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Luca Bianchini – Io che amo solo te[RECENSIONE]

29 Set

Titolo: Io che amo solo te
Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori
ISBN: 978-8804630463
Pagine: 262

Trama: Il matrimonio tra Chiara e Damiano, figlio di una delle famiglie più in vista di Polignano a Mare, potrebbe rivelarsi ben più complesso di quanto ci si aspetterebbe: non solo perché Ninella, la madre di Chiara e Don Mimì, il padre dello sposo, hanno in sospeso una storia d’amore interrotta nella loro giovinezza per far tacere le malelingue del paese, ma anche per tutto il contorno di cittadinanza e parentado che si mobilita per assistere all’evento dell’anno che invece rischia di mettere in luce tutte le ferite e i segreti delle due famiglie, non senza colpi di scena.

Contenuti: al di là dell’atmosfera tipica di delle commedie moderne, il libro ha come primo pregio quello di presentare al lettore uno spaccato che si posiziona a metà tra le tradizioni familiari del sud Italia, Puglia nello specifico, e tutte i tipici drammi e le simpatie proprie delle famiglie dei giorni nostri, con il relativo e onnipresente dubbio esistenziale che contrappone la volontà personale e i propri desideri alle aspettative che il contorno sociale proietta sui suoi membri. In questo senso, anche le due coppie che si incrociano Mimì/Ninella e Chiara/Damiano attraversano un percorso fatto di ostacoli e rifiuti, con due finali che alla fine si contrappongono: i primi dovranno comunque lasciarsi, i secondi invece decideranno di rimanere insieme andando oltre le reciproche mancanze. Un messaggio comunque positivo, che pur non sottovalutando i valori tradizionali li restituisce in una prospettiva moderna, che alla fine rende tutti quanti felici e in pace con se stessi. Accanto alle tematiche familiari, scopriamo però anche l’universo giovanile con le sue aspirazioni, di emancipazione, amore, sogni e perdita della verginità per la sorella minore di Chiara, di rispetto, coming out e desiderio di una vita normale per il fratello omosessuale di Damiano. Il bello del romanzo è proprio il riuscire ad accostare con estrema semplicità temi tosti, propri dell’etica sociale moderna, accanto al modus vivendi tradizionale che ancora oggi caratterizza alcune regioni dell’Italia, aiutando pertanto il lettore, e magari pure il lettore autoctono della zona in cui è ambientata la storia, a vivere e a condividere delle esperienze morali che si potevano solo concepire lontane, sempre col sorriso stampato sul viso durante la lettura.

Ambientazione e Personaggi: pur mancandomi la Puglia come meta di viaggio, devo confessare che più di una volta, grazie alle descrizioni e al narrato, mi è sembrato di ritrovarmi lì. I luoghi, i profumi della cucina e del mare, la descrizione colorata del paese, tutto aiuta il lettore a ritrovare la sua dimensione durante la lettura. Oltre alla superficie meramente spaziale il libro muove le sue pedine all’interno del tessuto sociale e delle sue peculiari tradizioni, che comunque non generano sensi di estraneità all’interno del libro, ma anzi aiutano il lettore a capire meglio quello che succede e perché, riuscendo a districarsi nella fittissima rete di rapporti personali e domestici, nelle tradizioni proprie della saga familiare dei vari personaggi della storia. La protagonista assoluta della storia è Ninella, col suo senso di rivalsa per una storia di cui è stata privata dalla codardia di Mimì e della sua famiglia, seguita da Chiara, che rivive il peso dei drammi della madre attraverso le sue insicurezze moderne. L’accostamento di questi due differenti approcci però non deve trarre in inganno, per quanto possa sembrare una contrapposizione di valori diversi, propri di differenti epoche, in realtà anziché anteporsi tendono a completarsi, realizzando le aspirazioni di entrambe. La figlia redime la madre, la madre acquisisce la certezza di aver sempre conservato il suo primato con l’uomo che ama. I personaggi presenti nella storia comunque hanno tutti una loro dimensione specifica e un ruolo ben definito che viene portato avanti con coerenza sino alla fine. Forse manca per alcuni la descrizione fisica incisiva, tale da rimanere impressa, ma sono dettagli trascurabili in un bilancio finale della lettura.

Stile e forma: Bianchini ci ha abituati (sin troppo bene) alla sua prosa briosa, altamente ritmica ed emotiva che ha il potere di rapire il lettore nel suo oceano di flussi sentimentali e introspettivi ben marcati. Non si è rilevata alcuna pecca stilistica o di forma, anzi, un evidente maestria gestionale del narrato e del testo, che va a coniugarsi nel caso di questo romanzo con una robustezza di trama in termini logici e affettivi, anche rispetto ad altre pubblicazioni precedenti che ho avuto il piacere di leggere.

Giudizio e Commento finale: Io che amo solo te è un libro che trascina e diverte, regala al lettore la Puglia e le sue tradizioni, regala dei sentimenti positivi e genuini, in un’epoca dove tutto è veloce e sovente appare scontato. Una lettura simpatica e delicata, che trasporta comunque l’animo del lettore su questioni moralmente profonde e moderne, dedicata a tutti quelli che vogliono riscoprire il valore di un sorriso durante la lettura di un bel libro.

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Pubblicato da su 29 settembre 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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