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Laura Corsini – Non si dispensano Tartase[RECENSIONE]

24 Apr

Titolo: Non si dispensano tartase
Autore: Laura Corsini
Editore: Edizioni 6Pollici
Pagine: 190
ISBN9788890974700

Trama: Proprio nel momento in cui Guido teme che per la sua vita non ci siano più speranze, incontra la misteriosa Medea, che riesce a suo modo a tirarlo via dall’impaccio dei suoi guai regalandogli, tra le altre cose, una seconda opportunità per vivere la sua vita una seconda volta, con un nuovo proposito. E proprio per il bene che la donna gli ha dato senza nulla in cambio, lui si sentirà in debito talmente tanto da desiderare di restituirle il favore nell’unico modo possibile: fare in modo che le parole di Medea possano essere d’aiuto a tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, si trovino in difficoltà.

Contenuti: il libro di Laura Corsini è un’impresa, e in quanto tale è un continuo divenire di propositi, emozioni e contenuti da trattare, mettendo il lettore non solo sulla prospettiva dialogica della trama, ma aiutandolo a varcare nelle riflessioni post lettura tante tematiche che proiettano in diversi piani di lettura paralleli e intersecati tra loro. Guido è l’archetipo dell’eroe e del suo cammino, un uomo normale che crede di non aver più nulla da dare ma che in realtà può e deve ricevere ancora molto. Laura, nel suo modo attenuato di presentarci la realtà, ci parla pertanto della crisi esistenziale, di mezza età forse, ma sempre di crisi si tratta. Quando una persona non ha più speranze, sì, ma per la quale basta davvero poco, anche un incontro fortuito, per poter riaccendere la scintilla e trovare uno scopo per vivere. Ma non solo, con la vita di Guido ci viene mostrato il dilemma dell’adolescenza, con tutti i se e soprattutto con il senso di inadeguatezza di fondo che permette alle persone di crescere, se sono abbastanza forti da andare avanti. In questo senso, oltre a trovarci a metà tra il romanzo intimista e quello di formazione, abbiamo modo di conoscere una realtà multi speculare, dove non sempre il modello proposto è quello più bello e più in gamba, ma diventa, nelle brutture e nelle insicurezze, certamente più vero. Il mondo del narrato è una realtà viva e consapevole, che mette in evidenza tutte le contraddizioni del mondo moderno, come la variazione sociale del ruolo familiare ma soprattutto come la felicità individuale, per quanto gratifichi, sacrifica nel contempo le istituzioni intime fino a disgregare la famiglia, o semplicemente la trasforma da nucleo riconosciuto e magari infelice a piccolo groviglio disordinato di affetti ed emozioni. Fa sorridere in modo ironico, infine, la chiara denuncia al mondo editoriale moderno, dove la bellezza delle parole e l’aiuto non corrispondono ai massimi sistemi di possibilità, ma spesso devono lasciare il passo alle mere questioni di marketing e commerciabilità più che al valore di un testo e al talento del suo autore.

Ambientazione e personaggi: Per quanto la collocazione geografica rimanga generica, a riprova dell’universalità delle vicende, i personaggi e l’ambiente domestico che li circonda invece è dinamico, amplifica e completa la narrazione, non senza colpi di scena. I personaggi scivolano nella lettura, in modo diverso, ma ben caratterizzato. Guido, la voce narrante, è di certo quello che riesce a esprimersi nel suo potenziale in modo completo e coerente, forse proprio perché ha modo di raccontarsi al lettore, esplicitamente, nei suoi drammi e nei suoi ricordi sia passati che più recenti. Medea invece è più sfuggente, diventa l’ossessione e poi il premio per colui che pensa di non poter più dare nulla al mondo, ma contestualmente mantiene su di sé una coltre di mistero, che non si dissipa fino alla fine. Giulio invece rimane controverso, ci viene dipinto come il giovane legato alla madre Lucia, una donna sfinita dalla vita e che infatti tramuta i suoi sogni in un incubo costante sino alla fine. Una menzione speciale va riconosciuta all’agglomerato degli amori di Guido: donne e bambine che, per qualsiasi particolare, lo colpiscono, stendendolo, ma che di fatto nel bene o nel male rappresentano per lui il riscatto, e soprattutto la scintilla che cerca di mantenerlo attaccato alla vita.

Forma e stile: Laura utilizza un narrato forbito, a tratti aulico, spesso accompagnato da opportuni riferimenti classici e artistici che possono stupire. Le frasi e i periodi, che a volte possono sembrare complessi, non sono mai usati a sproposito e anzi ogni riferimento o ricamo di parole consente di apprezzare l’estetica stessa dell’espressione narrativa. A volte forse il lettore ha bisogno di leggere con attenzione tra le righe, perché un tenore espressivo elevato richiede comunque una costanza del livello di lettura sempre tesa, atta a ricevere tutti i significati palesi e interconnessi tra trama e contenuti. Per questo motivo la scelta dei vocaboli, per quanto coinvolgenti e ammirevoli, a volte rischia di compromettere la comprensione di alcune fasi del testo. Ma si tratta pur sempre di dettagli. La prima persona della narrazione, con il suo punto di vista sobrio ma pur sempre emotivo, agevola molto l’empatia con Guido e con il suo modo di proporre le esperienze, anche quando non ci si trova d’accordo con le sue riflessioni o con le sue scelte, anche quando verrebbe voglia di scuoterlo dal suo torpore, ma tranquilli… alla fine ci pensa Medea.

Giudizio finale e conclusioni: capita di rado poter affermare con sicurezza che leggere un libro possa diventare una vera e propria esperienza di vita. Ancora di meno è possibile in un mondo, come ci ricorda Guido, dove la qualità e il bello cedono rispetto alle richieste commerciali e alle storie che vendono a prescindere da cosa vogliano (o spesso non vogliano) insegnare. Non si dispensano tartase diventa pertanto una lettura da intimità, dedicata a tutti quelli che in qualche modo cercano se stessi e vogliono ritrovarsi, a chi vuole, attraverso Guido, capire la propria realtà. Perché alla fine, prima o poi, ciascuno di noi dovrà mettersi a cercare le proprie tartase. E chiunque sia, come Medea, saprà aspettare il momento giusto per farcelo notare.

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Pubblicato da su 24 aprile 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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