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Editoria a Pagamento. Parliamone.

14 Giu

Che ancora oggi senta l’istinto di parlare di cose del genere, credo che la dica tutta su quanto si ignori la portata di questo fenomeno. Esistono network web, giornali, autori che ne hanno parlato e che continuano a farlo, eppure l’industria della Vanity Press nostrana prolifica, alla faccia della crisi.
Partiamo dal concetto: L’editore a pagamento è quell’azienda che ti pubblica un testo chiedendo in cambio un corrispettivo pecuniario di varia natura: può chiedere un contributo alle spese, farti pagare l’editing o la promozione, chiederti di acquistare un certo numero di copie del tuo testo per compensare il loro “investimento”.

Chiariamoci: Pubblicare a pagamento, non è reato. Non è nemmeno truffa nella gran parte dei casi: l’editore non si assume la responsabilità della tua pubblicazione, la fa accollare all’autore. Uno sceglie consapevolmente (a volte poco consapevolmente), firma e paga, fine della storia. Quello che dobbiamo chiederci è se questo è il modo giusto per poter emergere in campo editoriale. Perché sì: la pratica dell’EAP è legale, ma purtroppo per i malcapitati, si storce il naso quando qualcuno ti dice di averlo fatto e, soprattutto, certi editori insabbiano loro stessi la loro politica, attribuendogli un connotato negativo se diffuso. Ed è un dato di fatto.
Si può essere contrari l’editoria a pagamento. Io lo sono. Da tempo immemore (dai no, non sapevo nemmeno io cosa fosse l’EAP se Writer’s Dream non mi avesse salvato, e con lui Linda Rando, a cui tutti dobbiamo tanto per la sua campagna di informazione in merito) si dice in giro che senza pagare un esordiente non potrà mai farsi strada. La verità è che se paghi per pubblicare, difficilmente verrai preso sul serio, e soprattutto difficilmente il tuo lavoro sarà valutato e valorizzato come merita. Ancora meno saprai se davvero scrivere è la tua strada. Perché se paghi, pubblicheranno tutto, anche la tua lista della spesa. E quella, diciamocela tutta, chi  la leggerebbe mai?

Gli stessi editori a pagamento mettono in circolo tante leggende metropolitane da cui bisogna diffidare. Qualche pratico esempio:
Se non paghi, non riuscirai mai a pubblicare. Falso. Esistono tanti editori che non chiedono soldi per pubblicare. Se nessuno dei 200 e oltre lo fa, qualche dubbio forse dovresti portelo.
Mi devi pagare perché l’esordio è un rischio. Il contributo (irrisorio per loro, non per le tue tasche) è una precisa assunzione di impegno, una dimostrazione che al tuo sogno ci credi. Falso. Quanti di voi vanno a fare la spesa e vengono pagati per farsi caricare la spesa sullo scontrino da una nuova cassiera? Temo nessuno.
Faremo un lavoro eccelso col tuo testo, tu pagaci e poi lavoriamo e ti promuoviamo. Falso. Non solo non toccano una virgola, ma ti pubblicano tante copie pronte per il macero, perché nessun libraio degno di questo nome si metterà in scaffale un prodotto scadente (nella gran parte dei casi). E con tutta la buona volontà, il numero delle tue zie e delle tue nonne che ti compreranno non è infinito, né ti farà entrare nelle classifiche nazionali.
Tanti famosi del passato hanno pubblicato a pagamento. Probabile. Peccato che 200 anni fa l’editoria non funzionava come oggi.
Gli editori free non esistono, e se esistono non pubblicano esordienti. Falso. Io, e tanti altri, abbiamo pubblicato con piccola, media o grande editoria, e non abbiamo sborsato una lira.
Chiediamo contributi perché tanto gli editori free non sopravvivono, hanno tutti altre attività collaterali: allora perché non farsi pagare dall’autore? Perché no. Perché in primo luogo non è vero che gli editori che non chiedono contributi hanno altri introiti (alcuni sì, altri no), la differenza risiede più che altro su un altro dettaglio: Pubblicare a pagamento è come andare a lavorare e pagare il tuo capo per farti timbrare il cartellino. Quanti di voi lo farebbero?
Perché la realtà è soltanto una: il lavoro dell’autore (scrittore, per chi se la sente di fregiarsene) è quello di scrivere, il suo lavoro ultimato ha un prezzo che deve essergli corrisposto. Il lavoro dell’editore è pubblicare il tuo lavoro sobbarcandosi, come impresa, ogni rischio correlato. Per cui non devi pagarlo tu, al massimo lui deve pagare te. Invertire i ruoli non è reato, ma è comunque profondamente sbagliato.
Comprendete la differenza?

Alla fine della fiera, ho solo un pensiero da spendere. Per molti di noi scrivere non è altro che un sogno. Molti di noi non hanno i requisiti per farcela, ma sognare non costa nulla, né deve costare nemmeno cercare di realizzarli. Non sarebbe corretto.
I sogni vanno tutelati, non sprechiamoli pagando per realizzarli. Alla lunga, si infrangerebbero e basta.

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2 commenti

Pubblicato da su 14 giugno 2013 in Blog

 

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2 risposte a “Editoria a Pagamento. Parliamone.

  1. Federico G. Griffith

    27 giugno 2013 at 05:35

    Non è affatto vero ciò che dice GLI INDIFFERENTI: le possibilità di pubblicare con una casa editrice gratuita, che fa bene il suo lavoro senza far pagare nulla (com’è giusto che sia) e che distribuisce il tuo libro sull’intero territorio nazionale ci sono. Non fidarti dei sostenitori delle case editrici a pagamento (Gruppo Albatros – Il Filo, Aletti…), che pur di attirare e far cadere nella loro trappola decine e decine di esordienti-polli, gridano ai quattro vento che pagare per pubblicare è un investimento che dà un sacco di opportunità e che per gli esordienti non c’è altro modo di pubblicare. Sai che ti dico? Lascia perdere immediatamente il contratto che ti hanno proposto, e punta sulle case editrici gratuite. Su siti come il Writer’s Dream, il più affidabile nel suo campo, troverai un interessante elenco di editori divisi per genere: http://www.writersdream.org/blog/editori… Diciamo basta all’editoria a pagamento!

     

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