso definito, rivoluzionando le loro vite. Ma di sicuro il tema centrale rimane la guerra di etnie umane, per rispondere a ben precise esigenze politiche che purtroppo, come sempre accade, trovano un riscontro nullo con il miglioramento della vita delle persone semplici. E in questo senso, la metafora dell’ombra che incarna il male e che agisce tramite la guerra, è illuminante, e spiega con chiarezza ai più, anche a noi spettatori impotenti della nostra epoca, quanto sia deleterio usare la violenza e reprimere una nazione per il proprio tornaconto. Un tema comunque delicato, ben approfondito e descritto dall’autrice, che ci racconta non solo il crollo geopolitico delle Terre D’Oriente, ma lo traduce nella tragedia delle persone, delle vite spezzate, degli ambienti distrutti.
E ancora una volta il destino mette in mano agli eroi una speranza, che si chiama Selenit, ma che al di là della metafora o del nome, rimane la speranza per rigenerare il futuro interrompendo il meccanismo dell’odio. Una posizione importante, su cui ho meditato molto proprio grazie a questo libro. E infine Angela di Bartolo ci racconta l’umanità, sia come crescita personale ma soprattutto come emozioni della vita: amore, lotta, disperazione, disfatta, rassegnazione e desiderio. In ogni pagina si accompagnano le gesta degli eroi e delle eroine, con le riflessioni e i turbamenti comuni a tutti, con cui riuscire a immedesimarsi.
Un bel guizzo inoltre sta nell’amore per la natura e nella magia che in essa è contenuta, come premessa di rispetto tra le razze, ma soprattutto con la promessa che rispettando dove viviamo, avremo modo di stare meglio tutti quanti.

Ambientazione e personaggi: la cura della descrizione è uno dei punti cardine del testo, ogni dettaglio visivo viene accuratamente disposto e trattato, senza scordare nulla: dalla storia di un luogo alla particolare luce sino ai colori che stanno intorno alle persone. Una descrizione dettagliata, forse anche troppo, ma che comunque agevola di molto la comprensione vivida della scena e il suo evolversi nello spazio. Non abbiamo il luogo fisico, ma anche il retro stesso della trama, che sorregge la storia con la narrazione dei tempi andati, con le leggende, con la compartecipazione dell’ambiente all’azione in modo indiretto e, a volte, anche diretto. Ma nonostante si percepisca una presenza delle opere centrate sulla Terra di mezzo e di Tolkien, come poi la stessa autrice ci dice nei ringraziamenti, La stagione del ritorno riesce a fare il passo di affrancarsi da essa, per diventare, volendo, una saga autonoma, originale, che ha il suo perché. I personaggi sono vari, assurgono i ruoli assegnati con diligenza ma osano anche stravolgerli, facendo balenare il loro percorso di crescita emotiva e razionale, è presente una vera e propria girandola di caratteri e di uomini che si alternano nella scena, si riuniscono e si separano, facendo diventare dinamica la storia. Un difetto, a parer mio, è il poco spazio dedicato all’eroismo femminile, il libro mi è sembrato un po’ troppo centrato sugli uomini (io avrei visto di buon occhio qualche personaggio femminile soldatesco e della stessa compagnia di ventura di Glirien, Dobbel e Trevor, me per gusto personale) mentre le donne comunque appaiono sempre al centro dei pensieri degli uomini ma di fatto si esprimono molto poco, e per di più in modo emotivamente molto forte e coinvolgente, come per esempio Liutena. Ma ogni libro è un percorso stabilito da chi lo scrive, e le mie opinioni non possono che rimanere tali.

Forma e stile: Il testo si snoda in modo molto composto e ordinato, a tratti elegante, forse anche ingessato nel continuo descrivere e proporre con correttezza le scene da rinunciare al guizzo ritmico o all’immediatezza in alcuni punti in cui magari non ci sarebbe stato male un po’ di dinamismo in più. La forma permane estremamente corretta, non ci sono refusi o dimenticanze, così come si nota il buon lavoro sulla trama che non lascia nessun nesso logico scoperto o senza spiegazione.

Giudizio Finale e Conclusioni: Il percorso di lettura dell’ultima fatica di Angela Di Bartolo è lungo e intenso. Una lettura che comunque ha una dignità e che in quanto tale rimane impressa nel lettore, con tutte le riflessioni a margine. La stagione del ritorno è un romanzo dedicato non solo a chi ama il genere fantasy, ma anche a chi, a partire dall’esperienza comune o comunque dal soffrire umano, ha bisogno di comprendere come correggere gli errori di valutazione che spesso portano a compiere le scelte sbagliate. Ma è destinato comunque a chi vuole stimolare il senso critico, partendo dalle Terre D’Oriente per arrivare al nostro mondo, e da questo iniziare a capire come poterlo rendere migliore.

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Pubblicato da su 8 gennaio 2016 in Letteratura, Recensioni

 

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