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Il coming out nella chiesa cattolica

05 Ott


(immagine presa dalla rete)

Anche io volevo dire la mia sul Coming out del monsignor Krzysztof Charamsa, ma poi guardo la sua foto con l’uomo che ama e mi fermo. Sarebbe facile esprimere un giudizio su quest’uomo, sulla sua incoerenza, per il fatto che da religioso ha deciso di vivere sino a ora una vita di facciata aderendo alla dottrina, e una seconda vita tra le braccia del suo amante. Ne ho sentite tante: c’è chi addirittura con il finto perbenismo è andato a dire che il problema non è l’amore verso un uomo (non sia mai detta omofobia) ma il fatto che lui stia insieme a qualcuno e che non dovrebbe. Anche io potrei pensarlo. Così come potrei convincermi che di fatto in questi giorni un uomo, in un modo plateale, abbia deciso di dichiararsi e di chiedere una revisione delle regole per non perdere i suoi privilegi. Sarebbe facile pensarlo, anche se poi in tutta risposta il Vaticano gli avrebbe detto di doverlo rimuovere dai suoi incarichi.
Ma poi guardo le loro foto e mi fermo, ancora.
Perché alla fine, ci sono tante verità che riguardano questa storia, ma tutte le altre che la precedono. Non cadrò nel tranello di dire che se fosse stato pedofilo lo avrebbero semplicemente spostato di parrocchia, come qualche link che ho letto in questi giorni. La mia verità mi dice solo che esistono i preti gay, e non da l’altro giorno. Ci sono sempre stati, e in modo più o meno palese ne abbiamo avuto certezze. Ci sono tanti preti che vivono una vita di coppia, omo o etero, e anche questo è un dato di fatto. Esistono tantissimi preti che sono omosessuali e che fanno del sesso, per lo più occasionale, e che poi ci raccontano la castità, la sessualità corretta e quella invece contronatura. Ora, io devo confessare che alla fine ammiro Charamsa. Lo ammiro perché lui ha deciso di uscire allo scoperto in un momento particolare come l’ennesimo sinodo sulla Famiglia, per far rilevare, tra le altre cose, che si può essere gay e prete. Che si può amare e essere prete. E francamente, preferisco di gran lunga lui a tutti quelli che gli si scagliano contro, e vivono torbide relazioni sessuali di notte, per presentarsi immacolati al mattino. Che magari fanno proposte oscene, si dedicano alle pratiche erotiche e poi rinnegano la possibilità che uno possa vivere la sua vita affettiva allo scoperto. Perché Charamsa ha fatto una cosa molto semplice: ha spostato l’attenzione dal sesso con i preti all’amore con i preti, stanando per l’ennesima volta le ipocrisie dei vertici ecclesiastici, che ammettono le pratiche purché vengano nascoste.
Ve l’ho detto, guardo la loro foto e mi fermo dal giudicare. Al posto suo di sicuro non avrei continuato il Ministero, non sarei rimasto legato a una Chiesa che condanna gli uomini che amano altri uomini. Ma io non sono lui, e la sua storia non la posso giudicare col mio metro.
Posso solo continuare a guardarlo, e stare zitto.

(Immagine presa dalla rete)

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5 commenti

Pubblicato da su 5 ottobre 2015 in Vita

 

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5 risposte a “Il coming out nella chiesa cattolica

  1. Acquafortis

    5 ottobre 2015 at 12:59

    Bellissimo quello che hai scritto.

     
  2. amnerisdicesare

    5 ottobre 2015 at 14:39

    Ammetto di esser rimasta colpita dall’entità di questo gesto. E di aver pensato subito alle conseguenze – peraltro da lui stesso già anticipate – riguardanti la sua posizione e i suoi incarichi interni alla Chiesa. Sono però solo perplessa su una cosa: lui ha detto di aver voluto fare con questo gesto un’azione che portasse a risvegliare gli altri suoi colleghi gay all’interno della Chiesa. Non sarebbe stato, forse, più giusto, leggi più efficace, farlo nel silenzio del Sinodo, dentro il quale lui avrebbe potuto operare, visto il suo incarico? In questo modo si è chiamato fuori prima del tempo. Ha ottenuto sì il plauso di molti, specie della comunità gay, ma che scossa ha dato a un’istituzione che quando si sente attaccata si richiuse su se stessa e sui suoi stessi dogmi? Questo mi chiedo. Poi, la scelta di farlo in maniera mediatica può esser criticabile ma a me non interessa tanto. le dietrologie mi annoiano. Certo, non lo santifico. Ha avuto, se quello era il suo scopo, la sua ricompensa. Se invece fosse stato veramente animato da ideali di ribellione avrebbe, secondo me, avuto più campo libero d’azione all’interno dell’istituzione che non fuori. L’opinione pubblica non ha molto gioco facile sulla Chiesa, che è regolata da altre leggi.

     
    • jfmastinu

      5 ottobre 2015 at 17:33

      Che io sappia in seno alla Chiesa esiste addirittura un’associazione di preti omosessuali che lotta da anni all’interno dell’Istituzione, le cui istanze da anni vengono smentite e messe sotto silenzio. Parlarne all’interno, temo, non avrebbe portato nulla. Meno che mai quando è palese che i vertici non vogliono sentirne parlare. Esistono in Italia appositi conventi per rieducare i preti con tendenze sessuali con consone. In tanti ci sono stati, in tanti hanno subito la terapia riparativa. Io penso invece che parlarne dentro avrebbe solo annullato la sua posizione, come è già successo a chi lo ha preceduto. Penso che lui abbia voluto solo salvare se stesso mettendosi al riparo con una manifestazione mediatica, che comunque ha comportato semplicemente il fatto che se ne parli fuori dal sinodo, che sia noto a tutti. Non lo trovò così sbagliato, a dirla tutta.

       
  3. amnerisdicesare

    5 ottobre 2015 at 18:11

    sì, ho letto l’intervista dell’altro sacerdote, sul blog di Francesco Sansone, dove parla di terapia riabilitativa, di estromissione dal clero per via dell’essere omosessuale nonostante fosse assolutamente casto e senza intenzione di “peccare”. E forse, grazie a questa tua risposta, la mia perplessità viene un po’ meno. 🙂

     
  4. babajaga

    9 ottobre 2015 at 07:19

    Condivido il tuo pensiero. Non si può giudicare una persona che ha avuto il coraggio di confessare un’amore adulto e ricambiato.Si può solo apprezzarne la sincerità.

     

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