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Prisca Turazzi – Hernest[RECENSIONE]

14 Gen

Titolo: Hernest
Autore: Prisca Turazzi
Editore: Alcheringa Edizioni
Genere: drammatico
Pagine: 246
ISBN: 8898621027
Prezzo: € 11.60

Trama: La vita di Madison viene messa in crisi da un misterioso maniaco del cui incubo non riesce a liberarsi. Grazie alla sua amica Amanda, la ragazza deciderà di rifugiarsi nella casa isolata di Hernest, il fratello di quest’ultima, che vive da lungo tempo una vita appartata a causa della sindrome di Asperger, di cui è affetto. Nonostante le diversità e i reciproci fastidi, tra i due nascerà un’intesa talmente intensa che porterà a dei risvolti inaspettati. Ma l’ombra del maniaco ossessionato da Madison rischierà di mettere a repentaglio la sua sicurezza e la buona riuscita della loro relazione.

Contenuti: La prima riflessione che sorge dall’esperienza di lettura è di certo afferente a come il mondo della patologia (o della presunta tale) rischi di compromettere il benessere fisico di chi, agli occhi della pluralità dei normodotati, si vede etichettato come portatore di un bisogno e di cure ma non come fautore di risorse personali. In una società figlia di un approccio prettamente medico, dove il danno o la lesione vengono analizzati in quanto tali tralasciando l’insieme delle abilità (e spesso, delle pezze che la stessa natura pone per chi ha qualche disfunzione) e del contesto socio-ambientale, spesso ci si ritrova a dover interagire con una persona affetta da sindrome (come un Aspie) in un rapporto sbilanciato, dove la tutela e il maternage prevale sul rapporto paritario. E sarà proprio l’errore che anche Madison compierà prima di lasciare spazio alle emozioni che renderanno il suo rapporto con Hernest più burrascoso e tenero, e di certo più reale. In sé comunque la storia, a prescindere dagli intenti di stampo thriller, insegna al lettore una lezione importante: una carenza o un deficit comportamentale presenta anche delle ricchezze interiori e strutturali che rendono la persona quell’aggregato multidimensionale che tutti conosciamo nella sua interezza (per quanto spesso ce ne sfugga la nozione integra e intellegibile). Altro tassello importante è il disturbo dello spettro autistico, come la stessa autrice specifica nella pagina dedicata ai ringraziamenti: la storia è incentrata su Hernest e Madison, ma di fatto il lettore apprende un messaggio universale sulla pluralità della patologia Asperger (al di là delle peculiarità di ogni persona affetta dal disturbo, così come vale per ciascuna sindrome di questo mondo) e acquisisce una minima confidenza con le sfumature che afferiscono a quel campo specifico della medicina. Un’altra argomentazione rilevante e interconnessa ai precedenti è l’annoso problema della sessualità e del legame sentimentale con la disabilità, che pone una serie di scrupoli che poi si risolvono con un moto importante: vivila con naturalezza. Perché di fatto le persone disabili hanno gli umani stimoli sessuali e la loro condizione non può in alcun modo diventare il paravento per non adeguare l’accesso alla compensazione dei predetti stimoli. Infine il romanzo parla al lettore della violenza e dell’ossessione e di quanto il timore possa incidere sulla psiche delle vittime per rendere la loro vita un vero e proprio inferno.

Ambientazione e personaggi: mentre sull’ambiente prettamente fisico, a parte qualche guizzo rispetto alla situazione solitaria e tetra (per quanto innevata) della casa di Hernest, di fatto gli spazi appaiono piatti, poco descritti e comunque trascurabili rispetto al ritmo della trama e al narrato delle vicende, come se di fatto fosse voluto il non descrivere i luoghi né dare alla loro funzione una sostanza più pressante della mera cornice. In merito ai personaggi invece si esce dalla dinamica bidimensionale per dare delle caratteristiche interessanti ad alcuni: in primo luogo a Madison, il cui quadro poliedrico emerge rispetto a tutti quanti. Un’altra figura che di sicuro si conquista un ruolo di primordine, oltre a Hernest, è Amanda, i cui comportamenti ingannano il lettore fino alla fine, rendendola un personaggio che può sembrare incoerente, ma di fatto si merita a tutto tondo il ruolo di personalità controversa e scomoda. Mentre Patricia e Dante hanno poco spazio per esprimersi, apparendo generici e poco nitidi, un altro attore da non trascurare è invece Gill, che riuscirà a stupire fino alle ultime battute. In generale i personaggi hanno buone potenzialità caratteriali, forse una definizione fisica meno dettagliata, ancora da approfondire. Da quel profilo nemmeno Hernest con tutta la sua prestanza o Madison centrano il bersaglio: non emergono con chiarezza i loro connotati.

Stile e forma: La storia ha un ritmo calzante, improntato sulla continua suspense alternata alla fornitura di piccoli ma importanti indizi che solo alla fine daranno un quadro completo, prima al lettore e solo dopo alla povera Madison, protagonista e vittima sino alla fine della trama. Forse non tutte le sfaccettature e le implicazioni della storia hanno le medesime opportunità di potersi esplicare al meglio, ma la resa finale ha comunque il suo impatto da non trascurare. Non vi sono errori grossolani di forma, al massimo qualche trascurabile ingenuità di costrutto rispetto soprattutto alla presenza di alcune rime del tempo verbale su cui la storia è imperniata, ma è una tendenza che si nota solo inizialmente, quando la pluralità degli attori non esprimono tutta la loro presenza.

Conclusioni: Hernest parte dalle basi del giallo/thriller e sfrutta appieno le caratteristiche del genere per presentare al lettore un mondo diverso, imperniato sui temi sociali e sulla riflessione introspettiva, assolutamente da non trascurare. È una storia leggera ma nel contempo tosta, una lettura dedicata a coloro che intendono vivere il ritmo della suspense per poi riflettere sulla condizione umana e, soprattutto, sulla propria concezione della diversità comportamentale. Si fanno, lo giuro, delle interessantissime scoperte.

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2 commenti

Pubblicato da su 14 gennaio 2014 in Letteratura, Recensioni

 

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2 risposte a “Prisca Turazzi – Hernest[RECENSIONE]

  1. Martina Crapanzano

    14 gennaio 2014 at 18:56

    Il libro della mia amica Prisca! ❤ Bella e curata recensione! 😀

     

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