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Sciltian Gastaldi – Tutta colpa di Miguel Bosé[RECENSIONE]

04 Lug

Titolo: Tutta colpa di Miguel Bosé
Autore: Sciltian Gastaldi
Editore: Fazi
Pagine: 395
Prezzo: € 17,50

Trama: Sullo sfondo di una società italiana non ancora pronta, forse, ad affrontare il tema dell’omosessualità, viene  ripercorsa per circa un ventennio di contraddizioni storiche la storia del piccolo protagonista (di cui non diremo il nome, come lui vorrebbe) rampollo della famiglia Chiericato. Il giovane si ritrova, con una serie di episodi esilaranti, ad affrontare la consapevolezza di sentirsi diverso da quello che i familiari si aspettano da lui, con la voglia e la paura di raccontare e raccontarsi per poter essere libero di vivere in modo normale la sua omosessualità.

Contenuti: Con intenti ironici e, soprattutto, autoironici, il libro affronta in maniera semplice ma completa tutte le contraddizioni a cui un giovane uomo della generazione degli periodo tardo ‘70, anni di lotte e di nascita di movimenti mondiali ai più noti, che sin dall’infanzia si barcamena col suo intimo sentire di non essere una persona come tante, ma di avere una caratteristica che lo impaurisce, lo rende “diverso” e alla quale, soprattutto all’inizio, non riesce a dare un nome. Un bambino che con innocenza si interroga su di sé e su quello che desidera, ponendosi, all’interno del suo percorso personale, una serie di dubbi operativi sul come muoversi affrancandosi dai pregiudizi ma nel contempo sentendosi sicuro dalle minacce esterne, a iniziare dal substrato familiare che, da come ce lo presenta, non gli sembra accogliente rispetto al suo modo di essere. Per cui affrontiamo i ben noti temi caldi Queer in chiave propria della narrativa post gay: dal coming out, alle relazioni familiari, al primo amore e a quello necessariamente impossibile e tormentato. Ma nonostante la facilità con cui si sarebbe potuti cadere nel drammatico pathos da melò, o dello scontato/ripetitivo, il modo con cui la voce narrante costruisce il percorso e le vicende invece salva il lettore dal già sentito per proiettarlo direttamente nella realtà dei fatti con una dose di umorismo a volte prorompente, spesso coinvolgente, in alcuni passaggi, ahimé, inopportuno, per quanto questi attimi passino comunque in fretta e non inficino il risultato finale dell’esperienza di lettura.
Ma oltre a questi temi e alla tendenza a catalogare il testo come romanzo di formazione (anche se per certi versi non potrebbe essere altrimenti), di cui ho disquisito in tanti altri post, il contenuto che comunque permea il testo e lo rende davvero interessante alla lettura, è proprio la cornice Italia: quella che, attraverso gli occhi del piccolo terzogenito Chiericato(e poi adolescente e dopo ancora giovane) vive e si modifica, diventando spesso un’opprimente muro concettuale che, con tutte le sue pecche e le sue antinomie, impedisce al protagonista di aspirare a una realizzazione senza travagli interiori e interminabili riflessioni su come e quanto sia giusto doversi rivelare alla famiglia, quella che ti conosce da sempre perché ti ha allevato e perché dovrebbe, proprio per questo accettare quello che sei. Il ritratto di una nazione che diventa universale, noto, in cui riconoscersi anche per uno come me che appartiene a una generazione leggermente più giovane ma che ha fame di sapere cosa c’era prima della realtà personalmente conosciuta.

Stile e forma: Il punto di vista in prima persona facilita la sintonia del lettore, che vede cogli occhi del protagonista le vicende e i contorni e ha comunque l’occasione di meditare sull’evoluzione sociale che avviene nello sfondo e sulla consapevolezza del sé. Non si eccede nell’infodump per quanto alcune fasi narrative lo permettano, mentre il mostrato l’anziché descritto prevale in modo convincente. Lo stile umoristico e diretto facilità la godibilità del testo, che però, forse proprio per la tendenza a ripetere alcuni concetti e a riprenderli in modo troppo ridondante, non sempre mantiene vivo l’interesse. Ma si tratta comunque di singole fasi frutto di una considerazione personale. L’esposizione è comunque ben ritmata, con alcune piccole trascuratezze stilistiche che saltano fuori solo agli occhi più attenti. L’impatto rimane, comunque, apprezzabile.

Ambientazione e Personaggi: La cornice Italia, vissuta come società espressa dai rotocalchi televisivi e dalle abitudini della famiglia media degli anni settanta/ottanta è sicuramente l’aspetto che maggiormente coinvolge nella lettura e nella condivisione di visioni e ideali tra l’autore e i lettori: una cornice che per certi versi si può vivere con toni nostalgici ma anche di interesse, in quanto comunque svela una serie di dettagli che, col passare del tempo, si tende a dimenticare o a non conoscere per disattenzione. Il tutto viene proiettato come un film dalla narrazione innocente, ma coinvolgente, della voce narrante, che riesce a stanare i dilemmi e le incoerenze della sua epoca con una fedele telecronaca. Si parla di televisione, personaggi famosi, ma poi si raccontano strade, scuole, legami, librerie e letture. Associazionismo, il mondo escludente ed elitario dei gruppi di categoria. Manifestazioni, sia come immaginario collettivo che come reale esperienza. Un mix ben miscelato, a volte purtroppo ripetitivo concettualmente, soprattutto per alcune fasi di transizione, ma sempre godibile.
I personaggi, per quanto filtrati dalla visione del piccolo protagonista, acquisiscono spessore sia nell’esperienza di lettura che nel successivo feedback con cui il lettore digerisce le loro prese di posizione. Impariamo a simpatizzare, ma con sospetto, Eugenio, a odiare Euridice, ad amare incondizionatamente la madre qualsiasi cosa dica, anche quella più ridicola e a temere il padre, per quanto poi si dimostrerà essere, tra tutti, il personaggio che avrà modo di modificarsi al meglio e di esprimere il potenziale di accettazione tanto vanamente cercato al di fuori dal protagonista.
Di fatto nella narrazione i personaggi si evolvono, esprimendo in questo senso sì il proposito di romanzo di formazione, dove comunque da una fase a il protagonista e la sua famiglia crescono, sia per parte di un processo naturale, laddove lo sguardo innocente, crescendo, lascia lo spazio a una visione consapevole e interpretativa degli eventi, ma nel contempo perché il suo percorso diventerà l’iter che tutti quanti dovranno attraversare. Ma in ogni caso, catalogarlo tra la schiera di romanzi intimisti e di formazione, appare comunque riduttivo per l’opera nel suo insieme, a metà strada tra il saggio ironico e la storia di una vita normale, cercata e, solo alla fine, realizzata.

Conclusioni e giudizio finale: L’esperienza di lettura, nonostante alcune criticità esposte, risulta gradevole e avvincente. Il più grande merito del testo è proprio la capacità espositiva che, con semplicità, non si limita a raccontare la storia del protagonista e dei suoi familiari, ma ha il potere di far vedere ai lettori lo spaccato di un’intera società nella quale specchiarci, un vademecum dal titolo “da dove veniamo e dove stiamo andando” in cui tutti noi, in un modo o nell’altro, ci possiamo riconoscere. Una lettura consigliata proprio nei mesi estivi, per il suo modo di essere leggera e nel contempo profonda, dedicata a chi vuol sapere di più di sé stesso e delle sue origini, per correre, magari, il benedetto rischio di trovare soluzioni alle contraddizioni e ai problemi dei nostri tempi in tema di omosessualità e rapporto con le famiglie e il desiderio di affermazione, anche matrimoniale.

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2 commenti

Pubblicato da su 4 luglio 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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2 risposte a “Sciltian Gastaldi – Tutta colpa di Miguel Bosé[RECENSIONE]

  1. anellidifum0

    7 luglio 2013 at 18:42

    Bellissima recensione, però il protagonista è bisessuale e tutti i riferimenti all’omosessualità vanno girati verso la bisessualità.

     

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