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Nanni Malpica – Tattoo[RECENSIONE]

04 Apr

Titolo: Tattoo
Autore: Nanni Malpica
Editore: Triskell edizioni
Pagine: 33
Prezzo: 1,99
ISBN: 9788898426102

Trama: la routine quotidiana di Cleo e Belquis subisce una brusca virata mentre nella loro casa irrompe l’intraprendente Bubu, seguito poi dal suo compagno di casa Daniele, che cercherà di riportarselo via. Nell’arco di una serata, dal loro incontro, oltre a far uscire allo scoperto i loro rapporti intrecciati e tutte le contraddizioni delle loro vite, i quattro avranno modo di fare i conti con le proprie aspirazioni e le reciproche debolezze.

Contenuti: Al di la dell’intento ironico, a tratti grottesco e con un pizzico di gusto surreale, l’intero racconto si impianta attraverso le vite personali di quattro protagonisti, ognuno con le sue peculiarità e il suo bagaglio personale. Andando all’interno della storia, il lettore non può fare a meno di riflettere su due aspetti che contraddistinguono i quattro e i loro mondi a confronto: il primo è di certo il senso della routine, che spesso avvolge e soffoca le coppie consolidate, mettendo in evidenza tutte le strategie consce o meno, che i partner mettono in atto per non sentirsi schiacciati dalla situazione. L’altro è il senso di estrema normalità, quasi spiritosa e anche inconscia (come per Bubu e Daniele) dove si vive una relazione omosessuale ma in realtà, oltrepassando la consapevolezza di chi sta con chi, si parla di due coppie non convenzionali che vivono dei meccanismi piuttosto normali per chi si ama da tanto tempo, e ha lasciato il sentimento in balia dell’affetto che lega sino alla fine due persone in modo indissolubile. Anche se diventiamo seduttivi, come Belquis, anche se scappiamo cercando qualcosa a livello emotivo che ci conforti, come nel caso di Bubu, persino se speriamo in un cambiamento come Cleo o rincorriamo chi amiamo, senza aver il coraggio di dirlo, proprio come ha fatto Daniele. In pochi tratti decisi la trama evidenzia tutte le contraddizioni di un per sempre, che spesso non esiste proprio perché nella società moderna siamo abituati a pensare in termini di “io” e meno di “noi”, a cercare il benessere personale piuttosto che ad aggiustare le cose che possono incrinarsi. E il finale di questa storia ci insegna proprio questo, secondo me: riaggiustare e riscoprirsi, anche quando fingo di perdere la testa per la novità, si può. Tra calde lenzuola e tra le calde carezze di sempre.

Ambientazione e personaggi: L’unico ambiente che appare nitido nell’arco della storia è la casa delle due donne, che non si compone come luogo ma come specchio delle loro caratteristiche personali. La casa è frizzante con tratti di eleganza, accogliente, proprio come Belquis, ma anche disordinata e colorata, sulla base delle circostanze e dei punti di vista esternati. Casa a parte, la storia è universale, un non luogo dove si esprimono i caratteri e i ruoli definiti, con pennellate piuttosto decise, dei personaggi, senza una collocazione evidente, che in qualche modo intervenga nella storia. I personaggi sono quattro, e a quattro si riducono, assumendo ciascuno un connotato ben preciso che si interseca con gli altri nel balletto della storia e dei dialoghi, e che compensa la posa del partner individuato e a esso associato. Il loro muoversi ed essere fedeli all’immagine che rendono di sé e che fanno accettare agli altri, lettore compreso, conforta e rinforza la lettura, che alla fine seguita senza evidenti sorprese. Se non proprio il tatuaggio, che nel testo diventa la metafora delle loro vite.

Stile e forma: Il racconto si sviscera con uno stile impreziosito, edulcorato e di sicuro frutto di una ponderazione studiata, senza però risultare stucchevole o eccessivamente finto. Forse proprio per conformarsi alla metafora dell’intero racconto e all’aria ironica che pervade l’intera opera, la trama scivola lieve nella lettura. Non si sono rilevate imprecisioni, e anche nei momenti in cui il narratore esterno interviene con mano pesante nel racconto per rimarcare impressioni e riflessioni a margine, la lettura non solo non si rovina, ma riesce a giovare di questo stratagemma narrativo, che comunque non è eccessivamente invadente, calibrandosi coi punti di vista dei vari personaggi.

Conclusioni finali: Tattoo è un racconto che fa sorridere, che insegna senza pretendere di farlo, che  disegna una realtà semplice, aiutando a comprenderla anche il più sprovveduto dei lettori. Un testo intenso, dedicato a tutti quelli che possono dedicare il proprio tempo a una lettura che fa riflettere senza mai cancellare il sorriso dalle labbra.

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Pubblicato da su 4 aprile 2014 in Recensioni

 

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