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Vincenzo Soddu – La neve a Gaza[RECENSIONE]

10 Mar

Titolo: La neve a Gaza
Autore: Vincenzo Soddu
Editore: Caracò
Pagine: 120

Trama: Karim non ha avuto una vita facile, ma cerca comunque la sua redenzione. Ha un obiettivo: tornare a Gaza, terra delle sue origini, per rimettere a posto le cose che forse ha lasciato in sospeso. Cose o persone, non ha importanza. Proprio per questo, aiutato da un gruppo di amici, svilupperà un piano d’azione con l’unico intento di tornare a casa e, in questo modo, riscoprire se stesso.

Contenuti: Il tema centrale della lettura è la lontananza. Non tanto quella fisica, ma il senso emotivo della distanza dalla propria terra che, per quanto possa sfibrare le persone, riesce comunque a resistere, mantenendo quel filo di collegamento tra la vita attuale e quella invece idealizzata nella propria terra. Questo, secondo me, è un po’ la metafora che rappresenta Karim, al di là della sua situazione di extracomunitario che ha fatto la galera, ma che è riuscito a sviluppare dei rapporti di amicizia sinceri anche in terra straniera. Karim stesso è il legame sfilacciato tra lui, Cagliari la città bianca e Gaza dove non nevica mai. Altro tema cult è di sicuro il senso stesso dello status di emigrato in terra straniera, se per fuga o per necessità poco importa alla fine. La persona si risocializza, impara, vive la discriminazione e cerca di superarla (o a volte, di piegarsi per sopravvivere), tesse trame e legami per sentirsi meno solo, per sviluppare un senso di comunità, di norma con altri che vivono lo stesso disagio. Ma il libro, oltre che di rimpianto e solitudine, oltre che di abbandono ed emigrazione, ci descrive anche l’amicizia, il risvolto bello della piega dei rapporti umani. Quella stessa forza che a volte, in compagnia, fa varcare quei confini che da solo non muovi.

Ambientazione e Personaggi: Il senso di Cagliari irrompe nella scena con forza. Chi ci vive la riconosce anche attraverso le descrizioni di Karim, i luoghi che vengono descritti partecipano al suo stato d’animo, aiutano il protagonista ad affrontare la sua traversata. Lo stesso effetto lo otteniamo anche nella meta del suo viaggio: ogni piccolo dettaglio dell’ambientazione contribuisce in modo peculiare alle vicende, aiutando il lettore a inquadrare con maggior precisione il senso della storia. I personaggi, a parte Karim, sono a malapena affrescati, ma svolgono una funzione ben precisa, quasi automatica, nelle vicende, che da un lato restituisce una logica perfetta nelle scelte e negli avvenimenti che si susseguono, dall’altro però rischia di cristallizzare la narrazione e la trama appiattendola, trasformandola in quadro dove l’imprevisto non è contemplato, dove tutto è troppo perfetto e magari rischia di diventare inverosimile. Ma la storia alla fine non è altro che una storia, ottenibile dalle variabili oggettivi, e in questo senso ogni lettore alla fine non può che accettare gli esiti in cui lo scrittore ci accompagna attraverso la lettura.

Forma e stile: la narrazione appare lineare, il ritmo costante, c’è qualche distrazione che magari è sfuggita, a partire dalle d eufoniche di troppo presenti nel testo, ma in ogni caso, superati questi deficit, la lettura riesce a decollare e a impossessarsi del lettore fino alla fine. La storia, proprio per la sua costruzione, si fa leggere in poche ore e in quell’arco di tempo rimane impressa l’emozione, insieme agli intenti.

Giudizio finale e conclusioni: La neve a Gaza, al di là di tutti i temi caldi trattati, ancora oggi riesce a raccontare ai lettori una storia di speranza e di riscatto. Una lettura interessante, dedicata a tutti quelli che hanno bisogno di riscoprire il senso di rivalsa e quanto esso può aiutarci a vivere. E inoltre, non trascuriamo un dettaglio: i diritti sul testo sono devoluti dallo stesso autore al progetto “Handala va a scuola” rivolto ai bambini palestinesi in età scolare.

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Pubblicato da su 10 marzo 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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