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Cristina Lattaro – Agricolae[RECENSIONE]

16 Set

Titolo: Agricolae
Autore:
Cristina Lattaro
Editore:
Bookeco
Pagine:
177
Narrativa italiana
LGBT Pulp
ISBN:
9788899561055
Ebook:
1.49 euro


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Trama: Agosto 1957: Alessio e Graziano scappano dal loro paese, Castel Frasca, per sfuggire alla vendetta di un gruppo di concittadini che vogliono fargli la pelle per un motivo specifico: Alessio ha ammazzato Gino e, peggio che mai, Alessio è omosessuale. I due, pur essendo amanti, si ritrovano in continuo flashback, ad affrontare i loro drammi personali. Graziano pensa al desiderio che vive per Anna, la figlia del sindaco, l’uomo a capo della spedizione punitiva; Alessio ripercorre il percorso che lo ha portato a uccidere Gianni, il giovane della banda che gli ha fatto comprendere la natura dei suoi desideri intimi. Il loro unico intento sarà sopravvivere, ma l’inseguimento degli aguzzini prosegue senza sosta.

Contenuti: Facilitato di sicuro da un ambientazione storicamente lontana a livello sociale dal nostro moderno e drammaticamente vicina nella linea temporale, la trama si presta a un’ampia gamma di riflessioni che, seppur non più esternate a livello pubblico, rimangono attuali. La prima tematica che emerge con forza è il controllo sociale, tipico delle realtà rurali, che vigeva ancora negli anni cinquanta e che comunque risulta essere una presenza delle piccole comunità ancora oggi: il tessuto informale della rete di vicinato e di paese tesse la sua trama nella vita delle persone, in senso positivo, costituendo un valido aiuto nel momento di difficoltà ma anche in senso negativo, laddove la comunità medesima diventa controllo sulla vita degli altri, discernendo il giusto dallo sbagliato intervenendo in modo tale da obbligare i suoi membri a conformarsi ai principi e ai substrati culturali sui quali essa stessa  si riconosce. Un controllo che a volte va al di là della legge e delle funzioni prettamente spettanti alle istituzioni, e che spesso travalica i confini in termini di esclusione, espulsione se non di epurazione. Da questo presupposto, che Agricolae, senza bisogno di spiegarci la teoria del fenomeno sociale, ce lo sbatte direttamente in faccia, è davvero breve il passo per riflettere sul senso di Giustizia, che essa sia normativamente riconosciuta che vissuta in termini sociali. Il testo indaga proprio sul rapporto tra l’uomo e la giustizia, sulla percezione del giusto e dello sbagliato senza che venga sciolto il nodo di cosa fosse giusto. Amare e seguire le proprie pulsioni, con gli occhi di oggi, non è un errore. Eppure all’epoca nessuno si sarebbe sognato nemmeno di pensarlo. Ecco proseguendo nella catena delle associazioni, per me questo libro tratta quindi della relatività dei principi e dell’evoluzione del comportamento umano e sociale, e di come la variazione stessa del tessuto organizzativo della comunità in un lento processo influisca a cambiare la percezione di giustizia, eguaglianza ed equità. Un lieve guizzo viene smosso anche sul lato dell’emancipazione femminile, sul sentimento di provare attrazione quando non si dovrebbe farlo, perché così ci si deve comportare, consentendo all’uomo di sentirsi autorizzato al controllo della donna.
Mettendo il focus sulla componente LGBT del romanzo, emergono con forza due aspetti fondamentali, trattati con ampio approfondimento: da un lato l’espressione della più pura omofobia di cui sono oggetto i due giovani. Alessio perché si pensa che sia omosessuale, Graziano solo perché lo aiuta in quel frangente. Entrambi vengono etichettati dal gruppo degli aguzzini come diversi, come malati, e vanno eliminati, allo stesso modo con cui lo stesso gruppo aveva fatto con Pinuccio, altro omosessuale “conclamato” del paese. Il sentimento di odio “perché così deve essere” si esprime al meglio, senza motivi validi, perché nessuno può o deve metterli in discussione, se non vuole correre il rischio di essere a sua volta emarginato e additato. Il potere dell’etichetta è preminente, genera odio e reazioni forti, giustificando spesso un’omosessualità repressa, come per Gianni, così come un’ignoranza vasta, nel caso di Gino. L’altro aspetto LGBT, oltre all’innamorarsi di un etero (che comunque ci sta) è proprio la dimensione puramente bisessuale di uno dei protagonisti, che gode dell’amore puro che l’amante gli regala ma che comunque, in un gioco di equilibrio cesellato con precisione, continua a pensare alla donna che gli ha rubato il cuore, desiderandola. Ed è proprio la natura del desiderio di Graziano che viene affrontato in termine crudo e senza fronzoli il suo essere bisessuale, basandosi sull’unica legge plausibile: quella della contingenza, che va al di là di uno schema o di una scelta, che porta il protagonista a desiderare Alessio, amarlo, e ad amare Anna per il suo essere donna con cui costruire il legame futuro. Una dicotomia ben esternata, tanto da apparire spietata nella sua crudezza.

Ambientazione e Personaggi: L’ambiente silvestre fa da padrone nello svolgimento della storia. La flora, le montagne e i loro massi, gli anfratti: tutto assume un connotato durevole. La caratteristica paesaggistica è in un certo senso protagonista della trama, che quasi, attraverso il sentito di Graziano, diventa attrice, riferisce mosse, agevola, ostacola e spia i gesti di inseguiti e inseguitori. La caratura dell’atmosfera inoltre contribuisce a dare la dimensione di volume nelle vicende e, soprattutto nelle emozioni, prioritariamente di fuga e di sopravvivenza. I personaggi sono tratteggiati, possiedono un preciso quid emozionale prevalente: Alessio ha paura e sa di dover sopravvivere, Graziano è onesto, Gino è invidioso, il sindaco comanda e il macellaio diventa la coscienza del gruppo sociale, mentre Gianni incarna la follia e Anna (unica donna che emerge in modo netto) diventa la rivalsa e la lotta tra il dovere e la felicità. Il loro muoversi nella scacchiera della trama rende queste persone quasi l’allegoria dei sentimenti, positivi e negativi, come se a monte ci fosse stato un vaso di Pandora scoperchiato da una mano anonima e l’autrice avesse intenzionalmente giocato con alcune delle emozioni umane presenti creando la storia perfetta nelle quali potevano esprimersi.

Stile e forma: Nel romanzo c’è una buona gestione della trama, su più piani temporali e su punti di vista tra loro intrecciati, che consentono al lettore di vivere il prima e il durante con praticità, senza perdersi, a parte in qualche frangente dove il salto tra un evento e l’altro del presente appare troppo netto, generando curiosità sugli avvenimenti che non vengono descritti. La regolarità degli inserti agevolano di sicuro questo processo di conoscenza. Lo stile è abbastanza curato, profondo e complesso, ma senza inficiare il gusto per la lettura. La terza persona focalizzata all’interno della voce narrante, quale che sia il personaggio che agisce sulla base della scena, consente di entrare nella dimensione introspettiva e di comprendere il peso dell’azione, il sentimento emozionale nel compierlo e la causa della reazione, con un processo circolare sempre d’effetto.

Conclusioni: Agricolae è un piccolo gioiello narrativo con una grande potenza di storia, a metà tra il cinematografico e l’indagine sociale, incarna il viaggio sullo scibile umano, tra cui il sentimento di sopravvivenza e la rivalsa della vendetta che, in certo modo, mantiene il lettore col fiato sospeso sino ai gesti finali che ribaltano, riabilitano Alessio e Graziano grazie al sacrificio di un dissidente dei loro aguzzini. Agricolae è quasi una storia vera, che pulsa, vive una propria vita, che ci si può cucire addosso, nel bene o nel male. Una lettura per persone che non hanno bisogno di compromessi, che può insegnare quanto sia dannoso il pregiudizio ancora oggi.

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Pubblicato da su 16 settembre 2015 in Letteratura, Recensioni

 

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