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Grecia prossima al riconoscimento Unioni Civili anche omosessuali

13 Giu

C’è che oggi penso alla conferma che il Governo Greco ha dato ai suoi elettori in tema di diritti civili. C’è che sono stati eletti e che Tsipras lo sta concretizzando, e che a Luglio questa legge vedrà la luce anche se il Governo è formato dall’unione della destra storica con la sinistra greca. C’è che penso che le promesse elettorali negli altri paesi europei si mantengono.
C’è che ne sono felice. Non solo perché giusto a febbraio, per il mio compleanno, ero ad Atene e ho respirato un’aria bellissima, un calore che nessuna capitale mi aveva mai regalato sino a oggi. Un’emozione intensa, così diversa dalle mie amate Berlino e Londra, eppure così vicina nel sentimento. C’è che Atene ce l’ho nel cuore.
E poi, c’è sempre quella porzione di cittadinanza che si voltava indietro e pensava che mai in Grecia o in Irlanda si sarebbe realizzato quello che invece sta succedendo e che la mia nazione di nascita invece rimane indietro, a discutere se sposarsi tra uomini aprirà un domani alla pedofilia legalizzata o ai matrimoni tra specie animali diverse.
E mi vergogno, tanto. Di un’Italia che ha eletto e che ha promesso e a distanza di anni discute leggi da emendare per non scontentare chi non vuole che amare sia un diritto di tutti e che sia dovere dello stato garantirlo.
E poi penso a due cari amici, T. e C., che ad Atene potranno vedere riconosciuti il loro diritto di amarsi e di essere qualcosa agli occhi del loro governo, e che mi piacerebbe tanto poterci andare e essere lì ad applaudire quel giorno. Perché c’è che sono felice per loro.
E poi, ancora, ripenso a me, a noi, che siamo in coppia fissa da 15 anni e che ho tutto: un’amica che non vede l’ora di festeggiare con me un momento del genere, che lo vorrebbe testimoniare, una casa da onorare formalmente come la nostra casa, e tanti libri e storie che ho scritto e pubblicato per dire che amare vuol dire amare in ogni caso, in ogni luogo, con ogni persona che ricambi quello che senti.
C’è che io amo. E che non posso celebrarlo dove vivo nonostante adempia ai miei doveri di cittadino.
E c’è che vorrei urlarlo in faccia a tutti quanti, dalla destra che osteggia alla sinistra che si svende, ai pentastelle che non concretizzano. C’è che io amo e che l’Italia per l’ennesima volta sta indietro a guardare gli altri andare avanti perché a loro differenza promette e non mantiene. C’è che a luglio ci si potrà amare ad Atene. E in Italia si può, come al solito, dormire senza nemmeno i mezzi diritti che rispolveriamo solo per le elezioni senza realizzarli mai.
E per questo la felicità altrui, oggi, diventa amara in questa vita.
C’è che oggi mi gira così, e che in Grecia ha vinto l’amore e ne vado fiero.

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Pubblicato da su 13 giugno 2015 in Blog, Vita

 

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