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Tina Carramanico – Oltre l’incerto limite[RECENSIONE]

04 Ott

Titolo: Oltre l’incerto limite
Autore: Tina Caramanico
Editore: Runa Editrice
Pagine: 134
Prezzo: 10,00 €

Trama: (dalla quarta di copertina) Cosa hanno in comune una falsa geisha sul Duomo di Milano e un figlio adottivo in crisi? Cosa lega un’adolescente obesa a una gemella stanca di essere eternamente in coppia? Tutti noi sopportiamo o ci costruiamo dei limiti per esistere, dei confini che ci definiscono e ci contengono, ma che possono andarci stretti, come l’abbraccio di una madre ansiosa: confini mentali, etici, culturali, fisici. Confini che hanno a che fare con le nostre origini o col nostro futuro, con la nostra identità e i nostri sogni. A volte i protagonisti di queste storie vanno oltre, per scelta o per caso, per amore o per rabbia. Quel passo li perde o li salva. Li porta in un altrove da cui, se mai torneranno, torneranno trasformati per sempre. Altri personaggi, invece, il coraggio di superare i loro limiti, di fare quel passo non ce l’hanno e restano così, in bilico, immobili eppure già cambiati irreparabilmente da quello che, per un attimo, hanno solo intravisto di là.

Contenuti: a far chiarezza fin da subito sul fil rouge che lega i dodici racconti presenti nella raccolta, ci pensa la stessa autrice nella sua prefazione: nonostante la mescolanza di generi e di intenti narrativi, la tela che ha tramato nel concepire questo percorso è l’affrontare in modo dettagliato, ma con ben dodici sfaccettature diverse, il concetto ampio di confine, o limite, e cosa si cela dietro di esso. Ma “Oltre l’incerto limite” non si può limitare a questo aspetto, va oltre. Non è più, al lettore, una trama tessuta di storie legate tra di loro da un minimo comun denominatore, ma si trasforma in un percorso più audace, che estende le sue propaggini sul mondo delle emozioni e del malessere di vivere. Parliamo pertanto di suicidio e del vuoto che la vita a volte genera, e del coraggio che possiamo avere (o no) nel ribellarci facendola finita. Parliamo della scelta tra amare un padre e l’amore che ci fa stare bene, quando la società ci impone le sue regole non scritte che vogliamo perseguire. Parliamo dell’amore e della sua innocenza, della freschezza che ha a venti anni. Poi viene affrontato il tema del dolore: per chi vive il disagio del rifiuto per il suo fisico, o chi è vittima di un abuso e non riesce a difendersi, come anche di chi invece lotta per affermarsi e differenziarsi, cercando una ribellione che può portare alla perdita di un affetto o a morire per essere cresciuta prima del tempo.
In nessuna delle voci prevale un aspetto, ma alla fine i dodici testi diventano un coro, ciascuno con la propria melodia da raccontare al lettore, e con tutte le emozioni a corredo.

Ambientazione e Personaggi: la voce narrante è variegata, tutti i personaggi sono diversificati e tratteggiati con poche energiche pennellate, tanto da riuscire a invadere l’immaginazione di lettura senza quasi mai cascare di tenore e di pathos narrante. Alcuni personaggi sono ben articolati, contengono una sufficiente complessità introspettiva, altri invece sono meno godibili. L’ambientazione dei testi varia, gran parte di essi raccontano l’Italia comune, quello non specifica ma dai tratti salienti noti alle persone comune, altri racconti hanno invece sede all’estero, ma il vero senso dell’ambientazione si esprime nell’individualità e nell’intimità del protagonista della storia, che spesso riporta quanto vede e sente, una visione profonda e studiata che non cade in errore, ma che a volte opprime il lettore, soprattutto se gli sviluppi meriterebbero di essere espressi con maggior vigore per non far perdere il filo delle evoluzioni attorno al “sistema persona”.

Stile e forma: I testi sono costruiti in prima o terza persona, a parte qualche apprezzabilissimo guizzo sperimentato in seconda. Alcuni hanno una tridimensionalità apprezzabile, in altri magari manca il senso di approfondimento del punto di vista che sappia reggere le vicissitudini senza perdersi troppo nell’estensione dell’io. In ogni caso i racconti vengono regalati al lettore con una forma smagliante e corretta, ponderata. Riescono a suscitare l’interesse fagocitando il lettore nell’iter della scoperta di dodici emozioni comuni, e soprattutto primigenie.

Conclusioni finali: è sempre difficile riuscire ad affezionarsi a una raccolta di racconti. Sia per la pluralità delle voci che delle esperienze diverse in cui ci si ritrova a leggerne gli esiti. Eppure la Carramanico riesce a suo modo a interagire col lettore, attraverso le sue dense pennellate, attraverso i patemi d’animo, la gioia effimera e inconsapevole dei suoi protagonisti. Poco importa se riescono a portarci avanti di pochissime pagine o ad andare un po’ più in là. L’autrice ha stagliato netto il suo confine, prende per mano il lettore e lo accompagna oltre, di storia in storia, senza mai lasciarlo solo. Lo circuisce, affrancandoli contestualmente dalle brutture che a volte, leggendo, si vogliono esorcizzare. Questo è un libro veloce, che attira e che prende nella lettura, ma che finisce troppo presto. Perché si vorrebbe parlare ancora di emozione, di malessere e della catarsi che si prova durante l’esperienza di lettura. Un libro dedicato a tutti quelli che vogliono evadere, e che hanno bisogno di qualche ora di fuga con un’autrice che li conduca per strade troppo pericolose da percorrere da soli.

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Pubblicato da su 4 ottobre 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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