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Cristina Lattaro – Lusores [RECENSIONE]

23 Lug

Titolo: Lusores
Autore: Cristina Lattaro
Editore: Nulla Die
Pagine: 150
Prezzo: Euro 15,00
ISBN: 978-88-97364-41-2

Trama: Settimio, giovane di belle speranze, figlio del patron della squadra che vive una stagione calcistica fortunata, con una promozione in serie A. Un giovane portiere alla ricerca di sé, tra le sue solitudini, la spasmodica ossessione per le sue origini perdute e la relazione precaria e passionale con la già occupata Amanda. E poi, Catello, dalle origini umili, il passato oscuro e non proprio pulitissimo ma dal talento innato. I due compagni di squadra, per una serie concatenata di eventi, si ritroveranno coinvolti in un turbine di passione, laddove uno avrà bisogno dell’altro per comprendersi, amarsi e uscire allo scoperto rispetto ai propri desideri e a ciò che vogliono dal proprio futuro.

Contenuti: Il tema LGBT è quello del desiderio recondito, della relazione proibita che diventa, a discapito di tutto quanto, naturale. Ma anche sofferta e dolorosa, quasi come se il percorso di Settimio fosse non solo con la scoperta passionale di Catello, quanto di sé e della sua vita. Quasi dovesse affrancarsi da una vita dorata, vissuta nell’alta borghesia, di Provincia.
Tutto potrebbe apparire semplice, scontato, se l’autrice non avesse gettato questa storia in un’arena, l’ennesima, di un ambientazione dove l’omosessualità rimane un tabù, un qualcosa da non dire. Catello e Settimio, così diversi, ma così trainanti nel loro essere difficili, sono compagni di squadra, e non di uno sport qualunque. Sono Calciatori. Un tema che, qua in Italia, è molto difficile far emergere. Sì, qualcuno (Cecchi Paone, tra i tanti) ha cercato di fare luce, ma con scarsi risultati. Di calciatori gay o bisex, in ceti ambienti, se ne parla, ancora oggi. Ma difficilmente la notizia varca la linea dei rotocalchi e dei riflettori, laddove ancora alcuni di questi professionisti, ancora oggi, non hanno riguardo per il rispetto della comunità LGBT (devo ricordarvi che disse Cassano due anni fa durante una conferenza stampa?)
Sì, calciatori: desiderati, sogni erotici, con una sessualità che, se non conforme a quello che ci si aspetta, fingono. Un tema, quello trattato di Lusores, che viene affrontato in modo tutto italiano, lasciando pertanto spazio non solo alla passione/ossessione ma anche alla questione morale del desiderio di rivalsa, la lotta di classe per raggiungere lo status symbol e, soprattutto, mettendo in rilievo il marcio col calcio – scommesse e gli imbrogli scandalosi in cui, ancora oggi, talune società sportive cascano.
In tema di omosessualità e calcio altri avevano già scritto, basta ricordarsi i due testi di Bendini “Solo per una notte” e “I fuoriclasse” ambientati in Francia, ma con delle peculiarità differenti, dove l’autore in quel caso lascia spazio alla relazione rispetto all’ambientazione calcistica, che invece risulta essere onnipresente (forse, a tratti, troppo) nella narrazione elegante della Lattaro. Ma se andiamo oltre, potremo pensare anche all’intramontabile serie di Patricia Nell Warren con “The Front Runner, Harlan’s Race e The Billy Boy”, dove omosessualità e sport vanno di pari passo con i diritti civili delle persone. Ma quello che comunque va rilevato, al di la di tutto, è proprio il connubio non facile che vive lo sport (sinonimo, a volte, di machismo) quando si relazione con l’omosessualità, molto viene portato avanti dai gruppi attivisti sportivi in tal senso, comprese anche le olimpiadi Gay Games, ma per certi versi ancora vengono vissute da alcuni, come ghettizzanti, più che d’ausilio al coming out degli sportivi. E in questo il libro, con tutte le sue evoluzioni, evidenzia l’inganno, ma soprattutto le contraddizioni di un terreno ancora fertile, ma altamente fragile per uscire allo scoperto in tutta la sua drammatica genuinità.

Ambientazione e Personaggi: a discapito di Milites, l’ambiente di contorno, la Rieti che la Lattaro ci propone in questo romanzo, rimane abbastanza intimista: molte sono le scene all’interno delle case, al buio, sugli spalti e negli spogliatoio, a discapito di strade e piazze. Questo stratagemma consente all’autrice di rendere la storia universale, mentre magari evidenzia con maggior precisione il dietro le quinte di un sistema calcistico, apprezzato dalla stragrande maggioranza della popolazione senza che se ne conoscano, spesso, i meccanismi. In generale le atmosfere permangono buie, brulle, un po’ speculari all’animo dei protagonisti della storia. La narrazione fa evincere in maniera netta Settimio, con tutti i suoi chiaroscuri. Al di là del modo, che tratteremo poi, la sua complessità caratteriale emerge, sia come intenti che, soprattutto, come vissuto. Catello, la sua ambiguità invece, viene filtrata proprio dagli occhi dell’amante, e spesso le sue motivazioni non vengono chiaramente esplicitate. Di lui ci viene lasciato un ricordo soprattutto tenero che un po’ fa a pugni col suo reale comportamento nelle vicende, come se Settimio lo avesse idealizzato. Parini è un altro personaggio che nell’arco della storia passa dalla posizione di buono a quello di persona calcolatrice. Un vero plauso invece per la resa di Amanda, amante sempre fedele e disponibile, e di Vera, che pur non avendo un ruolo preminente, emergono come personaggi drammatici, ma anche come figure solutrici, quasi catartiche, nelle vicende.

Stile e forma: per me questa è stata una nota un po’ dolente di tutta l’esperienza di lettura. Non ci sono errori o refusi, ma a mio avviso la scelta narrativa e di impostazione, per quanto coraggiosa, ha un po’ rovinato il sapore di tutta la storia, per due motivi personali:
L’uso della seconda persona aiuta il lettore a puntare il dito con certezza: Settimio parla, non tanto a chi legge quanto a Catello e nel contempo a se stesso. Per cui la storia acquisisce una narrazione intima, feroce, intensa. Ma per quanto il lettore riesca a entrare dentro il vissuto intimo, rischia di rimanere fuori dalla trama, che ci viene proposta, ma scompare nell’intimo, a volte rendendo i passaggi faticosi o comunque non chiari. Data la peculiare natura del genere, che non è un sentimentale ma si intreccia col giallo e con il drammatico, la difficoltà di alcuni passaggi diventa importante. Il secondo punto che un po’ mi ha turbato è il periodare, a tratti pesante e ricco, che pur evidenziando ogni pensiero e riflessione, non lasciando nulla al caso, rischia di appesantire la lettura. Ma a parte questo, la lettura è comunque fruibile e apprezzabile perché, con la doverosa nota di attenzione, Settimio e il suo esprimersi lasciano il segno su chi legge.

Conclusioni: il romanzo è precedente rispetto a Milites, per cui con questa lettura abbiamo la certezza che Cristina Lattaro è una grande scrittrice: non solo per il modo con cui propone una storia, ma per la sua naturale predisposizione a parlare di omosessualità senza fronzoli e in ambienti dove, pur essendoci, incontra parecchie resistenze e tabù. E lo fa sradicando e rovesciando il pregiudizio, mostrandoci la verità senza accentuare le situazioni, facendole scivolare nella riflessione di chi legge. Lusores è una buona lettura, con qualche piccola sbavatura ma tantissimi meriti, dedicata a chi vuole conoscere un’omosessualità che c’è e che ha bisogno di ausilio per emergere e contribuire al ribaltamento dello stigma e del pregiudizio, ben lontano da chi ha la presunzione di presentare testi dove i cliché fatti di swarosky e piume di pavone, di femminei personaggi che nascondono autrici desiderose di essere e non essere, contribuiscono a incentivare il pregiudizio e l’omofobia piuttosto che a rimuoverlo. A me Cristina fa pensare a una donna che è riuscita a scrivere uno dei libri più belli che parla di omosessualità, quasi impareggiabile. Chi non ha mai sentito parlare della “Corsa di Billy?”
Per cui mi auguro che i suoi lavori di Cristina Lattaro non abbandonino questa tematica.

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Pubblicato da su 23 luglio 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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