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Presentiamoci per quello che siamo

07 Nov

Sono anni che ci diciamo che i tempi sono cambiati. Lo leggiamo nei sondaggi, lo scriviamo nei giornali e a volte lo dichiariamo pure. Perché in fondo è vero, alle persone quello che siamo importa ancora meno di quello che noi stessi siamo disposti ad ammettere.
Eppure ci sono situazioni in cui alcuni hanno paura non tanto di scoprirsi e farsi scoprire, quanto di dare adito alle persone di credere che noi siamo in qualche modo, magari che si sospetti di noi, della presenza del fantasma dell’omosessualità e che in qualche modo possa riguardarci. Oggi no, non è successo nulla di particolare a livello mediatico, tutte le nefandezze che potevano dire in ambito politico, sociale o religioso, le hanno già dette ieri, oggi rifletto e basta, partendo dalle piccole cose. Forse iniziando da una difficoltà pratica che ho toccato con mano, dove una persona che conosco ha avuto il terrore che nel luogo di lavoro (e non solo)  si pensasse a lui come soggetto gay. Che lo fosse o no, francamente, non mi interessa più di tanto. Mi è bastato leggere quella paura negli occhi, quel terrore genuino in cui venisse scoperchiato un vaso di timori, giudizi gratuiti, e addirittura fango.
Io capisco la paura, non la accetto ma arrivo ancora a capirla. Mi ricorda quella di un ragazzino di tredici anni che scappava via dai bulli, per evitare la doccia di sputo o le percosse, solo perché loro credevano che fosse diverso, e in quanto tale, si sentivano autorizzati a tormentarlo, in fondo lui chissà cosa avrebbe potuto fare. Ancora oggi certi drammi sono all’ordine del giorno per giovani, a volte poco più che bambini. E da qui mi chiedo, se noi adulti tremiamo di fronte a un’accusa di essere o meno omosessuali, come possiamo credere di poter salvare loro dal pregiudizio e dall’ignoranza imperante che ci vuole schiacciare e ghettizzare definendoci quelli strani, pronti a fare qualcosa di riprovevole perché tanto così fan tutti quelli come noi?
È una domanda che cerca risposta. Una delle mie tante domande, che volevo girare a voi, perché non ho soluzioni in tasca, non oggi, che ho visto il terrore negli occhi di un uomo adulto e ho pensato a quanto quel ragazzino ha fatto fatica a vivere e sopportare, a credere che uccidersi fosse una scelta sbagliata. E ringrazia il cielo che oggi quel ragazzino è qua, a scrivere in questo blog. Per questo sono convinto che sia indispensabile informare, a tutto spiano: andare tra la gente e dirsi quel che si è, senza remore. Raccontare sui libri, nei giornali, nel web, storie di persone che erano omosessuali ma che soprattutto erano persone; presentarsi per quello che si è senza vergognarsi. Perché forse un domani i bulli potrebbero capire che è inutile prendere in giro qualcuno per una presunta qualità personale come essere gay; perché forse un domani se a lavoro gli fan credere di pensare qualcosa su di lui, un uomo sia capace di rispondere “che male c’è” e fregarsene, senza ricorrere a ogni possibile modo di cancellare prove che, agli altri, possano trarre in errore.
Famosi, ceti medi, persone normali. Usciamo fuori, è nostro dovere civico.
Presentiamoci per quello che siamo, senza aver paura di dire che non c’è nulla di male a essere come natura ci ha fatto.

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Pubblicato da su 7 novembre 2014 in Blog, Vita

 

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