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Cose mie #11

18 Ott

Avevo quindici anni e tante belle speranze quando ho iniziato a coltivare un sogno, che non credevo potesse mai realizzarsi sul serio. E a forza di concime, di pioggia e di impegno, i semi sono stati piantati, divelti, si sono seccati al sole, e da quasi due anni sono fioriti. Senza che ancora riuscissi a capacitarmene. E di sogni ho riempito la mia esistenza, così tanto a volte da sembrare molesto a me stesso oltre che alle persone che avevo intorno e che, sino a ieri, pensavo avrebbero gioito, e festeggiato con me ogni piccolo risultato raggiunto. Ma poi, sempre più forte, ho imparato la lezione, quella amara e semplice, che capita spesso, quando hai il coraggio (o forse, per alcune persone, l’ardire) di credere e di crescere, e soprattutto di non rinunciare a sognare. Quella che ti impone a realizzare che il vincitore è solo, come mi ha detto qualcuno.
Il vincitore è solo.
Non fraintendetemi, nel corso di questi anni ho conosciuto davvero tante persone valide, alcune delle amicizie più belle e importanti sono nate incastrandosi tra le mie pagine e i miei tentativi, però l’amaro rimane sempre, in notti dubbie, dove vedi che ad alzare i calici mancano degli elementi. Gelosia, disinteresse, o ripicca, e ancora confusione tra cosa significhino i sogni per chi li realizza, svalutazione, altre priorità. Ma il risultato della somma non varia, le distanze si amplificano in ogni senso e realizzi sempre di più, che anche quando cercano di negare l’evidenza o giustifichi tutto, che a volte le strade si devono separare, proprio perché chi sogna fa dell’elemento desiderato una parte di sé, inscindibile dal resto. E a volte, anche quando hai la percezione di aver dato tutto a qualcuno, quel tutto si vanifica quando la bilancia pende decisamente dall’altra parte, contro di te. E nel tempo passato sotto silenzio, o aspettando per paura/timore/disinteresse a parlarne, si cumula solo la polvere e il resto non importa, diventa piccolo, talmente tanto che non ne vale la pena chiedersi il perché, o spiegarlo anche a chi si ostina a non capire.
Il vincitore è solo.
Poi intorno hai chi comprende, chi ti sostiene, ma mancherà sempre qualcuno che, forse stupidamente, avevi creduto che ci sarebbe stato. Ma non importa.
Perché forse il vincitore non è solo comunque. Ma non ha più paura di dire, se serve, Addio.

gabbiani

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Pubblicato da su 18 ottobre 2014 in Blog, Vita

 

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