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Cristiana Alicata – Verrai a trovarmi d’inverno[RECENSIONE]

30 Mag

Titolo: Verrai a trovarmi d’inverno
Autore: Cristiana Alicata
Editore: Hacca Edizioni
Pagine: 288
Prezzo: 14,00

Trama: A seguito di un incidente autostradale, Elena si rifugia per un lungo periodo a Pantelleria, alla ricerca di una sua dimensione e di quella tranquillità che le consenta di rimettere a posto i pezzi del puzzle della sua vita che, a causa dei suoi stessi scossoni, si sono divelti. Elena, col sostegno di alcuni amici isolani, ripercorrerà la sua storia a partire dalla sua improbabile famiglia, fatta dei due padri Aldo e Giovanni e dell’amico fraterno Mattia, che ha un debole per lei. Ma l’avvento di Viola e il desiderio di scoprirsi modificheranno sostanzialmente la sua esistenza, costringendola a quella fuga. In un continuo andirivieni tra presente e passato, Elena arriverà alla conclusione dei suoi drammi in modo inaspettato.

Contenuti: è innegabile che il libro racconti ai lettori, in chiave quasi onirica e allettante, la contemporaneità, sospesa tra la storia sociale e le aspettative per il futuro, con quell’atteggiamento tipicamente italiano che si barcamena tra il godimento del presente e il pensiero ricorrente al domani e a un desiderio di vita migliore. Ma andiamo per gradi: l’autrice in primo luogo ci racconta l’accettazione del sé: quella che fa male, che è capace di distruggere una persona se le proprie pulsioni non collimano con quello che la società si attende da lei. In questo senso Elena conduce un’esistenza sospesa, dove osa ma non ha il coraggio di definire, dove ama senza chiamare amore quello che sente, dove ricerca la coppia ben sapendo che le sue idee non combaciano con la partner, facendo vivere al lettore un percorso catartico in cui lo stesso ricordo si purifica e si rende conoscibile, sia alla voce narrante che al destinatario ipotetico della storia. A distanza di tempo, quando lei racconta o rivive, riesce a dare dei connotati certi, delle etichette alle cose che ha fatto e al modo con cui ha affrontato la vita. In Verrai a trovarmi d’inverno ritroviamo delle citazioni tipiche della storia italiana contemporanea, dall’epoca del sessantotto al periodo del terrorismo negli anni settanta, dal desiderio di rivalsa e di costruzione del futuro agli anni ottanta, dove tutto sembra possibile, compreso poter allevare dei figli propri (e non) senza una madre, scomparsa per i più svariati motivi, sino agli agi degli anni novanta e dei giorni nostri, dove si ricerca l’intimità e i valori superiori per non farsi schiacciare, spesso, dalla vita di fuori. Nel libro affrontiamo la delicata tematica del transessualismo, ma anche temi ambivalenti per tutti, come l’amore non corrisposto, il desiderio di essere felici e il senso di famiglia che può andare al di là dei singoli riconoscimenti normativi e legali.
Non è trascurabile nemmeno il confronto, quasi dicotomia, tra la vita urbana nella capitale e l’esistenza più adattata e lenta di un luogo agli antipodi dell’urbanizzazione, isolato dal resto della penisola e in quanto tale che obbliga le persone ad adattarsi per sopravvivere. Pur trattandosi di Pantelleria, è evidente il legame che l’isola sviluppa con la protagonista, che un po’ rimanda, a prescindere dalla vicinanza geografica, a quel Mal d’Africa che in tanti hanno raccontato in libri, poesie e canzoni.

Ambientazioni e Personaggi: i tratti caratteristici dei personaggi che si muovono nella scena visiva della storia, sono abbozzati con semplici ma energiche pennellate che si muovono solide nella scenografia descritta. Si colgono tutte le contraddizioni, ma soprattutto tutte le affettività motivate oppure celate, ma trasparenti a un lettore attento e consapevole della storia e della sua portata. Al di là della definizione caratteriale di ogni singolo personaggio, che comunque rimane filtrato dalla visione di insieme che Elena svela nella narrazione, si coglie comunque il percorso di crescita che la stessa protagonista porta avanti, quasi inconsapevolmente, nel suo intimo, nel ricordare e nell’affrontare tutte quelle paure che a volte, oltre a etichettarla, rischiano di stigmatizzarla. Elena vive in bilico, ma riesce a fare quel passo che le consente un equilibrio, che le fa maturare la consapevolezza di essere e di aver diritto a vivere in un iter dal quale difficilmente riuscirà a recedere. In questa chiave la protagonista non incarna un racconto, ma diviene esempio, per tutti coloro che temono di confrontarsi con alcune realtà personali e individuali.
Una buona gestione anche dello spazio descrittivo, composto in tridimensionalità non solo fisico ma anche sociale: gli scorci di Pantelleria avvolgono il lettore, proiettandolo nella scena, come anche i dettagli degli ambienti di vita di Elena: la camere di ospedale e il ristorante, tanto per esemplificare. Ma l’importanza di questa storia, a mio avviso, risiede anche nella collocazione geografica, meramente italiana, che viene descritta in modo meticoloso e mai contradditorio, ricordandoci che certe storie di stampo omoaffettivo trovano un loro perché senza per forza doverle far transitare all’esterno della nazione che conosciamo.

Forma e stile: la bellezza della narrazione di Cristiana Alicata è di certo il senso estetico che si trasforma in senso emotivo su più piani narrativi. Rivive il ricordo ma soprattutto l’emozione che lo ha accompagnato, in forma delicata e sobria, con degli slanci di registro che arricchiscono la trama, anziché rovinarla. Il libro ha un registro composito in prima persona, organizzato in differenti piani temporali che si intersecano in modo sistematico, perfetto, senza lasciare nulla al caso. La forma rimane curata nei dettagli, senza eccessi e senza fronzoli ma comunque capace di mirare dritto al cuore della storia e, soprattutto, a quello del lettore.

Giudizio finale e conclusioni: lo confesso. Aspettavo una lettura del genere da tempo. Non solo perché si evince la cura editoriale ma anche (e soprattutto) perché si coglie finalmente l’idea di una storia e di un’autrice che ha qualcosa da raccontare sul serio al pubblico. Verrai a trovarmi d’inverno racconta una storia multistrato, dove l’intimo e il sociale si intersecano dando vita a dei personaggi vividi e mai ingannevoli. Una lettura impegnata ma anche rilassante, che fa bene dentro. Dedicata a tutti coloro che hanno bisogno di rivivere i propri sbagli, di rielaborare e rielaborarsi, per vivere meglio. Insomma, un libro che ritengo, alla fine, calzi a tutti quanti indistintamente. Non posso non fare i miei complimenti a un’autrice che non conoscevo e a un editore che ha creduto in lei, facendo un ottimo lavoro. Fa bene sapere che noi lettori possiamo imbatterci, a volte, in esperienze di questo genere.

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Pubblicato da su 30 maggio 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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