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Immagini e Visioni intorno al Salone di Torino 2014

16 Mag

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Per uno come me, che viene da lontano e che non ha mai avuto le idee chiare di come dovesse essere un Salone del Libro, devo confessarvi che la mia esperienza nel SalTo2014 è stata multiforme, anzi variegata. Forse direttamente legata ai diversi piani di personalità che io sono. Ma andiamo per gradi:
Sono partito con l’idea che il Salone, a detta degli addetti ai lavori, fosse un ottimo campo nel quale stabilire contatti di collaborazione e nuove conoscenze.
Vero, per gli addetti ai lavori.
Ma il mio ego di autore, nonostante tutto, credo che si sia emozionato per il solo fatto che sabato 10 ha presentato il proprio libro in una vetrina come quella che il Salone Internazionale del libro poteva essere (e confessiamolo: all’interno dell’Incubatore è stata una delle più partecipate, a detta dell’organizzazione!). Anche se quest’anno la mia Regione non ha partecipato (ma questa è un’altra storia), anche se quest’anno ho presentato un libro di racconti PURAMENTE LGBTQI mentre lo stato ospite dell’evento era il Vaticano… Sì, son soddisfazioni.
E poi per non parlare del mio ego fan sfegatato che più fan non si può neanchecolcandeggio che ha incrociato Fassino passare davanti allo stand della Dehoniana e non a Ballarò, o che è quasi cascato addosso a Gramellini poco prima che iniziasse allo stand IBS, o che ancora ha cercato Gaarder per farsi firmare la copia della sua ultima ora dopo aver desistito a salutare un suo amico che firmava la sua ultima pubblicazione Mondadori prigioniero di altrettante fan. Ecco, tutto questo sarebbe stato esaltante per uno come me se… il mio io-lettore invece si fosse perso nel chiedersi dove trovare i libri.
Non fraintendetemi: di libri era pieno. Ma il lettore che è in me si è perso in un luogo gigantesco dove a il marchio più grosso aveva il posto al centro della scena e vendeva libri senza offerte speciali e gli stessi libri erano reperibili in qualsiasi libreria del circondario, persino a Cagliari. Eppure quegli stand erano talmente pieni che non si riusciva a passare.
Ecco, forse la criticità maggiore è stata proprio quella: la grande casa editrice vince, le vere esperienze di lettura che ti aspetti con le piccole edizioni di pregio, se non sai dove sono o se non hai studiato in precedenza la location, svaniscono. Le perdi. Ecco ciò che mi ha più stupito del Salone Internazionale del libro (dopo l’aver parlato dei diritti LGBTQI nell’anno in cui lo stato ospite era il Vaticano): il lettore si confonde e non riesce ad accedere a quelle esperienze di lettura che, per distribuzione, inesperienza editoriale o anche per mezzi economici ancora irrisori, in altre parti non avrebbe comunque. Perché sì, alla fine basta arrivare nello Stand J150 per vedere il signor Gainsworth parlare con i lettori di quale fosse il suo progetto editoriale e delle sue idee da mettere in campo, o ancora magari, se si riusciva a fare un salto allo stand B103 avreste trovato le due editrici 6Pollici che fermavano i passanti per raccontare loro la storia di uno dei libri (a caso) del loro catalogo.
Perché alla fine il Salone è una vetrina, forse da pulire col vetril, spolverare e riorganizzare, ma se sai come e dove e quando, ve lo garantisco, ci saranno cose che potranno stupirvi… proprio come è successo a me. E che ricorderò, lo giuro, a lungo.
Ma come vi dicevo, io vengo da lontano, e in quanto tale non potevo non fare il mio report con le mie personali classifiche del SalTo2014 che sono, ovviamente, 100% WD.

Le cinque cose che mi hanno infastidito di più:

  • Il clima: non troppo caldo ma afoso e poi non troppo freddo ma pericoloso per le tonsille.
  • La ressa allo stand Mondadori: non si poteva passare in nessuna direzione. Per non parlare della gente schizzata che c’era dentro.
  • Il tipo che prima ha preso in mano Concatenazioni per poi gettarlo nel banco e andarsene “perché pensava che parlasse di omosessualità femminile, non di maschi”.
  • I 300 finalisti a IoScrittore che impedivano il passaggio nello stand IBS
  • L’assenza di uno stand della mia Regione (non faccio altra polemica, lo giuro!)

Le cinque cose che mi rimarranno per sempre impresse:

  • L’incontro con Poldo (l’umano) E Cicciuzza, ma soprattutto le leccornie di Cicciuzza e Poldo (il cane) che scondizola contento. Splendido ❤
  • L’affetto di Prisca e di Lili
  • L’applauso spontaneo durante la presentazione di Concatenazioni, solo per aver detto la mia sull’omofobia e sui suicidi dei giovani omosessuali.
  • La chiacchierata con il signor Gainsworth, dove si percepiva chiaramente l’entusiasmo per il lavoro che vuole portare avanti.
  • Il brio delle Editrici 6Pollici nel credere sul proprio progetto e i loro autori.

 Le cinque cose che non ho fatto ma che avrei dovuto fare:

  • Dare la colpa a Marcello del ritardo per cena!
  • Rubare a Cristina@ i suoi occhiali.
  • Andare a fare i complimenti alle ragazze di Edizioni Hacca per i loro libri.
  • Intervenire all’incontro di Gainsworth coi blogger, editori e autori.
  • Farmi una foto con tutte le belle persone che in questi tre giorni ho incontrato.

 Ma al di là delle polemiche sui mercati in crisi e i talenti non riconosciuti, andando anche oltre alle recriminazioni di chi vorrebbe più cultura e meno business, io sono comunque convinto alla fine di una cosa: questo Salone del Libro dimostra che ancora c’è la possibilità di migliorare, se tutti quanti convergono con la necessità di salvaguardare la lettura, in ogni sua forma. Perché alla fine il libro, anche nei saloni internazionali, è solo il mezzo che consente a chi legge di sognare. E i sogni sono le cose più preziose per gli esseri umani.

Un’ultima dedica la voglio fare alla mia amica Luisa, che ho rivisto dopo tanti anni che non ci si incontrava, per ricordarle che mi mancava il suo abbraccio, e che di bionico può avere soltanto il cuore, che è grande molto di più di quello di una semplice umana. ❤

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2 commenti

Pubblicato da su 16 maggio 2014 in Blog, Vita

 

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2 risposte a “Immagini e Visioni intorno al Salone di Torino 2014

  1. Marcello Nucciarelli

    17 maggio 2014 at 09:24

    E ci mancava anche che tu mi dessi la colpa del ritardo!
    E’ stato bello conoscerti, Francesco!

     
  2. Luisa Toffoli

    19 maggio 2014 at 22:15

    Eccomi qui con i lucciconi… ti voglio bene, sempre!

     

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