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Le idee non vanno mai confuse: L’editoria a Pagamento non è Auto-pubblicazione.

25 Ago

Oggi, leggendo un libro (che tra l’altro avrebbe dovuto parlare di ben altro) ho trovato un accostamento che non mi è garbato molto: il self publishing e la vanity press venivano accomunate all’editoria a pagamento. Esattamente come se l’autopubblicazione fosse editoria a pagamento. Ora, ne parlano anche ne Il piacere di scrivere e in modo piuttosto approfondito, però anche io volevo dire la mia al riguardo.
L’auto-pubblicazione è un servizio dove un cliente (l’autore) acquista la stampa del suo testo (e eventuali altri servizi), si auto-promuove al pubblico e ha la gestione diretta delle sue vendite.
L’editore a pagamento è un’azienda che, invece, promette all’autore di pubblicare il suo lavoro coi propri mezzi solo se l’autore contribuisce pagando di tasca sua parti o in toto la gestione dell’opera.
In entrambi i casi paghi. Solo che il POD ti vende un servizio, l’editore a pagamento invece chiede di essere pagato per assumerti e usare il tuo lavoro.
Dato che, parrebbe, questo discorso non sia chiaro, facciamolo per metafore:
Se io vado dal parrucchiere, è per tagliarmi i capelli. Se insieme ai capelli mi fanno la tintura, pago di più per avere un servizio maggiore. Sto comprando un servizio. Io autore che pubblico il mio libro con POD mi sto comprando le stampe, l’isbn, quello che mi serve. Poi lo uso come meglio credo, magari anche come un autore che fa lavoro autonomo.
Se io sono parrucchiere, di norma, vado da un titolare per essere assunto. Quando il titolare mi assume e mi mette sotto contratto, non dovrebbe chiedermi di pagarlo per farmi lavorare o per darmi le attrezzature di lavoro. Ecco, l’editore a pagamento assume me come autore, ma per farmi lavorare mi chiede di pagarlo.
Capite la differenza? Molte persone si arenano nella questione soldi: siccome in entrambi i casi si paga, credono o vogliono far credere, che sia la stessa cosa.

NO. Non lo è. Di mezzo c’è sempre il fatto che l’editore, in quanto tale, si deve far carico del rischio di impresa. Non lo deve condividere con l’autore. Questa prassi è legalmente concessa ma moralmente sbagliata. Tanto vale che io auto-pubblichi, pagando da me le spese in toto e assumendo sulle mie sole spalle l’onere di mettermi sul mercato. Se la discrimine sono i soldi, allora dovremo, per assurdo, dire che anche pagare un agente letterario è editoria a pagamento? Se affermassi una cosa del genere, giustamente, dovreste fustigarmi.
Poi, io capisco: l’editoria a pagamento, come l’autopubblicazione, consentono una democratizzazione estrema dell’editoria, permettendo a tutti, anche a chi farebbe meglio mettersi a leggere un buon libro e scappare mille miglia lontano dalla penna per scrivere, di poter riempire il mercato o gli scaffali, di presunto ciarpame stampato. Ma allora diciamolo chiaro: la democrazia nell’editoria non va bene, ci vuole la meritocrazia. Ovvero dovrebbe esistere solo quell’editoria virtuosa che permette solo a chi lo merita davvero di pubblicare (ma qui, sapete, si apre anche la polemica che l’editoria free, colossi in testa, prediligono il marketing della moda a schifezzine piuttosto che un buon talento o un libro che vale la pena di leggere) di finire in vendita con le proprie opere.
Ma davvero, smettiamola di accomunare due cose che, in realtà, sono ben diverse. E’ una menzogna strumentale. E se la metto su carta stampata è ancora più grave.
Io posso dire (ne ho facoltà) di essere contro al self publishing e alle EAP, ma devo avere il coraggio di dire che sono contro ma rendere noto che sono due pratiche diverse di fare editoria. Le posso condannare entrambe, ma non dire che l’una e l’altra sono la stessa cosa o che sono sinonimi.
Questa è disinformazione.

Ancora meglio sarebbe se i lettori, sia nelle recensioni che in libreria, fossero messi a conoscenza del processo di produzione di un libro. Che, insomma, gli fosse detto chiaro che un libro è autopubblicato (e che quindi la qualità potrebbe essere relativamente dubbia), che è stato pubblicato a pagamento (e che la qualità potrà essere relativamente dubbia o che in ogni caso nemmeno l’editore stesso ci credeva in quel dato progetto) o che invece è stato pubblicato senza che l’autore abbia pagato.
Questo sarebbe corretto: non rimestare ma far chiarezza. Tanto il lettore se ne accorge (magari dopo ma lo fa), se un libro è o non è a pagamento. Se è stato turlupinato nel suo rapporto fiduciario con l’autore e con l’azienda (a meno che non sia un patito di EAP, ma in quel caso temo che ci sia poco da fare). E alla fine, oltre che tutelare il nostro lavoro, l’altro interesse importante è tutelare il rapporto con il lettore.
E dire la verità, nel modo più chiaro possibile.

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3 commenti

Pubblicato da su 25 agosto 2013 in Blog, Letteratura

 

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3 risposte a “Le idee non vanno mai confuse: L’editoria a Pagamento non è Auto-pubblicazione.

  1. Stranoforte

    26 agosto 2013 at 08:27

    Dissento. O almeno, allora, si deve fare un’ulteriore distinzione (per quello che può servire). Esistono POD e POD, ossia servizi che ti obbligano all’acquisto di copie e altri che non lo richiedono obbligatoriamente.
    I primi non hanno nulla di diverso dall’EAP e nessuno vieta – in entrambi i casi: EAP o POD con obbligo – all’autore di promuovere il proprio libro come, dove e quando gli pare.
    Gli altri, diciamo, ma proprio in primissima analisi potrebbero essere diversi dall’EAP.
    Anticipare soldi di tasca propria per pubblicare è EAP.
    Venendo al tuo esempio, quello del barbiere, lo trovo fuori luogo se messo in relazione con la questione EAP/POD/SP.
    Se poi vogliamo scendere su campo della qualità, dell’editing e dei cosiddetti “servizi letterari”, il discorso si fa più complesso.
    Anticipare soldi di tasca propria per pubblicare, in qualsiasi caso è Editoria A Pagamento, nonostante ci si sforzi di trovare labilissime linee di demarcazioni.

     
  2. jfmastinu

    26 agosto 2013 at 08:40

    Mario, ma perché WordPress ti metteva commento Spam? O.o
    A ogni modo, il tuo parere è valido e utile come tutti gli altri. Io continuo a sostenere che una cosa è un’azienda (EAP) che ti assume e ti fa pagare, un’altra è beneficiare di un servizio. Lo sbaglio è accomunare il self publishing all’EAP, sono due cose diverse di diversa natura. Poi per carità, non sono il legislatore o quello che ha le verità in tasca. Poi, diverso è essere d’accordo o meno con le due pratiche: io non ho mai pagato per pubblicare, né mi sono mai auto – pubblicato. Posso anche non essere d’accordo sul fare l’una e l’altra cosa (ieri si discuteva con un amico scrittore anche della troppa democrazia che questi strumenti consentono a livello editoriale e di quanto possa essere o meno deleteria) ma sono due cose diverse. Almeno, io la penso così. Grazie comunque per il tuo contributo 🙂

     
  3. luna

    27 agosto 2013 at 19:22

    Interessante la tua precisazione.
    Luna

     

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