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La mia biblioteca in Pillole – Ultime letture (24)

17 Mar

Titolo: Cuori meccanici
Autore: Andrea Mancinelli
Editore: Baldini  Castoldi
Pagine: 199

La storia così come l’autore ce la propone, a conti fatti, risulta convincente sino a un certo punto. Il protagonista vive una vita che appare al di fuori perfetta ma che in realtà nasconde tutte le contraddizioni di chi ha le emozioni spente. Ecco, il senso descrittivo della ripetitività e dell’assenza di emozione è talmente convincente da contagiare il lettore durante l’esperienza di lettura del romanzo. Anche se la vita raccontata, grazie alle piccole rivoluzioni che gli accadono intorno (come nel caso del fratello Luca o all’ossessione generatasi alla conoscenza della misteriosa Clara), tenderà a distruggersi per smascherare la vera essenza dell’anima del protagonista, alcune scelte narrative non giustificano un apprezzamento smodato, facendo archiviare questo romanzo come una lettura che può destare interesse ma fatica a colpire per rimanere impressa. Questo romanzo per me è stato il primo impatto con l’autore, la cui opera non posso ancora giudicare nella sua interezza, ma se dovessi basarmi solo quest’esperienza non posso negare che la storia, così come è stata realizzata, è a mio avviso piatta e priva del mordente necessario a coinvolgere davvero.
Un vero peccato.

Titolo: Di corsa, di nascosto
Autore: Francesco Botti
Editore: Guanda
Pagine: 185

Questo libro è stato per me un’ottima lettura, nonostante il mio approccio ormai diffidente con le produzioni LGBT italiane. In otto racconti l’autore ha saputo gestire in modo esemplare il variegato mondo sub urbano dell’omosessualità moderna in Italia, suscitando diverse emozioni non solo in termini narrativi ma soprattutto a livello introspettivo. Con una narrazione priva di fronzoli o di costrutti atti a nascondere più che mostrare, Francesco Botti ci descrive l’amore, l’inappagamento, il desiderio di volersi sentire normali… tanto per esemplificare.
La prosa è scorrevole, incanta e non ha bisogno di nascondere la banalità dietro effetti speciali di alcun tipo. È una lettura che consiglio vivamente a chi ha bisogno di ripercorrere la storia personale, ma anche per potersi immedesimare in uomini reali, al di là dei loro desideri e pulsioni.

Titolo: Vieni a prendermi
Autore: Fabrizio Demaria
Editore: Arkadia
Pagine: 234

Condensata in 234 pagine, l’autore ci presenta una saga familiare che dallo sbarco degli alleati in Sicilia in poi racconta non solo le vicende di Caterina e Jano e dei loro figli, ma un intero scorcio sull’evoluzione sociale agli avamposti dell’Italia, dove le persone inseguono le proprie aspirazioni, spesso scontrandosi con la realtà della vita e le proprie scelte. Un progetto ambizioso sul quale avevo riposto molte speranze, una volta che questa lettura mi era stata suggerita dal mio libraio di fiducia.
Ma, c’è sempre un ma.
A mio avviso nell’economia generale delle vicende, ci sono troppi sbalzi temporali che non consentono al lettore di identificare e soprattutto abituarsi all’evoluzione stessa delle storie intime della famiglia, e questo purtroppo ha il potere di pregiudicare l’esperienza di lettura. Al di là degli schemi narrativi e dei ritratti concettuali, l’autore a mio avviso a perso il treno, una volta lasciatosi alle spalle la giovinezza di Caterina e Jano, di trasformare questo libro in un accorata opera d’arte che, per esprimersi, aveva di certo necessità di uno spazio maggiore e più articolato, soprattutto nei punti dove certi accadimenti, come la scomparsa e la morte di un personaggio in terra straniera, passa comunque come inverosimile per come è stato gestito. Nessuna indagine, nessuna segnalazione, niente di niente?
La prosa, intervallata da dialoghi e citazioni dialettali, rimane comunque buona, ma la trama in certi tratti traballa un po’ troppo per poter essere presa con la considerazione che questo romanzo meriterebbe e questo è un vero peccato… però, che storia! Merita comunque di essere letta e l’autore, secondo me, ha comunque la stoffa per far parlare di sé, e a lungo.

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Pubblicato da su 17 marzo 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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