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Bert d’Arragon – Ichnusa[RECENSIONE]

19 Ago

Titolo: Ichnusa
Autore: Bert d’Arragon
Editore: Alpha Beta Verlag
Pagine: 390
ISBN978-88-7223-190-6
Prezzo: € 20,00

Ichnusa

Trama: A Serroli, una piccola località immaginaria dell’entroterra sardo, si incrociano i destini di Federica, studiosa d’arte d’origine austriaca, Don Oreste, prete toscano dalle molteplici remore sulla sua vita, Efisio, l’affascinante nonché imbranato (e idealista) carabiniere, Fabrizio il geometra disabile che non vuole rinunciare alla propria realizzazione di vita e Mino, il suo amico/assistente che deve imparare a fare i conti con la propria natura e ad ammettere i suoi desideri. Le loro vite, apparentemente non legate tra loro, si incroceranno sullo sfondo di una ricerca archeologica che si tingerà di giallo e di mistero, ma dall’incontro e dalle relazioni che si intesseranno, nulla per i personaggi coinvolti e i loro amici, sarà più come prima.

Contenuti: Il libro, nell’arco dello sviluppo della trama, affronta diversi argomenti caldi che si intersecano sullo sfondo socio – geografico della Sardegna, incastrata tra tradizioni che non muoiono mai ma anche l’imperante modernismo per stare al passo coi tempi senza rischiare di rimanere indietro. Al di là delle singole vicissitudini personali e dei punti di partenza, nel romanzo si affrontano diversi temi attuali, dal profilo sociologico ma anche interiore: in primo luogo il viaggio e la meta, che si sintetizzano non più come luogo fisico e percorso ma come punto di rottura tra un prima e un dopo, dalle conseguenze incerte. Federica, nel suo percorso di donna, ne diventa il testimone principale, nonché l’attrice. Così come per Oreste, che consente di trattare la sua intimità con le variazioni che si dipanano nelle sue scelte e nelle sue decisioni. Altro tema è il celibato e la pulsione verso un’etero realizzazione per la figura ecclesiastica, che getta luce nel più grande dei dilemmi (sempre attuale) di matrice teologica: lo scontro tra una chiesa legata alla tradizione, verticista e opprimente, contro invece la chiesa di tutti giorni, quella del territorio, che contesta, agisce e si conforma al tessuto sociale in cui vive e che con esso pulsa, portando il lettore dentro lo scontro tra l’ufficialità ecclesiastica e l’altra chiesa.
Altro punto caldo, è il rapporto tra sessualità e disabilità, il modo con cui il desiderio di una persona si sposa (o litiga) con l’impossibilità o la difficoltà a vivere la compensazione degli istinti in maniera soddisfacente, sia dallo stesso disabile che, soprattutto, da tutto il contesto, che sia l’oggetto del desiderio o la famiglia di riferimento. Quello che maggiormente stupisce, rendendo merito all’autore, è di sicuro la naturalezza con cui questi desideri e queste difficoltà vengono gestite all’interno della narrazione, accompagnando quasi per mano il lettore verso i dubbi di condizione, ma verso anche la presa di coscienza, dalla quale può scaturire senz’altro il ragionamento critico, il dibattito ma soprattutto le soluzioni.
Infine, risulta essere centrale anche l’omosessualità, in termini di accettazione e condizione, prendendo in esame due modi distinti di esserlo: da un lato Mino, impaurito dal suo stesso ammettere di desiderare i maschi e di innamorarsi di loro e che, nonostante i timori di un ambiente retrogrado e una fondata non comprensione delle persone amiche, riuscirà a sentirsi libero di essere, come se affrancatosi di un enorme peso. Dall’altro lato Andrea, con cui Mino avrà una tormentata relazione passionale, che forse vive un contesto di maggior accettazione del sé ma che invece alla fine sacrifica per mantenere una parvenza di vita normale che possa fargli da trampolino per la carriera. Inutile negare che i due approcci rendono chiare e non fraintendibili le contraddizioni di un Italia che, ancora oggi, fatica a dare una dimensione di normalità alla vita omosessuale e al modo di integrare la persona omoaffettiva.

Ambientazione e Personaggi: Il pregio maggiore di tutto il libro è di sicuramente il modo con cui l’autore (non sardo, ma che in Sardegna ci ha vissuto) è riuscito a rendere bene il substrato socio-geografico dell’isola: attuale e plausibile. Potere che non tutti gli autori sardi sono riusciti ad avere, infatti, è proprio quello di rendere, attraverso degli occhi stranieri, una descrizione intensa e coinvolgente dell’isola presentandola fruibile e aperta, al lettore che magari la Sardegna non l’ha vissuta personalmente. L’autore, in sintesi, con il suo sguardo di non autoctono, è riuscito a interiorizzare l’ambiente per poi restituirlo in maniera accessibile a chiunque, secondo un processo che lega in modo indissolubile chi scrive a chi legge, facendo percepire al secondo lo stesso punto di vista del primo. Sui personaggi, invece, alcuni nodi non trovano adeguata soluzione nella trama e nel suo svolgersi. Si nota, in primo luogo, un’eccessiva omologazione dei personaggi sardi, soprattutto nei dialoghi, laddove la parlata, cadenzata anche in modo che quasi sempre il verbo sia esposto sul finale, lascia pensare in certe occasioni più a una macchietta e a un’ossessione al voler a tutti i costi differenziare la sardità (erudita e non, non conta) dalla non appartenenza al contesto. Di sicuro si è scelto di caricare questo aspetto per essere maggiormente in sintonia con la veridicità della società descritta, ma forse, in nome di una maggiore scioltezza della lettura, per alcune fasi poteva essere sacrificato. In ogni caso i personaggi, proprio per la peculiarità della storia e per il suo esprimere dei principi cardine a sottendere la trama, pur non trattandosi di un testo di genere fantasy, affrontano il cd “cammino dell’eroe”. Nessuno di loro infatti partirà e ritornerà se stesso, così come lo abbiamo conosciuto all’inizio. Ogni personaggio, oltre a costituire un tassello che si incastra nel puzzle delle vicende di stampo thriller, vive una situazione che necessariamente lo porta dalla situazione di partenza a un punto di arrivo diverso, frutto di una crescita interiore. Mino ama un uomo, non lo ammette, lo perde e poi amando davvero si libera dal peso di sentirsi inadeguato. Federica arriva convinta di far carriera, matura l’idea che non può sacrificare la sua vita (=l’amore) per avere soddisfazioni solo nel campo lavorativo. E via dicendo.
Tutti quanti vivono lo stesso percorso, attraversano le fasi, giungono a una loro realizzazione. Positiva o negativa che sia, ce lo svelerà soltanto la lettura.

Forma e stile: scritto in modo fruibile e denso, la narrazione si sviluppa in lunghi capitoli, descritti fondamentalmente in terza persona con narratore onnisciente, a parte le vicissitudini vissute in prima persona da Don Oreste, che strutturalmente si integrano quasi sempre bene con il resto dello sviluppo narrativo. A parte qualche dettaglio incongruente di punto di vista, trascurabile, la narrazione è sicura, non prolissa e non sgrammaticata, per quanto permanga la presenza di alcune d eufoniche, sulle quali non si ha, a parte quanto sancito dall’Accademia della Crusca, un punto di vista univoco dal profilo editoriale. La mappa della storia attrae, non presenta rischi di lettura, e riesce a coinvolgere anche coloro che non sono magari avvezzi al suo genere narrativo. L’unica criticità evidente, a mio parere, è sul finale. Si ha come l’impressione che il mistero si sciolga, che le riserve si appianino e che, soprattutto, si arrivi a una soluzione in un tempo dove ancora dei dubbi sul giallo permangono e soprattutto devono essere digeriti dal lettore. Laddove forse qualche capitolo intermedio avrebbe giovato, per riuscire a farsi un’idea sulle vicende e sulle motivazioni, invece arriva brusco un finale che rischia di ledere o perlomeno di far traballare l’intero impianto della trama, perlomeno a livello temporale e soprattutto di ritmo di lettura. Un accompagnamento più ponderato, quasi per mano, all’interno della storia e della sua soluzione, dal mio punto di vista avrebbe fatto guadagnare in termini di apprezzamento del narrato e di maggior integrazione delle scelte dei singoli protagonisti.

Conclusioni: Ichnusa ha un potenziale di trama non indifferente, per cui sono convinto che la sua lettura non sia minimamente stata un’esperienza negativa. Manca forse un po’più di ponderazione sulle scelte narrative, come già esternato in merito al finale, che avrebbe agevolato il sentimento, il quale comunque c’è e trasporta, facendo affezionare il lettore ai personaggi di questa storia. Una lettura intensa, da cui traspare in modo netto la passione dell’autore per il mondo narrativo e da cui, comunque, non ci si riesce a separare in modo netto. Dedicata a tutti quelli che vorrebbero vivere una vita diversa, che magari non hanno gli strumenti, chi si vuole confrontare con tutta un’isola, per riscoprire il modo, al di là dei misteri, di fare il proprio cammino da eroe o, perlomeno, da protagonista, della propria esistenza.

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Pubblicato da su 19 agosto 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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