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Fango[Racconto]

31 Ott

In una notte come questa, dedicata all’orrore e all’esorcismo della paura in ogni sua declinazione, ho pensato che da tanto non condividevo qualche vecchio racconto. E ovviamente, trattandosi di Halloween, non poteva non trattarsi del genere horror (che tra l’altro è stato il mio primo amore letterario, come lettore e come autore). In particolare questo raccontino è uscito nel 2011 nella raccolta della Delos Book “365 racconti horror per un anno”, si tratta della mia prima/primissima selezione e pubblicazione, per cui nonostante la brevità, ci sono molto legato. (I criteri del concorso prevedevano massimo 27 righe e 2000 caratteri). Questa è una versione rivista, anche se ho cercato il più possibile di mantenere fede ai limiti previsti e alla storia approvata a suo tempo dalla commissione che lo selezionò. Spero che vi piaccia, buona lettura 🙂 (e Felice notte di Halloween)


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FANGO

– Qui dovremmo essere al sicuro.
Andrea si guardava intorno, enigmatico. Erano entrati in un locale pieno di giovani, tra le pareti rimbombava la musica. Lui aveva scelto proprio quel tavolo, direttamente illuminato da un lampadario.
Nancy aveva le occhiaie, non dormiva da tre giorni.
– Quanto ancora riusciremo a resistere? –  Sussurrò Bill.
– L’importante è rimanere nella luce. Loro la odiano.
– Ma c’è tanta gente…
Andrea lanciò a Sara uno sguardo feroce: – Loro al buio sono più potenti, anche in presenza di molte persone. Sono furbi, veloci. Loro sono come animali e noi le prede. Non dimenticarlo.
Un indistinto squittio si diffuse nel locale.
– Svelti! Le torce! –  urlò Andrea, cercando di sovrastare il caos.

Sara si accorse che la luce diventava intermittente, non riuscì ad afferrare la sua torcia sul tavolo. Vide scomparire Nancy, poi gli altri. Al terzo scatto il locale era illuminato, ma completamente vuoto.
– Hanno preso tutti? –  singhiozzava in mezzo a quel nulla.
Udì ancora flebili versetti, e voltandosi vide nella penombra un’enorme massa di fango cosparsa di occhi gelatinosi. Si mosse, a una a una iniziò a spegnere tutte le luci della sala.
Sara lasciò cadere la sedia, correndo verso l’uscita.
Alcune macchie gelatinose spuntavano tra i suoi piedi, lei le scansava finché non rovinò in una di esse.
Uno spruzzo le finì nel viso, mentre le sue mani cercavano disperatamente di liberarsene, vi spuntarono due nuovi occhi con uno squittio.
Un altro le attaccò il collo, seguito da un’altra massa sulle spalle. Ben presto Sara scomparve, ricoperta da quella mota animata.

Quando la corrente tornò i tre erano vicino all’ingresso, con le loro torce accese in mano, illuminandosi a vicenda.
– Dov’è Sara? –  Bill era scosso.
– Non ce l’ha fatta. Dobbiamo andarcene, qui non è più sicuro.
– Cerchiamola!
– Non possiamo fare più niente per lei! –  tuonò di nuovo Andrea – Se vuoi fare la sua fine accomodati pure! Andiamo. – Lui e Nancy si avviarono.
Bill si volse un’ultima volta verso il tavolo sotto il lampadario: i presenti non si erano nemmeno accorti di quanto accaduto.
La torcia di Sara era ancora lì, immobile sul tavolo vuoto.

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Pubblicato da su 31 ottobre 2014 in Blog

 

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