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Cose mie #10

04 Ott

Perché ci sono momenti in cui anche uno come me mette il naso fuori dal suo mondo di fantasia, e ci fa caso. Non alla complessità della vita, ma alla semplicità con cui le persone riescono a esprimere l’odio, l’ignoranza e se la prendono con te, o con un qualunque chiunque solo perché crede che in certi casi amare possa essere un errore, o non naturale. E poi ti chiedi, come si possa riuscire a spiegare lo strappo che vivi sulla tua pelle, quello che ti porti dentro anche se sei scappato su per le scale e ti ritrovi improvvisamente trentacinquenne, dopo che a dodici anni hai vissuto il momento delicato in cui, solo perché tu eri tu e nemmeno sapevi cosa potesse significare, c’erano tanti benpensanti per cui era normale rincorrerti per strada e darti della checca, farti fare la doccia tra i loro sputi ogni sacrosanto giorno, quando eri fortunato da non finire chiuso dentro un cassonetto. Eh sì, ti dicevano “frocio di merda” e tu, poco sveglio, nemmeno sapevi che cosa effettivamente significasse quell’etichetta che i tuoi compagni di scuola, o degli scout o la gente incontrata per strada ti aveva appiccicato addosso con estrema facilità vedendo in te qualcosa di cui tu nemmeno avevi coscienza.
Ma non è l’unico strappo, perché poi c’è quello che va ancora più a fondo, e ti obbliga a fare chiarezza dentro di te, a lasciarti scorrere gli anni sulla pelle come pioggia, e a capire che forse era vero, che gay lo sei sempre stato sul serio, e che devi imparare a separare il tuo modo di essere da quel “di merda” con cui ti hanno insegnato ad accompagnarlo, per non impazzire, per non sentirti il solo rifiuto umano sulla terra in un paese della periferia dove ancora ci si aspettava che andassi in giro tutto truccato a far mostra delle tue movenze femminili, anche se non era questa la tua indole. Ed è un percorso che affatica, quello di riuscire a dimostrare a te stesso che ce la puoi fare, che non sei malato e che vai bene esattamente così come sei. Ma poi, eccolo, lo strappo che ancora fa male, che ritorna di nuovo, nel momento in cui devi spiegare a chi hai vicino e alla tua famiglia quello che sei, e ti scontri a volte con la realtà di quello che tu sei, e che per loro saresti voluto essere e di quello che loro pensavano che tu fossi, e che in qualche modo li delude tanto da far sentire qualcosa che ti si spezza, al livello del cuore, come un trauma che a volte per te e per la tua famiglia ci vogliono anni interi per aggiustarlo. Quando riesci ad aggiustarlo.
E poi arrivi a un giorno come oggi, dove vivi una vita serena nonostante tutto, nonostante l’assenza di diritti che non ti dovrebbero essere negati, per scoprire quanto odio la gente sobillata riesce ancora a spargere in rete, o nei discorsi, senza sapere che cosa significhi portarsi addosso il segno di tutti quegli strappi, non solo dell’etichetta e degli insulti con cui va accompagnata. E ancora ti rinchiudi nel tuo mondo, come me, cercando di capire come spiegare cosa significa vivere la propria vita con tutte le cose spezzate, tutti i percorsi più difficili rispetto agli altri, perché ancora oggi amare qualcuno del tuo stesso sesso ti mette in difficoltà nel mondo in cui inneggiano a una normalità differente. Come puoi, ti chiedi, come puoi spiegare uno strappo che non si vuole capire o non si riesce a volte a comprendere se non lo sperimenti. Uno strappo simile a quello che provi quando muore una persona cara, che fa male per la consapevolezza che ti mancherà, che l’hai amata tanto ma che forse non glielo hai dimostrato abbastanza.
Come puoi spiegare uno strappo quando attorno è più facile additare, odiare, e giudicare senza capire quanto a volte un’opinione ha il potere di ferirti nel profondo perché il tuo percorso, in tutto questo, sarà sempre più difficile di quello degli altri?

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1 Commento

Pubblicato da su 4 ottobre 2014 in Vita

 

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Una risposta a “Cose mie #10

  1. amnerisdicesare

    4 ottobre 2014 at 12:25

    L’ha ribloggato su Sono Solo Scarabocchie ha commentato:
    “Perché ci sono momenti in cui anche uno come me mette il naso fuori dal suo mondo di fantasia, e ci fa caso. Non alla complessità della vita, ma alla semplicità con cui le persone riescono a esprimere l’odio, l’ignoranza e se la prendono con te, o con un qualunque chiunque solo perché crede che in certi casi amare possa essere un errore, o non naturale.”

    Rebloggo, perché voglio che questo pezzo bellissimo e intriso di intensità rimanga sulla mia pagina personale. Francesco Mastinu, scrittore di pagine bellissime e immense.

     

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