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Massimo Canuti – Contro i cattivi funziona[RECENSIONE]

22 Nov

Titolo: Contro i cattivi funziona
Autore: Massimo Canuti
Editore: Instar libri
Pagine: 137
Prezzo: 12 €

Trama: La vita del tredicenne Matteo subisce una svolta inaspettata col trasloco: lui e la madre separata, col fratello Guido, affetto da una patologia spastica che Matteo cerca di nascondere a chiunque, si trasferiscono in un nuovo quartiere, dove l’adolescente ha l’opportunità di fare nuove amicizie, a iniziare dalla vicina Selene e dal compagno secchione Saverio. Ma la vera rivoluzione avviene quando Matteo stringe amicizia con Francesco, il bullo della scuola e viene ammesso nel suo gruppo esclusivo. Tra violenze, protezioni insperate e partite di calcetto, la vita di Matteo e i suoi valori verranno scombinati, fino al momento cruciale in cui dovrà fare una scelta importante, che segnerà il passaggio fondamentale della sua crescita: essere popolare e aderire allo schema dei forti, o dare retta ai principi importanti, a iniziare dalle persone vere?
Il suo percorso non sarà, di sicuro, esente da colpi di scena.

Contenuti: Il libro affronta il tema delicato dell’adolescenza e delle contraddizioni proprie di un momento in cui, volenti o nolenti, la vita e il carattere delle persone si formano, tracciando i prodromi del percorso futuro. Facilitato dalla peculiare voce narrante, il lettore ha la possibilità di entrare in sintonia con i drammi tipici e a comprendere (e in molti casi rinfrescare) i meccanismi associativi, educativi e di valori, cognitivi ed emozionali degli adolescenti, inseriti nel contesto del gruppo dei pari, dinamiche che troppo spesso si tendono a dimenticare nell’età adulta, e a non vedere più una volta superata la fase di passaggio e di empatia col mondo giovanile. Altro tema cult, che si interseca con l’adolescenza in modo speculare, è la visione di tutte le contraddizioni, che non si esprimono solo nelle decisioni e nella variazione di intenti che si subisce a tredici anni ma anche nella differenza di educazione che porta inequivocabilmente a un bagaglio culturale diverso, basti pensare ai presupposti di contrapposizione che sussistono nella diade Francesco/Matteo.
Altri due temi che ritengo siano importanti e pregnanti nel romanzo, riguardano lo spirito adattivo in sede di separazione dei genitori e il rapporto di amore/odio nei confronti della disabilità in famiglia. Nel primo caso Matteo esprime in sintesi il sunto del figlio dell’epoca moderna, che in qualche modo sviluppa le sue capacità adattive nei confronti di una separazione tra i genitori che non forse non tollera, ma che è obbligato ad accettare. Agisce a volte con rabbia, ma comprende piano piano che, per sopravvivere, deve imparare a convivere con la consapevolezza che le famiglie possono scindersi e ricrearsi addirittura con nuovi elementi che piacciono ai genitori, senza che lui abbia voce in capitolo. Il secondo aspetto invece è molto più delicato, perché Matteo esprime nel suo rapporto con il fratello il dramma intero di un’età che deve fare i conti con le difficoltà di accettazione della malattia e per di più all’interno della sua famiglia. La sua reazione è quella del rifiuto, del cercare di nascondere, per torti subiti in passato, ma è anche fonte di maggiore sofferenza: Matteo odia il fratello, non in quanto fratello ma per ciò che la sua esistenza richiede sia in termini affettivi e impegni genitoriali (che gli sottraggono importanza all’interno del nucleo in un momento in cui lui la richiede pur dicendo di non volerla) che per il sentimento contradditorio di protezione che lui deve promuovere nei suoi confronti e, soprattutto, nei confronti di se stesso. È proprio l’autotutela il maggior motivo di dolore, in cui intimamente Matteo esprime risentimento per il fratello, perché lui è così e questo suo modo condiziona la vita di tutti, a iniziare dalla sua, emozione che comunque non si coordina con l’affetto parentale che prova. Questo spunto l’ho trovato stimolante, a me personalmente ha ricordato un altro dissidio simile, di un libro che ho letto poco tempo fa (Luna, di J.A.Peters) dove il problema non era la malattia, ma il transessualismo di un fratello. Nello specifico la protagonista Regan, in questo caso, attuava nei momenti di stress gli stessi meccanismi repulsivi per suo fratello Liam, che di notte si trasformava in Luna. Ovvero: ti amo perché sei mio fratello e sei così perché non è colpa tua, ma ti odio perché il tuo essere così condiziona la vita della mia famiglia e mi impedisce di avere in un momento importante come l’adolescenza, una vita serena. Ho trovato anche nel caso di Matteo lo stesso intento, espresso con una delicatezza molto simile, per quanto situazione e presupposti, anche ambientali, siano nettamente differenti tra i due libri. E a mio avviso questo è uno dei punti di forza maggiori dell’intero romanzo.

Ambientazione e personaggi: Ci troviamo in nord Italia, a Milano, ma non è importante il luogo quanto l’idea di periferia che, per vie traverse, transita all’interno della narrazione: l’ambiente genera un’atmosfera anonima: si parla di grigiore, di palazzoni, di centri di aggregazione e oratori, di campetti di calcio incolti, lontani dai fasti mediatici e consumistici che la grande città rappresenta nell’immaginario collettivo. In ogni caso le scarne descrizioni aiutano a cogliere meglio lo stato d’animo dei personaggi. La stessa dimensione di periferia ci viene resa dallo stravagario umano presente: persone ignoranti, dedite alla delinquenza, addirittura il parroco che cerca di  creare un polo attrattivo dei giovani, il netto contrasto tra i principi di sopravvivenza che vengono interpretati diversamente sulla base del substrato culturale della famiglia di appartenenza e che crea il divario tra i buoni, i sani e i cattivi (che si ritengono altrettanto giusti e sani e nei quali si fanno strada i principi xenofobi).
I personaggi sono diversi, e hanno un ruolo definito e circoscritto nelle vicende, ma il vero protagonista è e rimane Matteo, in tutta la storia: il suo punto di vista, reso in maniera delicata ma puntuale, ci parla del suo dolore, della sua paura del domani e del suo bisogno urgente di essere accettato. E attraverso ai suoi occhi intravediamo la relazione finita tra i genitori, l’odio per il nuovo compagno della madre Renato, l’ambivalenza del rapporto amicale con Saverio e con Selene, il delicato schema di attaccamento a Francesco e l’attrattiva che in lui esercita. Tutta la resa, nel bene e nel male, viene vissuta e masticata da Matteo, che poi li ripropone al lettore con puntualità, ma anche tanta delicatezza.

Forma e stile: Lo stile con cui Matteo parla al lettore è accattivante, scorrevole e totalmente privo di fronzoli o periodi edulcorati, proprio nel tentativo di dare maggior concretezza alla voce narrante, di renderla coerente con il contesto e con la persona. La forma è leggera, mai contradditoria e non vi sono refusi o errori che blocchino la lettura. L’unico neo forse è la gestione, soprattutto nella seconda parte, di una trama frettolosa, dove la scelta di dosare aspetto emotivo e personale, che sottendono anche l’attuazione di certi comportamenti, in alcuni fasi è troppo celere, le motivazioni sfumano e di fatto si ha l’impressione che Matteo si lasci persuadere troppo in fretta dalla violenza e dall’amico, senza che il lettore riesca ad accettare il passaggio. Forse sarebbe servito, nella gestione della mappa della trama, una maggior rilevanza su questo aspetto inserendo alcuni passaggi che aiutassero a comprendere meglio le sue reazioni e le sue scelte.

Considerazioni finali: Il libro di Canuti tratta una storia interessante. Sia perché riesce a mostrare dei temi attuali e anche tosti in una chiave delicata, sia perché l’esperienza di lettura è talmente soffice che è sin troppo facile adagiarvisi per sapere come va a finire. Una lettura dedicata a tutti quelli che hanno bisogno di esplorare col cannocchiale le dinamiche attuali dell’adolescenza, tra amori, rifiuti e accettazione della diversità. Uno sguardo privilegiato sui giovani e sul rapporto di questi con la disabilità in famiglia.

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1 Commento

Pubblicato da su 22 novembre 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Massimo Canuti – Contro i cattivi funziona[RECENSIONE]

  1. richardchance84

    15 dicembre 2014 at 18:00

    Libro appassionante, da ingoiare tutto d’un fiato. Ho avuto il piacere di lavorare con Massimo qualche anno fa, uno scrittore con una sensibilità eccezionale.

     

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