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Ronnie Pizzo e Nicolò Parolini – La colonna di Antanacara. Avvento[RECENSIONE]

28 Ago

Titolo: La colonna di Antanacara – Avvento
Autori: Ronnie Pizzo – Nicolò Parolini
Editore: Gainsworth Publishing
ISBN: 9788890982
Pagine: 496

Trama: I quattro eroi di Kilarkos si ritrovano a compiere quella che potrebbe essere la missione più semplice della loro esistenza: recuperare il rampollo della casa nobiliare Enchamneides, vicina all’impero, rapito a Svardal da alcuni briganti. Ma il viaggio e l’impresa si dimostrano ben più difficili di quanto avevano pensato, portandoli a liberare Klamath, un uomo proveniente dal passato, e fare scoperte che potrebbero mettere a repentaglio non solo le loro vite, ma la natura stessa dell’impero.
Nel villaggio di Nomothelos, per una serie fortuita di eventi, la paladina appena prescelta Isyl si ritrova a dover vivere una rocambolesca esperienza con i giovani Jake e Seymour che porterà i tre giovani oltre i confini della terra che loro conoscevano. Le due storie si intersecheranno tra colpi di scena, addii e tentativi di sopravvivenza estrema sino a svelare il legame che le unisce, sul finale, in tutta la loro drammaticità.

Contenuti: Il centro focale di questo primo volume della saga de La colonna di Antanacara, pur racchiudendo in sé tutte le caratteristiche del fantasy classico, è centrato principalmente nella dicotomia buono/cattivo, eroico/antieroico, mettendo in luce tutte le contraddizioni dell’umanità. Troviamo la violenza, sulla quale solo la parte estremamente buona dell’umanità può porre rimedio coi diritti e col governo, ma allo stesso tempo il governo per poter proseguire si deve salvaguardare dai pericoli che ha più vicino: la ricchezza, la fame di potere e il tradimento in nome del progresso al di là di ogni freno. Le vicende del territorio che i due autori hanno creato diventano pertanto esemplificative della stessa fine che la Terra potrebbe fare, collassando, sottoposta ai continui e irrispettosi saccheggi dell’uomo in nome di una scienza e di un progresso che spesso, pur millantando il benessere, sottendono solo il guadagno. Su questo piano ho trovato il romanzo interessante, quasi una critica metaforica delle disparità dei tempi moderni e delle sue contraddizioni. Nel resto troviamo la lotta al crimine, il desiderio di esplorare contro le remore dettate dalla staticità del tempo, il nuovo che succede al vecchio e tutte le altre tematiche correlate.

Ambientazione e Personaggi: per quanto si tratti dello stesso regno, si evincono delle differenze abnormi tra i fasti della società di Kilarkos e la semplicità povera del villaggio di Nomothelos e dei suoi dintorni. L’ambientazione è comunque capace di avvolgere il lettore, accompagnando le scene in modo discreto ma comunque non scontato. Anche i personaggi hanno delle caratterizzazioni piuttosto nette e difficilmente si riesce a confondersi, nonostante il loro numero, facilitata dalla commistione di registro del dialogo, che rende il quadro della scena molto dinamico e spesso piuttosto pittoresco, un aspetto che di certo è stato privilegiato rispetto a una robustezza di trama che forse in certi punti vacilla. Ma sul narrato e sul modo con cui i personaggi parlano, vivono e si muovono non si sono riscontrate incongruità durante la lettura.

Forma e stile: una delle caratteristiche pregnanti del testo, a parte uno stile sobrio e senza fronzoli, anche nelle descrizioni più puntuali, è l’utilizzo senza remore di un linguaggio colorito e in certe fasi molto scurrile nei dialoghi, dove intercalare e offese, anche scherzose, ricorrono, rendendo di certo la storia molto vivace e aderente per i lettori che non si impressionano. A mio avviso non è affatto un difetto della storia, ma aiuta il lettore meno abituato o vicino al genere fantastico ad affezionarsi alla storia. Forse rimane un po’ incongruente la totale assenza di variazione di registro tra le epoche diversificate della storia, che fino alla fine illudono il lettore che sia onnipresente una contemporaneità che di fatto, non sussiste. Avrebbe però giovato qualche dettaglio in tal senso per apparire congrua questa differenziazione. Trattandosi di una serie, è impossibile poter esprimere un giudizio esaustivo sulla trama, per cui le alcune debolezze  riscontrate nella storia, non possono essere esaustive in quanto magari i dubbi verranno chiariti nei libri successivi. Permangono a livello di testo alcune imprecisioni e/o refusi, ma la storia alla fine coinvolge talmente il lettore, che si riesce a non farsi pregiudicare l’effetto dell’esperienza.

Giudizio e Commento Finale: La trama del libro è coinvolgente, e dosa bene tecnica narrativa con espressione verbale, e alla fine si suscita la curiosità per andare oltre. Un altro grande pregio è proprio la robustezza dell’impianto dove la scena si svolge: la dimensione spaziale è chiara, si entra nel sistema, si vede con gli occhi di personaggi quello che hanno intorno, l’intero impero è coerente in ogni punto, anche senza consultare la cartina. Avvento è di sicuro un libro che riserva sorprese e che coinvolge il lettore a tal punto dal volerlo proseguire. Ma è anche una fase molto delicata, dove il registro e la storia devono necessariamente salire nei racconti successivi, per non deludere. Una lettura che coinvolge e che in qualche modo si interseca a perfezione nella tradizione fantastica moderna, riservandoci, speriamo, buone sorprese future. La copertina è semplicemente splendida, fatemelo dire!

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1 Commento

Pubblicato da su 28 agosto 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Ronnie Pizzo e Nicolò Parolini – La colonna di Antanacara. Avvento[RECENSIONE]

  1. Ronnie

    28 agosto 2014 at 09:27

    Grazie mille!!! 😀

     

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