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La mia biblioteca in Pillole – Stereotipi (25)

02 Mar

Oggi volevo parlare di tre libri che, in qualche modo, mi hanno fatto pensare allo stereotipo.

Titolo: Barba di Perle
Autore: Flavia Biondi
Editore: Renbooks
Pagine: 88

Penso che sia la prima volta che mi cimento a recensire un fumetto.
Pubblicato dalla casa editrice specializzata Renbooks, Barba di Perle ci racconta il dissidio interiore del suo protagonista che persegue la via dell’anonimato, anche col suo aspetto fisico trasandato e barbuto, ma che desidera ardentemente agghindarsi e seguire così le sue tendenze. In questo caso lo stereotipo è interno di Santo e al mondo in cui egli si muove: a tratti omofobo, a tratti invece intimorito, il giovane deve fare un lungo percorso di accettazione e di autodeterminazione per comprendere un assioma semplice: il tempo è troppo poco per impedirsi la felicità.
Si legge in una manciata di ore, anche lasciandosi coinvolgere dallo stile peculiare dell’autrice sul disegno e sulla sua rappresentazione della realtà. Di sicuro, nonostante alcuni piccoli errori di narrato, è una lettura da fare, da cui lasciarsi trascinare. Non se ne rimane delusi.

Titolo: il caso Eddy Belleguele
Autore: Eduardo Louis
Editore: Bompiani
Pagine: 169

Lo stereotipo, in questo libro breve e incalzante, è rappresentato in questo caso accanto al pregiudizio e sfocia in primo luogo nell’omofobia etero diretta verso il protagonista, che quasi, per evitare dolori maggiori, accetta le violenze e instaura un muto rapporto solidale con i suoi carnefici, quasi ne facessero parte. Ed è un aspetto umano che può anche risultare comune, ma mi ha stupito. Il libro, di certo autobiografico perlomeno nei sommi capi, racconta al lettore con uno stile diaristico e a volte un po’ lento le vicissitudini di Eddy, l’adolescente che fatica a emergere da un mondo cinico e alla periferia, dove ancora contano i valori simbolici dell’arretratezza culturale come il machismo e il potere paterno rispetto ai concetti moderni.
Famoso per essere stato un vero e proprio caso editoriale, la storia di Eddy, con i doverosi distinguo autoctoni, riesce a proiettare il lettore nel mondo del pregiudizio e della sofferenza di chi, ancora oggi, non viene accettato da chi ha intorno per i propri orientamenti sessuali e anzi, si odia fondamentalmente proprio per quello.

Titolo: Splendore
Autore: Margaret Mazzantini
Editore: Mondadori
Pagine: 309

In questo caso lo stereotipo, purtroppo, lo alimenta il libro. E se anche l’ambientazione di sfondo va indietro nel tempo (anche se persino in Italia all’epoca i ragazzi come loro iniziavano a lottare per affermarsi come orientamento sessuale) e comunque è ambientato in Italia, purtroppo la dimensione che viene regalata dall’autrice (che io ammiro molto per altri testi che ho letto anni fa), dimostra che qui lei stessa ha preso un abbaglio. Non avevo in programma di leggere questo testo, ma l’anno passato una ragazza, durante una presentazione di Concatenazioni, mi invitò a farlo e poi a parlarne con lei, che era rimasta delusa dal modo con cui l’omosessualità esce fuori da questo romanzo.
Passi la storia contrastata e la paura del sé e delle proprie pulsioni, ma leggere di Guido e Costantino, di tutti i loro drammi restituendoli al lettore come pure pulsioni sessuali e non risolti nemmeno con l’età adulta, non aiuta a nessuno. È vero, si prova pietà per loro, un po’ meno quando si amano e diventano vittime, ma anziché dare un risvolto positivo alla loro sfortuna, semplicemente i due personaggi rinunciano ad amare, facendo vincere l’odio. Addirittura cercano di guarire per ricrearsi una nicchia di normalità. La tensione su questo aspetto, purtroppo, ci accompagna sino alla fine della storia, facendo perdere un po’ a tutti quanti la partita: all’autrice, che disegna un amore fatto solo di sofferenza e non di gioia, al lettore che può finire col credere che tanto il dissidio non si risolve, vanificando pertanto ogni richiesta di riconoscimento dei diritti e all’omosessuale che magari può trovare soltanto conferma delle sue paure sulla solitudine. In un tempo dove c’è bisogno di modernità e di lotta, di rilanciare la figura e riabilitarla, si è preferito raccontare una storia secondo i vecchi schemi.
Inutile negarlo, dal basso delle mie considerazioni di lettore, a me questo libro ha deluso tanto.

 

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Pubblicato da su 2 marzo 2015 in Letteratura, Recensioni

 

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