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Laura Costantini e Loredana Falcone – Il Puzzle di Dio[RECENSIONE]

28 Set

Titolo: Il Puzzle di Dio
Autori: Laura Costantini e Loredana Falcone
Editore: Goware
Pagine: 514
ISBN: 9788867972012

Trama: I servizi segreti italiani nella missione condotta dal colonnello De Medici si ritrovano dinanzi a un caso di portata mondiale. Il ritrovamento di antiche iscrizioni incise sulla pietra in un’epoca lontana diventa una questione di vitale importanza, che li obbliga a una rocambolesca corsa in giro per il pianeta. Non solo perché è necessario ritrovare e tradurre il codice sulle oltre trecento tessere sparse per il globo prima che lo facciano gli americani, ma anche perché ben presto gli agenti coinvolti si renderanno conto di aver a che fare con un mistero più fitto, profondo, che riguarda il destino stesso della Terra, dove sono in gioco delle forze ben più forti della loro immaginazione. Una scacchiera dove il bene e il male utilizzano la loro potenza per aggiudicarsi il risultato finale.

Contenuti: Si potrebbe pensare di avere a che fare con una storia che sta a metà tra la Spy Story e il Thriller dai connotati soprannaturali, ma è sbagliato ridurre questo romanzo a una sola etichetta, quando spalanca un intero mondo di possibilità tra le sue pagine. Oltre alla ricostruzione minuziosa delle civiltà passate e presenti, il romanzo della Falcone e della Costantini getta il lettore in una girandola a tratti rocambolesca di riflessioni e contenuti di alto spessore, dal concetto stesso di destino ineluttabile, che richiede dedizione e sacrificio proprio come Sumitra cerca di insegnare a Nesayem; fino al concetto stesso di bene e male, che portano alla lotta continua, all’ultimo colpo di scena, per affermarsi in un senso o nell’altro, al di là delle piccolezze personali. Ma il puzzle di Dio per me significa anche accettazione dell’altro, su due versanti distinti: l’uno è quello della provenienza culturale, tema drammaticamente attuale ancora oggi, dove in realtà scopriamo che le persone di diversa origine o etnia racchiudono in sé tesori, non solo paure o possibilità negative. E che anzi proprio per la loro specificità sono da tutelare. E poi la figura centrale della donna come agente di cambiamento del benessere dell’umanità, che si assurge a vittoria di genere, che vuole insegnare a noi tutti quanto il sesso fisico non deve renderci inferiori a nessuno. E in questo senso le due protagonista, insieme anche a Amy, hanno davvero tanto da raccontarci. Non trascuriamo nemmeno l’elemento LGBT della trama, Saro e Daniel, che seppur di stampo triste e drammatico sino all’epilogo, in quanto entrambi rifiutati dalle loro famiglie per la loro affettività, ci mostrano che amare non presenta alcuna differenza. In questo versante, data anche la delicatezza con cui il loro amore viene descritto dalle due autrici, la loro storia va letta con estrema attenzione.

Ambientazione e Personaggi: Questa è una di quelle rare occasioni dove mi ritrovo dinanzi a un lavoro completo ed esaustivo. Si percepisce una estrema cura nella minuziosità delle descrizioni ambientali e culturali dei vari paesi che il lettore ha modo di esplorare durante la narrazione, si percepisco odori, sapori e visivamente le immagini transitano vivide. Anche nell’introspezione dei personaggi traspare una buona gestione narrativa delle loro motivazione e dei loro stati d’animo, con evidenti assonanze e altrettante discrepanze. Come nel caso della dicotomia tra Lorenzo e Mattias, l’uno ligio al dovere e quasi anafettivo e l’altro invece più passionale e intuitivo nel lavoro e nella vita. Ma anche Sumitra e Nesayem sembrano contrapporsi, nella gestione del modo differente di essere e concepirsi donne, nonostante le loro peculiari similitudini per il destino che insieme devono realizzare. E infine anche Saro e Daniel, pur agli estremi culturali di provenienza, trovano nelle loro carenze e nei dolori affettivi una simbiosi che li compensa, li fa sentire meno soli, agevolati dal loro essere omosessuali, amanti, anime gemelle. I personaggi si muovono a proprio agio sulla scena, rendono le azioni attive e ben calibrate nel tempo di esecuzione, senza inciampare mai nel corso delle vicende.

Stile e forma: un’esecuzione stilistica inappuntabile, senza cadute di stile o refusi da segnalare. La cura nella narrazione si evince dal bel ritmo che permea l’intero svolgimento della storia, capace di mantenere attaccato il lettore sino alla fine. Forse nel finale si accelera un po’ tanto, ma comunque il risultato ultimo risulta godibile e accattivante.

Giudizio finale e conclusioni: Il Puzzle di Dio è una bella storia coinvolgente, e a dirlo è uno che di norma non si fa avvincere dalle storie di questo genere. La lettura si è rivelata una piacevole scoperta, capace di trascinare verso orizzonti vividi e interessanti e di poter affrontare i contenuti su più livelli di riflessione. È un romanzo poliedrico, da dedicare a tutti quelli che hanno voglia di leggere una trama basata su un bel ritmo e densa di personalità accattivanti.

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Pubblicato da su 28 settembre 2015 in Letteratura, Recensioni

 

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