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Paolo Pedote – L’isola dei papaveri[RECENSIONE]

29 Ago

Titolo: L’isola dei Papaveri
Autore: Paolo Pedote
Editore: Area51 Publishing
Pagine: 330
Costo: 2,99 €
ISBN: 9788865742587
Esclusivamente in formato digitale.

Trama:
Michele Arrighi, insegnante di italiano durante l’epoca fascista, trova enormi difficoltà di integrazione a causa del sospetto, da lui mai confermato, di omosessualità. A seguito di una segnalazione il protagonista verrà arrestato e successivamente inviato al confino preso le isole Tremiti, a far parte della nutrita folla di uomini accusati e condannati per sodomia. Reclusi nell’isola di San Domino, Michele e i suoi nuovi compagni cercheranno di sopravvivere ricreando un clima che possa alleviare la pena del confino, fino all’improvviso sgombero.

L’esperienza di lettura:
L’isola dei papaveri si propone come un romanzo che racconta al lettore diversi contenuti storici, appartenenti al bagaglio culturale di tutti, ma di fatto tremendamente attuali.
Ancora oggi infatti, nonostante una millantata accettazione dell’omosessualità, le persone rischiano sempre nel rivelare e nel vivere apertamente la loro vita privata alla stregua di tutti gli altri cittadini. Nell’epoca in cui il testo è ambientato, un passaggio del nostro paese controverso e difficile (e per tanti versi da dimenticare) essere omosessuale, oltre che essere equiparato alla pederastia, era considerato un reato contro la patria e contro la specie. Al lettore viene portata alla luce un pezzo di storia poco noto, ma che, come accade per l’omocausto, non va dimenticato: la persecuzione degli omosessuali per il solo fatto (e a volte sospetto) di essere tali, e quindi traditori della patria italiana che perseguiva i valori della virilità a ogni costo. Lo scrittore, all’interno della comunità, oltre che a ricreare un clima comunque festoso, forse proprio frutto della tipica ironia che in qualche modo deve stemperare la reclusione e l’esclusione del gruppo dal resto dell’Italia (ma non senza tacere i drammi dei rifiuti, di coloro che tentano di scappare o che vengono perseguitati e violentati nell’isola dagli squadroni) propone ai lettori diverse personalità di omosessuali che un po’ potrebbero assurgere ai topos dell’epoca: scapoli, travestiti, letterati e artisti, che, nonostante i peculiari vissuti, si ritrovano tutti condannati al medesimo destino. Risulta a tal proposito interessante anche la difformità di esperienze di vita vissute prima del confino: c’è il pittore rinomato, l’insegnante di liceo, i femminielli che si prostituivano, il fotografo delle star, l’uomo inserito nell’alta società. Tutti quanti, mediante il ben noto processo di risocializzazione, vengono svestiti, stuprati delle loro identità per essere accomunati nell’esilio comune senza alcuna differenza, provocando pertanto amori e/o alleanze che potrebbero apparire improbabili se non fosse intercorsa per tutti la medesima condanna.
Al di là della verità storica che il romanzo, senza molti fronzoli, ci propone (e tutto il contorno che ne consegue e che sicuramente porta il lettore a una riflessione sui drammi dei nostri tempi e i corsi e ri-corsi della storia) di sicuro l’intento primario rimane sempre il medesimo, che accomuna tutti i testi di questo specifico genere storico: non dimenticare.

Forma e stile:
Costruito su un piano lineare, il testo è in terza persona, con focalizzazione interna ma, nel contempo, lo si può concepire come una narrazione corale, in quanto le storie sono incentrate sugli uomini del gruppo recluso, per quanto tra essi emergano con maggior vigore le vicissitudini di Alfio, Michele, Giordano, Romolo e sul finale dell’anziana (prima piccola) Ros. Non vi sono particolari cadute nella forma, la narrazione è sobria, avvincente, molto fluida, a parte qualche difficoltà nella gestione dei vari punti di vista e del modo con cui essi si intersecano, restituendo comunque un quadro di brio nella storia.

Conclusioni:
L’esperienza di lettura, oltre che illuminante e comunque interessante per l’accuratezza con cui la testimonianza viene romanzata e resa indelebile nella mente del lettore, riscalda dentro in alcuni passaggi intensi, soprattutto nel finale, portando la bruttura che viene raccontata senza mezzi termini (quella della persecuzione) verso un lieto fine che tutti, nel bene o nel male, si augurano. Per tale motivo ritengo che il libro riprenda e dia adeguato lustro a un filone narrativo che ripercorre l’Italia, e nello specifico l’omosessualità, nel periodo fascista, accostandosi pertanto, per quanto le sfaccettature siano peculiari e differenti, a testi come La Libellula di d’Arragon o L’ultima onda del lago di Giussani, trattando un pezzo della nostra storia oscuro, vergognoso dal profilo di uomini comuni ritrovatisi a rinunciare alla propria libertà solo per essere omosessuali. Da qui, il passaggio  di non dover in alcun modo dimenticare e tramandare la memoria, diviene obbligatorio.
Una lettura da consigliare, che rimarrà, vi assicuro, impressa. Dedicata a coloro che hanno bisogno di rivivere il passato per stanare le contraddizioni sociali di oggi.

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1 Commento

Pubblicato da su 29 agosto 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Paolo Pedote – L’isola dei papaveri[RECENSIONE]

  1. vlibero

    1 settembre 2013 at 06:25

    Reblogged this on parolechesisussurrano.

     

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