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Se io dico… Yukio Mishima

15 Mag

Trovo interessante, oggi, condividere con tutti voi le mie letture di un autore peculiare, che in qualche modo mi ha colpito sia per la sua vita che per i libri che ho avuto la fortuna di leggere. Yukio Mishima introduce, con la sua letteratura, il lettore nella vita e nelle scelte dell’omosessualità vissuta in Giappone, una terra che ancora oggi ha un rapporto ambivalente con la sua storia nel percorso di tutela e di accettazione dell’omosessualità a livello sociale, nonostante la proliferazione di generi di moda, (soprattutto ora in occidente) con lo slash, le fan fiction e la replicazione delle tematiche e dei ruoli Yaoi. Un rapporto che vale la pena di indagare a fondo, per mettere in luce le idee e le contraddizioni di una delle civiltà più appassionanti del mondo.
Ho scelto di parlare di questi tre libri:

La scuola della carne:
Il romanzo è centrato sul rapporto amoroso e passionale tra Senkichi, un giovane ragazzo di umili origini incontrato in un bar gay e la rampante trentenne Taeko, donna ricca, imprenditrice e fortemente viziata, proprio perché abituata a ottenere quello che vuole. La passione tra i due, che si barcamena tra il desiderio di rivalsa e di conquista sociale del giovane e la totale ammissione del proprio desiderio della donna, disposta a scendere a patti pur di mantenere il suo amato accanto, consentirà a entrambi di concretizzare la propria crescita personale. Taeko, alla fine, sarà determinante, nonostante la scoperta del segreto del suo cinico amante, a impegnarsi purché egli possa essere realmente felice.
Nonostante sia un testo scritto nel 1963, presenta parecchie tematiche attuali, dall’esistenza del Toy Boy nelle relazioni umane, come un capriccio, sino alla scalata sociale dei ceti più bassi, resa effimera dallo stesso desiderio di voler seguire un modello di vita edulcorato, ma senza sostanza. In termini LGBT Mishima gestisce una trama impregnata di rapporti promiscui nei locali omosessuali e di prostituzione giovanile, in termini sin troppo attuali e in modo così semplice da risultare persino disarmante.

Confessioni di una maschera:
Il dilemma maggiore che insegue l’uomo, è quello dell’autoaffermazione del sé e dell’accettazione di quello che siamo, a prescindere dal giudizio altrui. Ma ci sono persone, come il protagonista, che faticano a identificarsi, ma soprattutto ad accettarsi. E conducono la propria vita verso una scia dolorosa, investendo le proprie energie nel negarsi, piuttosto che nell’amarsi.
Questo è per me il significato intrinseco di questo romanzo, acclamato da più parti come uno dei capolavori di ogni tempo di Yukio Mishima. La narrativa leggera e aggraziata ci rivela l’animo umano del protagonista, le sue ambizioni e i suoi amori intimi, sporcati da un desiderio sessuale che non riesce a esprimere temendolo contrario alla natura e alla società che non lo accetterebbe.
Ma nel suo percorso il protagonista non si ferma ai suoi finti amori eterosessuali e ai suoi desideri omosessuali, ma accompagna per mano il lettore in un periodo storico dannato per l’impero giapponese: la sua entrata nella seconda guerra mondiale, vista con l’occhio privilegiato di un liceale prima e cittadino poi, inerme rispetto al conflitto e alla sua portata.
Confermo, una lettura più che piacevole da fare.

Colori Proibiti:
Mishima in questo caso ci introduce nel rapporto morboso tra il vecchio scrittore acclamato Shunsuke e il giovane Yuchi, un omosessuale bellissimo che non si accetta e del quale il vecchio si approfitterà per vendicarsi nei confronti delle sue vecchie amanti. Un patto macabro che cambierà per sempre la vita di entrambi, fino alla ricerca dell’assoluzione o di una redenzione che forse è immeritata. Il libro è immerso all’interno delle fitte relazioni sociali del Giappone del dopoguerra, con tutta l’intricata rete di passaggi che coniugano il vecchio mondo pre conflitto mondiale al modernismo che inizia a diffondersi a seguito della ricostruzione. Ma i temi affrontati appartengono anche alla psiche umana, come la diade perennemente in conflitto tra l’essere e l’apparire, il tradimento e la disaffezione dell’anima nonostante l’intensità dell’amore carnale. Questo romanzo è un crogiuolo di emozioni, ricco, introspettivo e affascinante insieme. Aiuta a scoprire e a scoprirsi, tanto da annoverarlo a lettura che in alcun modo bisogna perdersi.

Come di consueto, due parole su questo interessante samurai e sulla sua vita.
Yukio Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiroaka nasce a Tokio nel 1925. Nella sua vita è stato drammaturgo, romanziere, poeta, samurai e sportivo.
È noto per essere uno dei più grandi autori nipponici che ha riscontrato un enorme successo in occidente. La sua figura, controversa ma comunque affascinante, continua ad attrarre l’interesse internazionale nonostante la sua morte prematura, all’età di 45 anni, per suicidio, svoltosi in modo piuttosto eclatante il 25 novembre 1970.
Lasciò un biglietto ai posteri, per l’occasione, che recitava: La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre.
Nonostante sia un aspetto controverso e lui abbia comunque avuto una moglie  e due figli, vi sono diverse testimonianze sulle relazioni omosessuali di Hiroaka e sulla sua frequentazione dei gay bar.

YukioMishima

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Pubblicato da su 15 maggio 2015 in Letteratura, Recensioni

 

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