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Manuali di scrittura. Servono?

26 Giu

Domenica pomeriggio, ero a passeggio, tanto per non farmi mancare nulla entro in libreria, per aggirarmi, come uno squalo famelico, tra gli scaffali. Nel reparto Critica Letteraria, i miei occhi vengono subito rapiti da un titolo simile a “Come si scrive un racconto”.
Con un’emozione sincera, che non ha eguali, ho iniziato a sfogliare il testo, alla ricerca di qualche formula magica che mi insegnasse a scrivere il best seller dell’anno. (Il libro delle risposte lo avevo appena posato di nascosto nello scaffale esoterismo, mi ha dato dei vaticini talmente brutti che all’ennesima domanda, la numero 20, l’ho abbandonato) Dicevo… Ma che bello! Poi leggo qualche capoverso a caso, e la rabbia ha iniziato a montarmi dentro talmente tanto che alla fine lo rimetto (di malo modo) al posto suo.
Quando noi esordienti ci ritroviamo dinanzi a libri del genere, credo che sia naturale provare l’istinto di dare uno sguardo, se non addirittura leggere il testo che cerca di insegnarci la tecnica per scrivere qualcosa di buono. E fin qui non c’è nulla di male, sia per chi lo fa che per chi pensa di non averne bisogno.
Riflettendone oggi, su facebook, qualche idea al riguardo ce la siamo scambiata. Partendo da un assioma: saper scrivere bene o leggere il manuale non basta, né se non si ha nulla da raccontare né tanto meno se non si è capaci di scrivere, di trasmettere quel qualcosa che in qualche modo coinvolge il lettore.
Ecco, io non sono di certo un mentore(al massimo un piccolo autore, in arte scrittore, ma non ci crederei più di tanto): ho fatto le mie cosine, lasciano di sicuro molto a desiderare, ma su una cosa non transigo, anche a costo di risultare petulante, o men che meno esaltato: spesso e volentieri chi vuole scrivere, più che affidarsi a un manuale, che sovente è soltanto un sedicente modo per spillare soldi al malcapitato sognatore, e che tuttalpiù genera dei modi di creare standardizzati (e no, io lo standard incipit/terza persona/trama a sopresa/finale mozzafiato proprio non lo sopporto), dovrebbe partire dalle basi e affidarsi a un buon manuale di grammatica italiana (me per primo) che quella sì è la base per poter scrivere qualcosa di sensato, o perlomeno di leggibile. Alla fine, se tutti ci affidassimo ai manuali, finiremmo per scrivere tutti nello stesso modo, con lo stesso schema, e francamente da lettore, una prospettiva fatta di testi dettagliati, correttissimi magari, ma fatti a stampino, senza quel gusto peculiare che li rende unici, mi spaventa assai.
Questo, di sicuro, è il mio personale punto di vista. Il vostro?
I manuali per insegnarti a scrivere narrativa, con tutte le loro regole ferree dalle quali mai bisogna transigere, servono davvero per diventare scrittori?

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4 commenti

Pubblicato da su 26 giugno 2013 in Blog, Letteratura

 

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4 risposte a “Manuali di scrittura. Servono?

  1. Martina Crapanzano

    26 giugno 2013 at 09:03

    Ciao,
    è stato un piacere leggerti. Come te sono un’esordiente, e mi è capitato di ritrovarmi delusa riguardo alcuni libri che speculavano sulle abilità standardizzate che deve avere uno scrittore, ma di recente ho rielaborato l’idea, soprattuto da quando ho letto Il Mestiere di Scrivere di Carver. Il confronto con altri scrittori, che scrivono le loro esperienze, può essere costruttivo, dipende da come si recepisce. Non c’è una via univoca per diventare degli scrittori affermati, però una scuola di scrittura o un libro scritto da chi ha lo ha fatto per una vita, può aiutare a evitare errori comuni, migliorare la tecnica (sono convinta anche io che dovremo tutti avere un prontuario di punteggiatura e grammatica), lo stile, e soprattutto puntare sulle personali propensioni. Non sottovaluterei gli effetti benefici che si possono ottenere con il confronto. Che ne pensi?
    A presto
    MC

     
  2. T.J.

    26 giugno 2013 at 13:26

    Di manuali italiani ne ho letti pochi (molti sono scritti da gente che crede di essere uno scrittore ma lascia molto a desiderare), di inglesi ne ho letti invece un bel po’ e posso dire che sono molto più utili di quanto si possa pensare, e i manuali migliori sono quelli che insegnano non come si scrive ma come si “analizza” una storia e non ci sono regole ferree da rispettare, tutt’altro. I manuali – quelli fatti bene da gente competente – offrono solo i ferri del mestiere, – cioè per dire ti insegnano come si usano chiodi e martello, non come si costruisce una libreria – sta poi a chi scrive trovare il modo migliore per applicare ciò che ha assimilato (uno può fare un comodino e un altro ti tira fuori una cattedrale XD) e comunicare ciò che vuole comunicare (e sono d’accordo sul fatto che bisogna avere qualcosa da dire :D).
    Invece chi applica i manuali alla lettera e si aggrappa a regole ferree alla fine dimostra solo di non aver capito un tubo e si sega le gambe da solo – e spesso in preda alla frustrazione si trasforma in un critico ottuso e rompipalle XDD

     
  3. jfmastinu

    26 giugno 2013 at 20:14

    Ciao Martina, grazie per il tuo intervento. Io penso che ogni esperienza è necessariamente utile e preziosa. Quindi ben venga il consiglio, che è un po’ diverso dal proporre una regola ferrea secondo cui un buon racconto per essere tale deve avere un elemento mistico e attraente, la sorpresa finale, il show don’t tell usato all’ossesso, la terza persona come unico POV eletto, la tematica attraente e apprezzata dalla maggioranza… ecco, io mi scaglio contro quello che renderebbe tutti i testi uguali, e spesso monotematici. Il tuo pensiero e il tuo consiglio invece, li trovo azzeccati (e dato che sei un esordiente, ora vado a sbirciare qualcosa di tuo) 😀

    TJ: concordo su ogni virgola 🙂

     
    • Martina Crapanzano

      27 giugno 2013 at 09:36

      Purtroppo non esistono ricette segrete, e come in cucina, sono le proporzioni di tutti gli ingredienti a rendere il piatto buonissimo!
      Nemmeno a me piace l’estremismo di chi si crede portatore della verità, su qualsiasi argomento, ma di presuntuosi del genere il mondo è pieno e li ritroviamo ovunque…
      L’importante è che ci sono ancora persone capaci di pensare con la propria testa, che riescono a rendere speciale il proprio lavoro perchè è unico!
      Grazie JF, spero ti sia piaciuto il mio blog, anche se ho messo solo qualche raccontino…
      Al prossimo post 😉

       

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