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Luigi Romolo Carrino – Il Pallonaro[RECENSIONE]

15 Feb

Titolo: Il pallonaro
Autore: Luigi Romolo Carrino
Editore: GoWare
ISBN: 9788867971213
Pagine: 211
Prezzo: € 4,99

Trama: un racconto lungo una stagione calcistica, nella quale Diego Di Martino, nuovo acquisto dei verdenero, cercherà di fare i conti con le sue pulsioni. Ma l’incontro con il suo compagno di squadra Stefano e l’ingresso nel gruppo Marisa spalancherà al giovane calciatore un mondo sotterraneo, dove si ha la consapevolezza che si può, in intimità, essere gay e essere calciatori. Ma c’è un prezzo da pagare: essere se stessi o coprirsi le spalle l’un l’altro per un ipotetico bene comune? Il tempo di una stagione soltanto, e Diego farà le sue scelte.

Contenuti: L’argomento del connubio tra calcio e omosessualità non è nuovo nelle letture moderne: Nicolas Bendini per Playground ha presentato gli anni passati due testi, lo stesso argomento è stato trattato anche da Lusores di Cristina Lattaro, ma di sicuro il testo di Carrino riesce comunque a imporsi per il modo con cui la tematica viene affrontata e nel contempo per come riesce a sollevare il velo ipocrita che alleggia nella disciplina calcistica sull’omosessualità chiamando le cose col loro nome e, soprattutto, descrivendo tutte le resistenze che in modo plausibile si frapporrebbero tra la natura del calciatore e un suo eventuale coming out pubblico. Un altro aspetto che si coglie nella storia e che ritorna ciclicamente, per quanto non affrontato direttamente, è il modo edulcorato, sfrenato e spesso spregiudicato dello star system, in questo caso calcistico, dove a volte l’unico istinto emozionale è quello di provare a varcare i limiti, per sentirsi liberi e apprezzati, un mondo dove le relazioni appaiono legami di convenienza, alla bisogna anche muti scambi d’affare, che contrasta a perfezione coi sentimenti genuini di squadra o relazionali e sentimentali che Diego sviluppa, soprattutto con Stefano, tanto da suggerire al lettore una netta linea di demarcazione tra cosa sia il bene e cosa invece no. L’omosessualità nel calcio si interseca poi con l’omosessualità e la rivelazione del sé ai propri cari e ai propri amici (alla squadra, nel caso di Diego e Stefano) restituendo un quadro coerente con le tendenze, purtroppo retrograde, dell’Italia moderna.

Ambientazione e Personaggi: con lo stratagemma delle partite in casa oppure in trasferta il lettore ha modo più che altro di sondare l’animo del protagonista in tutte le sue evoluzioni e consapevolezze, a volte tacite e sussurrate, ma spesso anche celate all’esterno, per quanto apprensive. L’ambientazione è una cornice densa di ricordi che di rado interagisce coi protagonisti o attraverso di essa si ritrovino a esprimersi. Esiste un senso di appartenenza regionale, una Campania presente ed esotica che viene di sicuro facilitato anche dal registro verbale ricco di regionalismi, ma il lettore non ne viene turbato, anzi, rimane affascinato contrapponendolo a quel mondo edulcorato e finto che Diego vive alla ribalta, su al nord. I personaggi hanno delle caratteristiche molto nette, soprattutto a livello caratteriale sembrano determinati in modo distinto e forte, quasi in disequilibrio. Lo stesso Stefano è troppo caratterizzato, senza sfumature e leggermente idealizzato, aspetto che invece Diego riesce a giocarsi meglio nel corso della narrazione, proprio perché si impossessa del punto di vista sino alla fine e mostra le sue debolezze e le sue risorse in un percorso ben congegnato e consapevole. Tutti comunque assumono un buon spessore e difficilmente appaiono piatti, di per contro la loro estremizzazione rischia, per alcuni, di farli apparire delle macchiette, come nel caso di Giussy, che ha tutti i connotati (e i comportamenti propri) del delinquente/ultras/hooligans). Ma non è l’unico esempio.

Stile e forma: la narrazione in prima persona, si sviluppa in modo semplice, senza mai cascare in contraddizione o in errore, la forma è smagliante e spigliata, anche nei tratti più confidenziali, quali si volesse catturare l’attenzione del lettore e facilitare il percorso di immedesimazione col personaggio. Buono anche l’utilizzo del dialetto campano, per far entrare in sintonia Diego con le sue origini e renderlo un personaggio meno nebuloso, ma forse è stato un po’ troppo abusato in alcune parti, pregiudicando in qualche frangente la comprensione del testo per chi magari non ha dimestichezza col napoletano.

Conclusioni e giudizio finale: il merito de “Il Pallonaro” è di sicuro quello di far luce sul mondo del calcio e sul tabù ancora presente rispetto a situazioni come l’omosessualità, non solo limitandosi a dire pallidamente che esiste (e a sputarci sopra un romance LGBT) ma assurgendo a quel ruolo di svelare le dinamiche e i meccanismi di un contesto che, di norma, viene immaginato e rappresentato come estremamente machista e pertanto appannaggio del mondo eterosessuale. Una lettura gradevole, dedicata pertanto a chi vuole imbarcarsi in un girone di serie A e scoprire quanta emozione vi si può celare al suo interno.

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Pubblicato da su 15 febbraio 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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