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Marco Bocci – Gli italiani mi capiranno[RECENSIONE]

26 Mag

Titolo: Gli italiani mi capiranno
Autore: Marco Bocci
Editore: Edizioni 6Pollici
Pagine: 142
Prezzo: digitale 7 €; cartaceo 14 €

Trama: Dalla quarta di copertina
Gobbo finché campo… significa solo tifo sfegatato per una squadra di calcio? Ho scoperto che le cose non stanno veramente così: l’inventore potrebbe essere un writer esperto di barche oppure di cucina, si potrebbe perfino pensare che sia un esperto delle Istituzioni, tutto per colpa di una Goeba.
Questo modo di porgere questioni profondissime di natura semantica, filologica, quando non poetiche e politiche, senza l’agire tipico degli strumenti del Saggio ricchi di lemmi astrusi e distanti dal vivere reale, accompagna il lettore rendendolo cosciente solo alla fine di aver attraversato più epoche storiche e riflettuto su temi che avrebbe forse scartato ritenendoli difficili o noiosi. Si chiude il libro e certamente, quando incontreremo la scritta “gobbo finché campo”, sapremo di cosa si sta parlando… perché noi italiani capiamo tutto, o forse no?

L’esperienza di lettura: Di sicuro, il merito che va riconosciuto a questo poeta, oltre alla sua capacità di adattarsi e riscoprirsi autore di prosa, è quella di poter cogliere con assoluta sagacia e con diretta ironia i mali sociali insiti nella nostra classe dirigenziale e nella politica, oltre che nelle piccole cose quotidiane che ci circondano. Partendo da questo assioma, la raccolta di Marco proietta in primo luogo il lettore nell’ambiente socio-economico-spaziale Italia, con tutte le sue contraddizioni. Al di là delle riflessioni e dei regionalismi, infatti, si riesce a percepire una visione comune della situazione italiana e della nostra società moderna, descritta sempre in modo divertente, puntuale e mai stereotipato. E anche laddove ci si abbandona ai cliché, si respira comunque un’aria ironica e rilassata.
Nella lettura dei racconti infatti, tutti legati a doppio filo dalla medesima voce narrante che racconta e cerca il contatto visivo/interattivo col lettore, senza mai perdere di vista il ragionamento che intende seguire, quasi accompagnandolo per mano, per quanto in alcuni passaggi questo escamotage è un po’ troppo forzato. A ogni modo il lettore si presta a entrare dentro la storia e farsi coinvolgere nella deriva dialettale dell’esposizione, arrivando quasi a stupirsi di come il risultato e la conclusione finale della storia sia lontana dall’incipit e dalla frase prescelta per descrivere quella storia. È così che si sviscera la storia del gobbo, ma anche quella della frase in romeno sull’ascensore. Nella seconda parte invece notiamo un’evoluzione che si galvanizza principalmente sui drammi satirici della politica e una resa fin troppo attuale degli accadimenti del mondo italiano istituzionale, che attraversano quotidianamente i rotocalchi e i telegiornali. A ogni modo, in nessuno dei racconti, si riesce a dare nulla per scontato. Dalla prima all’ultima storia.

Forma e stile: La rete del racconto è concepita dall’assioma in incipit che poi sviluppa, nel corso della storia, una serie di spunti in cui lo scrittore ci accompagna per dare poi la soluzione finale, arrivando a imputare la frase scritta a qualcuno che mai, in verità, avremmo pensato potesse scriverla. Questo stratagemma, che costituisce il punto di forza del libro, è geniale e riesce a portare il lettore verso quello che l’autore intende raccontare, a volte però accompagnato anche troppo vistosamente. Si rileva una forma ineccepibile, che mai cade in contraddizione, accompagnata da un frasario di sicuro molto forbito e colto, quasi ostentato. Da qui le allocuzioni complesse, le parole ricercate e la terminologia che, seppur usata propriamente, rischia di far rallentare la lettura e il desiderio conseguente di arrivare alla soluzione del mistero, soprattutto per quelle persone che magari prediligono una narrativa meno edulcorata e forse più diretta. Ma la disamina appartiene comunque ai gusti personali.

Giudizio finale e conclusioni: Gli italiani mi capiranno, oltre che citare in modo divertente una frase infelice di un ex premier, ha la capacità di far ridere il lettore e di accompagnarlo durante le vicende senza mai abbandonarlo, senza mai dare nulla per scontato. Si tratta di un tipo di narrativa satirico, ironico e anche comico che analizza i tempi nostri da sfaccettature simpatiche, argute e anche impensate. Non è una lettura che si può consigliare a tutti, ma diretta e destinata solo a coloro che davvero vogliono cogliere gli aspetti a volte non espliciti della nostra società e del nostro mondo politico. E di certo, chi con questo intento si cimenta, avrà una bella e soprattutto gradita sorpresa.

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Pubblicato da su 26 maggio 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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