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Cristina Lattaro – Milites[RECENSIONE]

04 Nov

Titolo: Milites – Soldati
Autore:  Cristina Lattaro
Editore: Bookeco
Pagine: 117
ISBN: 9788899561062

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Trama: Il colonnello d’esercito Fabio Mosto vive una vita apparentemente tranquilla con la sua famiglia, finché nella sua vita non arriva Domizio Bruni, rampollo di una famiglia di nobili origini che risveglia in lui sentimenti e situazioni non del tutto dimenticate. Il loro rapporto controverso aprirà uno spiraglio di riflessione sulla vita e le scelte di entrambi gli uomini, anche durante l’inchiesta in cui il giovane verrà coinvolto e successivamente prosciolto. Le alterne vicende uniranno i due in un destino che si intreccerà in maniera indelebile sino alla fine. Con una narrazione a salti temporali, fatta di flashback e analogie con le storie e i ricordi del passato, Domizio e Fabio impareranno a fare i conti con la realtà, e coi sentimenti che, per quanto si possano soffocare, continuano a esprimersi in un bisogno che difficilmente riusciranno a sopire.

Contenuti
: Il tema focale che permea tutto il testo è, di per sé, sufficientemente tosto. Non si parla di omosessualità in se stessa, né tantomeno il tema viene toccato e affrontato secondo i canoni normali già noti in ambito letterario, ma viene ricondotta in quegli ambienti che di per sé appaiono nell’immaginario collettivo, perlomeno a livello teorico. L’autrice affronta il dilemma del coming out e della scelta di seguire le proprie pulsioni nell’ambiente militare: un luogo ove di suo sembra impensabile anche solo concepire l’omosessualità stessa, anche se nascosta e ricondotta alle amicizie particolari e al senso di fratellanza. In luoghi del genere il senso sessuale attrattivo per lo stesso sesso è tabù, ed è infatti attualmente oggetto di discussione nei paesi occidentali, basta ricordare il “Don’t hask, don’t tell” che ha permeato fino a poco tempo fa il rigore della politica all’interno degli organi militari americani, prassi ben diffusa in ogni dove.
Con doveroso rispetto di questa regola infatti anche le vicende di Fabio e Domizio sono narrate e vissute dai personaggi a livello personale e intimo, di nascosto. Tutti sanno, tutti si fanno coinvolgere ma nel contempo evitano di parlarne e di uscire allo scoperto. Questo aspetto, se da un lato dà un’immagine di omosessualità un po’ stereotipata, sordida, fatta di legami deboli, in sé pratica di cui vergognarsi e viscida, consente comunque di scardinare un po’ di miti sul chi e sul come il machismo dell’ambito soldatesco, facendo luce sulle pratiche esistenti, anche qua in Italia, dove ancora siamo lontani anni luce da una risoluzione che abroghi il DADT.
Sul connubio omosessualità e vita militare, sul quale è molto povera la produzione letteraria contemporanea, basti pensare che forse il riferimento più recente (e degno di nota) ce lo dà Leavitt in alcuni passi del suo storico “Mentre l’Inghilterra dorme”, laddove però la vita militare diventa una scelta d’amore, e non una scelta di vita come per i protagonisti della Lattaro. Il paragone è sbilanciato a priori. Quello che manca di sicuro, è uno sforzo in più: Fabio e Domizio sono attratti l’uno dall’altro, potrebbero amarsi, dare una svolta alla tristezza delle loro scelte, mostrare ai tanti militari gay che non è sbagliato, ma non lo fanno. E questo è il mio personale (forse trascurabile) rimprovero all’autrice.
Gli altri temi di contorno sono trattati con superficialità, ma contribuiscono a contestualizzare in maniera coerente il racconto: si tratta di uranio impoverito, della non sicurezza nelle cd “missioni di pace” e della psicosi di possesso, di nonnismo e di rivalità propria di tutti gli ambienti gerarchicamente apicali. Non posso negare che si tratta di un libro sul quale fermarsi a riflettere a lungo.

Stile e forma: Il livello di scrittura è semplice, senza fronzoli e sa dosare il livello emotivo con quello descrittivo. L’unico sistema che un po’ affatica la lettura è la scelta di agire per moduli sull’impianto passato/presente alternato, nel quale si fatica a comprenderne la logica, scoglio che comunque si supera agevolmente nel corso dell’esperienza di lettura.

Ambientazione: Molte delle riflessioni a margine sull’ambiente militaresco sono state oggetto di valutazione nel paragrafo dei contenuti. In merito agli aspetti meramente descrittivi della caserma, dell’ambiente di guerra (Kosovo) marginalmente trattato e più in generale l’ambiente Italia, non vi sono risvolti o rilievi da esprimere. Tutto il narrato, compresi gli spazi fisici, sono direttamente soggetti a favorire l’avvicendarsi della trama, le descrizioni non sono pesanti, ma soltanto appena accennate, dando pertanto maggior importanza ai personaggi e al dialogo, più che all’ambientazione. Fa sorridere la concezione, tutta italiana, della piazza, presente in una fase del racconto, dove la città e i giovani si incontrano, vivono. Acquisisce una valenza sociale, rispondente in gran parte al vero, come luogo della città che identifica la popolazione e in cui la stessa cittadinanza si interfaccia. Leggere quel frammento è come vedere quello che succede un po’ dappertutto, facendo riflettere il lettore su quello che tradizionalmente siamo aldilà delle peculiarità regionali a cui per forza vogliamo dare lustro per differenziarci dai vicini territoriali.

Personaggi: Fabio ha una buona inquadratura di insieme, i suoi elementi in qualche modo sparsi nei suoi comportamenti e nei suoi ricordi restituiscono l’idea di un eroe suo malgrado, in sintonia con un approccio romantico al testo. Domizio ne esce meno netto, i suoi istinti prevalenti, per quanto non oggetto di giudizio, lo fanno apparire troppo debole per diventare l’antieroe. Alla fine infatti, riuscirà ad affrancarsi dal suo destino di persona lasciva facendo qualcosa per Fabio, di molto importante.
Gli altri personaggi impallidiscono dinanzi alle loro personalità preminenti. Si nota una piattezza di fondo delle figure femminili, tutte collegate a Fabio: sia la moglie che la madre appaiono due donne fragile, molto deboli e poco presenti nella sua vita, quasi come se volutamente l’autrice abbia cercato di oscurarne l’essenza per dare risalto ad altri aspetti di Fabio. L’unica che emerge con un carattere di tutto rispetto è la figlia Erika, che però si perde quasi subito nella storia, che prende una virata più introspettiva del rapporto tra colonnello e tenente.

Giudizio finale: l’approccio a questo romanzo è molteplice. In appena 120 pagine ci viene accennata una storia intensa, fatta di ricatti morali, di amore fragile che rovina quasi subito al suolo senza nemmeno decollare, di sentimenti che vengono nascosti per convenzione sociale e per benessere personale, ma soprattutto di vendetta/rivalsa, di persone che in un modo o nell’altro aprono un cerchio e lo chiudono, basti pensare ai fratellastri Mosto/Valle e all’epilogo chiarificatore che renderà giustizia al secondo grazie all’impresa di Domizio.
Il libro è godibile, interessante per le sue peculiarità, e consigliati a tutti coloro che vogliono leggere un’omosessualità fuori dai temi canonici e, soprattutto, dagli ambienti dove essa viene rappresentata di norma. Complimenti all’autrice per questo suo coraggio.

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Pubblicato da su 4 novembre 2015 in Recensioni

 

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