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Alison Wade – Tropical Weird[RECENSIONE]

20 Lug

Titolo: Tropical Weird
Autore: Alison Wade
Editore: Wade Books
Pagine: 76
Acquistabile qui
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Trama: È di mattina, proprio durante l’ora di lezione, che nella scuola speciale di Toho avrà inizio l’incubo: alcuni mercenari si intrufolano per gli anditi, le aule e la palestra, sterminando chiunque incontrino al loro passaggio, e assicurandogli morte certa. Il tempo è poco, non c’è il tanto per riflettere su una contromossa, si può solo cercare di scappare. Qualcuno ce la farà?

Contenuti: Al di là degli effetti speciali che nella storia sono presenti in modo genuino e gradevole, come tutti i racconti di ambito pulp/horror (per quanto a me piaccia pensare per questa opera nello specifico a una commistione col thriller/mistery) la storia in poche pagine consente al lettore di riflettere in modo approfondito sull’evoluzione della società e sulla disgregazione dei principi culturali acquisiti di fronte a eventi forti e/o raccapriccianti. Abbiamo tutti gli elementi chiave: un progetto ambizioso, coperto da un percorso di studi per un numero di ragazzi ignari che si ritrovano catapultati in una scuola speciale in un’isola del Pacifico. Abbiamo qualcosa che va storto e la decisione (presa da chi e perché lo scopriremo solo durante la lettura) di sgominare l’intera scolaresca. Abbiamo infine la lotta dei pochi che riescono a organizzarsi e a cercare di uscire dal pandemonio. La letteratura ci propone continuamente esempi in cui certe situazioni incrementano le abilità e la destrutturazione sociale dell’individuo, non solo il Signore delle Mosche di Golding, ma tutta la produzione letteraria e cinematografica (The Experiment, Lost e tanti altri) che trae ispirazione da esperimenti e fenomeni sociali e di gruppo (la folla, il gioco dei ruoli, l’etichettamento, la discriminazione tanto per esemplificare). Con questo romanzo breve addirittura l’autrice osa (e ci riesce in pieno) coniugare il noto, con le più recenti tecniche genetiche e i nuovi riferimenti scientifici che, pur non addentrandosi nel campo fantascientifico, costituiscono un importante elemento da valutare, proposto in termini semplici e accettabili anche dai lettori non competenti in materia. Un ultimo argomento che risulta essere importante nella fruizione del testo, è proprio la primordialità dell’uomo nel suo spirito organizzativo, che, come sappiamo, ha costituito un requisito importante in termini di evoluzione per la sopravvivenza della specie sin dagli albori della storia, basti pensare alla capacità organizzativa che milioni di anni fa hanno permesso all’uomo primitivo sapiens di imporsi e sopravvivere anche rispetto ai suoi contemporanei, come l’uomo di Neanderthal.

Ambientazione e Personaggi: Assume rilievo nella storia non la caratterizzazione dei personaggi, che essendo tanti vengono dipinti da energiche, ma brevi pennellate, quanto invece l’atmosfera che si crea, basandosi su due elementi focali: la descrizione della scuola non dettagliata, ma con pochi e sapienti riferimenti comuni all’immaginario collettivo, e le emozioni che gravitano attorno alla storia: spavento, tristezza, paura e istinto di sopravvivenza. Il testo non affranca le storie singole, ma le intesse tra loro per arrivare, col fiatone, alla conclusione della trama, rendendo il romanzo un’esperienza corale e condivisa, seppure breve.

Stile e forma: La caratteristica fondante della modalità espositiva, che l’autrice ci ha abituato a pretendere da lei, è il ritmo serrato, che lascia poco spazio a tentennamenti: gli avvenimenti si susseguono in larga scala, secondo tempi scanditi in modo veloce e indelebile. Nessuna caduta di stile o perdita di informazioni importanti, riuscendo a compensare l’estrema brevità (l’unica nota dolente di un racconto superlativo, ma troppo breve per accontentare una mente famelica di lettura) tutti i sottointesi, presenti, ma a volte accennati soltanto.

Conclusioni: L’autrice è una che la sa lunga e che soprattutto utilizza il suo talento per stupire e dare emozioni forti al lettore. E anche in questa prova raggiunge il risultato. Pur essendo una lettura estremamente breve e che secondo me meritava uno spazio di espressione maggiore, non solo perché c’erano i margini ma perché di sicuro il distacco da un’immersione di lettura sarebbe stato meno traumatico, il libro è una storia da leggere e gustare tutta d’un fiato. Una lettura dedicata a chi ha bisogno di evadere, tuffandosi in un mondo che, seppur frutto della nostra società moderna, ci consente di interagire coi personaggi e sentirsi parte del tutto.

 

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Pubblicato da su 20 luglio 2015 in Letteratura, Recensioni

 

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