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Spariamoci addosso, è quello che vogliono.

19 Giu

No.
Puntuale, come un orologio svizzero.
Tipico, come la campana sul mamuthones di Mamoiada.
Come ogni anno, assisto, durante le settimane dei vari Pride nostrani, oltre all’entusiasmo delle persone che vi partecipano, e che vi credono fermamente, al disfattismo imperante che, in barba alla realtà storica di una manifestazione nata come giornata di orgoglio per quello che si è, si profonde in giudizi negativi sull’evento, descrivendolo spesso come una carnevalata e come una manifestazione dove imperano gli eccessi. La cosa più triste è che a dirlo non sono dei cardinali (quest’anno poi devono essere davvero impegnati a sgominare la lobby gay del Vaticano), ma si tratta di persone omosessuali che si dissociano dal Pride, perché manifestazione eccessiva e quindi controproducente per il raggiungimento dei diritti (termine che di per sé dovrebbe già significare acquisiti, ma siamo in Italia, questo è il medioevo e bla bla bla).
Ok.
A parte che non ho voglia di “linkare” pagine di storia dei movimenti LGBT (anche se si tratta dell’immediato quanto a volte fallace Wikipedia), ma il succo del mio ragionamento di oggi, alla luce dell’ennesima sterile polemica che ho avuto il dispiacere di leggere nel web, dove si parlava di culi mostrati e di vergognarsi quanto meno comprendere che essere sobri significa essere plausibili, eccetera, eccetera, è solo questo:

La Gay Pride Parade è una manifestazione dove si professa l’orgoglio per quello che si è. Se io mi sento me stesso coi tacchi a spillo, vestito di pelle, o con la natica fuori, temo che sia, prioritariamente, un mio problema. E in una manifestazione dove io, cittadino discriminato, lotto e sono orgoglioso di quello che sono, che diritto ho per giudicare gli altri che si colorano, che si svestono o si mettono il rossetto?
E soprattutto: su x partecipanti, gli eccessi sono molto rari. Quando mi fan passare alla televisione o sui rotocalchi solo gli eccessi e non la miriade di manifestanti normali, io non mi incazzo con chi eccede rappresentando se stesso, ma con l’informazione distorta.

Eppure, e lo dico con una buona dose di amarezza, a quanto pare certi omosessuali preferiscono sparare stile fuoco amico verso chi lotta con noi, piuttosto che verso chi invece, osteggiandoci e disinformando, ci va deliberatamente contro. Tutto ciò, oltre che rompere i cosiddetti al sottoscritto, lo trovo in sé un gesto molto triste. Prestiamo sì, proprio in questo modo, il fianco alle polemiche di chi ci vuole censurare e rappresentare come delle persone che non hanno diritto di avere diritti/riconoscimenti/tutela.

Felice orgoglio a tutti, anche a chi si vergogna, evidentemente, di essere quello che è.

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Pubblicato da su 19 giugno 2013 in Blog, Vita

 

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