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Eleonora C. Caruso – Col nostro sangue hanno dipinto il cielo[RECENSIONE]

06 Apr

 

Titolo: Col nostro sangue hanno dipinto il cielo
Autore: Eleonora C. Caruso
Editore: SpechlessBook
Pagine: 45

In Download free, qui

Trama: In una Tokyo multiforme ma che appare senz’anima, l’host Shun una volta appreso della morte della sua cliente Yuri, ha modo di riflettere sul senso dell’esistenza e sulla sua condotta, attraverso una carrellata di frequentazioni stratificate, egli avrà modo di mettere in luce le pieghe del suo mondo (la sua Tokyo) e tutte le contraddizioni della società in cui si ritrova, suo malgrado, a sopravvivere per non essere schiacciato dalle sue pieghe. Nemmeno i sentimenti più sinceri, come l’amore non pronunciato per Toru, ha la forza necessaria per salvarlo, e divorato dallo stesso sistema che lo mantiene sul piedistallo, Shun può solo interrogarsi e scegliere se partire oppure restare.

Contenuti: Partendo dall’assioma che l’autrice ci presenta un testo rischioso per tanti fattori e che proprio in quel gusto del rischio riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all’ultima riga, il racconto breve si compone come una carrellata appena tratteggiata di tante storie che dentro la narrazione si compongono e restituiscono differenti visioni della vita e della sua corruzione. Il primo male che emerge con forza, tanto da sembrare ineluttabile, è proprio il mal di vivere che una società moderna e complessa impone alle persone, che di fatto, proprio come succede a Tokyo e a Shun, può imporre il suo modus vivendi o schiacciare chi cerca di discostarsi dalla realtà imposta e dalla sua visione. Al di la delle strade e delle luci con cui viene cosparsa la trama, l’autrice ci racconta una realtà cruda, che fagocita l’uomo e che non dà scampo a nessuno, compresi coloro che rivestono ruoli di controllo e che pensano di potersi permettere tutto quando in realtà non sono altro che vittime delle loro stesse pretese e di quella convenzione sociale impalpabile che condiziona le loro scelte. Da queste fondamenta emergono con un sistema di diadi le contraddizioni che affliggono le persone, portate a desiderare tutto e a comprarselo, credendo che quelle finzioni siano reali e insegnando a Shun, che svolge il ruolo suo malgrado dell’antenna parabolica che recepisce tutti i segnali, la differenza che intercorre tra la vita di facciata che i suoi clienti vivono pubblicamente e le loro paure a malapena accennate al buio o dopo un efficace bevuta di alcol, oppure la comparazione tra il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, ricordando a tutti quanti che le scelte, anche quelle positive, possono non rivelarsi tali se inserite in un contesto dove molto facilmente chi sbaglia, per quanto popolare, rischia comunque di venire sommerso dal passo falso e dalle sue conseguenze. Shun ci dimostra come, al di la delle caratteristiche forzate ed estremizzate che incontra e descrive, tutte le persone scendono a patti con qualcosa e comunque dipendono da delle volontà altrui, sia che si avventurino nella nostra esistenza sotto forma di persone o di semplici desideri che vogliamo realizzare. La libertà, concettualmente, tende a non liberare dalle catene e diventa utopica, tanto che il gesto estremo della sua cliente Yuri, per quanto possa essere inappropriato ammetterlo, assurge proprio a quel ruolo di libertà in grado di salvare la persona, che se non si suicida, può soltanto cercare di scappare da quel sistema. Il testo della Caruso si intensifica e si stratifica su tanti contenuti sociali che escono fuori dalle parole o dall’ambientazione nipponica in cui lo troviamo ambientato, per diventare generale e pertanto applicabile a tutti. Come l’idea stessa che l’amore non si compra, ma che pagando si diventa dipendenti da esso e dall’idea che ci si possa sentire amati a ore.

Ambientazione e personaggi: Le persone, Shun compreso, sul quale comunque troviamo dei dettagli fisici più marcati, sono a malapena tratteggiate, ma con linee marcate che rendono il loro caratteriale netto all’interno della trama e dello spazio in cui si muovono. Toru impara e rivela senza esserne consapevole le contraddizioni del comportamento del suo amico, Matsumoto è mite e può aiutare Shun a scappare dal sistema che lo sta per espellere, Yuri si è affrancata, per quanto sconfitta, dal dolore che nessun amore pagato riusciva a contrastare e a riempirne il vuoto, Mamini tesse le sue trame e cerca di comandare e direzionare gli altrui gesti, evidenziando tutte le debolezze più cupe che vive chi ritiene di essere privilegiato, ma alla fine incatenato dal sistema come tutti gli altri… I personaggi si muovono, assumono delle pose tipiche, che consentono al lettore e a Shun con lui di capire qual è il suo personale dramma e il modo per tirarsi fuori da una vita che sembra ormai irrecuperabile. Ma tutto questo avviene a Tokyo. Una città nota per essere briosa, illuminata e tecnologica ma che la narrazione ci restituisce cupa, priva di emozione e deprivata di umanità, qualsiasi sia il senso che le si voglia attribuire. L’ambientazione giapponese è curata, molto coerente, forse anche troppo tanto da apparire meno fluida in alcuni passaggi dove forse era meglio evidenziare di più l’emotività della situazione e meno il contorno, ma di fatto in quella dicotomia di dipinti si sente la città vibrare, apparirci davanti anche se non abbiamo mai avuto l’occasione di conoscerla davvero.

Forma e stile: La costruzione del racconto è molto intuitiva, una narrazione dinamica, pulita e mai contraddittoria, che riesce a tenere il lettore incollato tra la trama e il sentimento provato, in un equilibrio costante. Buon ritmo e accuratezza anche delle frasi più brevi trainano la lettura sino alla fine.

Giudizio finale e conclusioni: Non è molto facile riuscire a descrivere con appropriatezza e competenza un racconto come questo. Sono solo 45 pagine, ma spalancano un mondo che può piacere o non piacere, proprio come i dilemmi con cui decidiamo di amare o non amare qualcosa. “Col nostro sangue hanno dipinto il cielo” è un racconto tosto, che ci svela senza fronzoli una realtà che potremo temere, che svela nel profondo l’animo umano e le catene che noi crediamo essere invece sintomo di libertà. Ecco, forse per questo io personalmente ho amato questa storia. Ma di sicuro, non è una lettura per tutti, ma va dedicata a coloro che vogliono, con poche pagine, indagare la vita, i suoi dogmi e l’insensatezza dell’animo umano.

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1 Commento

Pubblicato da su 6 aprile 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Eleonora C. Caruso – Col nostro sangue hanno dipinto il cielo[RECENSIONE]

  1. Filomena scrive...

    7 aprile 2014 at 09:44

    L’ho letto e devo dire che ho apprezzato molto lo stile dell’autrice e concordo con te, la storia in sé può piacere o no ma, a me, ha spalancato le porte di un universo finora sconosciuto.
    Consiglio di leggerlo, già dopo poche righe ci si immerge nella storia e ci si lascia trasportare fino all’epilogo.

     

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