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Valerio Monti – Io esisto?[RECENSIONE]

21 Feb

Titolo: Io esisto?
Autore: Valerio Monti
Editore: Lettere Animate
Pagine: 144
ISBN: 978-88-97801-57-3

Trama (dalla quarta di copertina): Rinchiuso nel suo piccolo appartamento e nelle proprie fobie, un uomo vive solo. Il tempo, i libri, i sogni, i dubbi, le paure si mescolano nella mente dell’uomo, in una progressiva scomparsa di se stesso. Il tempo passa scandito dai suoi tanti orologi e dal suo battere a macchina: attraverso lettere e riflessioni ripercorre le tappe che lo hanno portato a quella lenta discesa verso il nulla. Il confronto con gli altri, la paura del prossimo, la conseguente alienazione dalla società vengono buttati contro il lettore con ferocia, mentre le funzioni dell’arte intesa come creatività dell’inconscio vengono svelate piano piano, unica ancora di salvezza dell’uomo nei confronti di una società che non può accettare. In fondo al baratro il protagonista giungerà all’unica conclusione possibile, non senza un barlume di speranza.

Contenuti: In tutta a narrazione appare chiaro che il contenuto principale della storia è la sofferenza: quella che mette ai margini, che fa precipitare la persona in uno stato sub-umano quasi, che si coniuga con l’ossessione e la patologia. In questo senso il racconto di Valerio Monti raggiunge il suo obiettivo in pieno: tutte le caratteristiche sia narrative che di trama in qualche modo incentivano lo status patologico ed estremo del protagonista nonché voce narrante, i cui contatti sociali sono ridotti al minimo e spesso nemmeno mantenuti in onore di un isolamento profondo, dove il protagonista (il cui nome verrà celato sino alla fine) si annulla, scandendo le sue giornata in modo metodico e pensando a quelle poche figure di riferimento (il padre e la madre) che ha perso troppo presto per poter sopravvivere da solo al mondo e poter quindi condurre una vita normale. L’unico aspetto vigile del suo io è la coscienza, la stessa entità interiore che lo porterà di dubbio in dubbio, di intento in intento, sino al principio cardine che poi si trasforma nello stesso titolo del romanzo (Io esisto?) con l’esito deciso che il lettore incontrerà nelle ultime pagine. Tutte le sfumature della solitudine interiore che acquisiscono corpo nella storia, assurgono comunque a uno status personale, dove viene affrontato il trauma, l’impossibilità a reagire correttamente all’evento incidentale come un’aggressione violenta, per poi sostanziarsi nel male del vivere, dove la voce narrante nonostante le sue evidenti turbe, rinuncia al contatto umano al di fuori della sua nicchia per non turbare la calma opprimente e silenziosa del suo nido. Il protagonista quindi legge i libri lasciatigli dal padre in eredità, per un continuo confronto con la sua figura, si rivolge alla madre deceduta in cerca del suo perdono, di quella accettazione per come sono andate le cose che mai ha evidentemente incontrato in vita, e infine si lascia gestire dal caso e dalle opportunità che il mondo di fuori gli propone:dal vecchio amico che va a fargli visita sino all’uomo che gli fa le commissioni o il cugino che ogni cinque anni gli scrive per gli auguri.

Ambientazione e personaggi: l’atmosfera e il luogo di vita del protagonista sono descritti in maniera puntigliosa, dettagliata, quasi ossessiva: meccanismo narrativo che, se da un lato inquadra meglio il suo livello patologico, rischia nel contempo di stufare il lettore per la ridondanza dei soliti dettagli: la sporcizia, la polvere, le persiane chiuse, il ticchettio, la luce artificiale. Un aspetto inusuale ma molto apprezzabile diventa la componente acustica e onomatopeica del testo, dove il rumore e la sua descrizione divengono comunque centrali, e necessari, per giustificare addirittura le turbe e le scelte dell’io narrante.
Invece le figure che invadono la scena o, meglio, il campo d’azione del protagonista sono poco delineate, filtrate dal sentire personale del protagonista e comunque sprovviste di connotati simbolici chiari. Non hanno un nome, tanto quanto lui (la cui descrizione personale diviene solo la descrizione di un corpo grassoccio e spesso sporco dinanzi allo specchio, senza mai definire chi sia lui sul serio) e si agitano nei suoi pensieri o nei suoi spazi limitatamente alla sua disposizione ad accogliere e a infrangere le sue regole di isolamento volontario.

Forma e stile: Purtroppo questa è la nota dolente di tutto il testo, tanto da compromettere l’esperienza di lettura. Lo stile minuzioso e ossessivo si ripercuote nel gradimento, con la profusione di ripetizioni sia concettuali sia nell’uso dei vocaboli, oltre alla presenza di d eufoniche e a qualche discordanza narrativa che salta comunque agli occhi del lettore. Si rileva quindi che il testo, di per sé esplosivo e interessante a livello concettuale, risulta però fortemente limitato da un’esposizione lenta, trascurata, sintomo non di inesperienza narrativa dell’autore (che dimostra delle indubbie capacità ideative), quanto invece dell’assenza di un editing professionale che sarebbe dovuto intervenire prima della pubblicazione per limare l’impatto ridondante e correggere gli errori di sintassi e di forma, ma che evidentemente non c’è stato. E questo purtroppo abbassa il gradimento e la resa finale della lettura.

Conclusioni e giudizio finale: A parte il problema della resa per le problematiche della forma, il libro “Io esisto?” ha la capacità di gettare luce su un ambiente sordido e inarrivabile come i meccanismi umani patologici. Da questi presupposti, si ritiene che possa essere una lettura concettualmente interessante, ma che l’autore, di sicuro, potrebbe riservare delle buone sorprese future nella sua carriera.

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Pubblicato da su 21 febbraio 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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