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Se i bambini devono per forza sentirsi infelici

12 Giu

In un momento storico come questo, dove il capo dello Stato Cattolico pare vada affermando che bisogna stare attenti alla lobby gay presente in Vaticano (vi prego impeditemi di commentare questa ennesima cretinata), io mi voglio soffermare per una manciata di righe su una cosa che mi è successa.
Oggi ritrovo in rete questo articolo: in sintesi uno studio australiano asserisce che i figli delle coppie omogenitoriali non presentano alcuno squilibrio o disfunzione psichica, che crescono sani e che anzi mostrano maggior intelligenza e disponibilità al confronto, anche sui temi sensibili come la discriminazione e il bullismo. Tendenza giustificata, parrebbe, dal fatto che abituati in ambito familiare a interagire e a preservarsi con i concetti di discriminazione e omofobia. Direi una cosa bella, soprattutto perché al di là delle dibattutissime elezioni spesso ci dimentichiamo che le famiglie omogenitoriali sono già una realtà, per i più disparati motivi, anche in Italia, una realtà che spesso tendiamo a ignorare e a non prendere in considerazione.
Un po’ meno bello tutto questo diventa quando il contenuto, che riporta i primi report di uno studio ancora da chiudere e da vagliare, ma che fa ben sperare sul fatto che è ora di smetterla di parlare di figli come di monadi che devono avere dei modelli rigidi (padre/madre) per poter sopravvivere in questo mondo cattivo (e non di educazione, affetto, regole e amore da chi li alleva e si impegna a crescerli, a prescindere dal tipo di coppia), diventa oggetto di disumane discussioni dove non conta il report o i principi, quanto il fatto che si giri intorno a due concetti: 4 ciappuzzi faziosi (Università di Melbourne, laddove la Gelmini ancora non è riuscita ad arrivare nemmeno traforando il tunnel del Gran Sasso. Gente ignorante, insomma.) ci vogliono indottrinare sul fatto che i figli dai gay sono felici quando: a) ai figli per nascere servono una patatina e un pisello/uccello e b) i minori vanno salvati dall’egoismo di persone che non possono procreare (e quindi educare e rendere felici un figlio). Il tutto condito con i soliti “nulla contro le abitudini sessuali, ma…” “io non sto giudicando” “ma chi non procrea stia al posto suo”.
Ok. Non pretendo di avere la verità in tasca, eppure:
1. Lo studio ci dice che i figli nelle coppie omogenitoriali possono e sono felici. Un dato di fatto e misurato da studiosi, non da persone che, oltre a non conoscere le coppie omogenitoriali per valutarne l’incapacità, parlano per partito preso.
2. Le famiglie omogenitoriali esistono. Ci sono dati. Prima di pensare che siano sbagliate, magari si dovrebbe vestire i loro panni e vedere un po’ come funziona la famiglia. Magari si scopre che non esistono differenze, ma solo buoni o cattivi genitori.
3. I buoni o cattivi genitori prescindono dai loro partners e da chi amano. Sono persone che non sono in grado di allevare i figli in maniera consona, a prescindere da con chi stanno insieme. E mi spiace, ma per esperienza professionale posso affermare con certezza matematica che le coppie incapaci ad avere e allevare figli sono proprio eterosessuali, in grande maggioranza percentuale. Quindi mi sa proprio che la patatina e l’uccellino da soli i figli li fanno, ma in certi casi più che un figlio a certe persone mi sentirei di prescrivergli l’autoerotismo. Meno dannoso per delle vite innocenti.
4. Parlare e giudicare, significa in primo luogo conoscere per avvalorare le proprie tesi. Fermarsi alla procreazione (che di per sé, dato come vanno queste cose, non significa essere genitori e, soprattutto, buoni genitori) e al sentito dire, o peggio ancora, al mio pensiero, è come minino un gesto di poco rispetto. Per non dire che si tratta di:
5. Ignoranza. E su questo non ho proprio nulla da aggiungere. A questo punto, per sedare gli animi e far abbassare le bandiere, forse basta dire: i figli delle coppie omogenitoriali, è vero, sono infelici e non dovrebbero essere affidati/adottati ai gay. Il passo successivo potrebbe essere: Ma poi, sti gay, a che min***ia servono nella società?

Come vi dicevo, non ho verità in tasca, né mi piace andare in giro a far credere cosa sia giusto o sbagliato. Predico, o cerco di farlo, solo un giudizio espresso con cognizione di causa. Un po’ come quel vecchio detto indiano che mi piace tanto: Prima di dire o giudicare me e la mia vita, mettiti i miei mocassini e facci almeno 20 miglia a piedi.
Ma, come sempre, alla fine più che dare soluzioni io aumento le domande. Per cui mi chiedo:
Dopo aver letto certe affermazioni, d’istinto, il mio status su Facebook è diventato il seguente:
Ci sono persone che prima di affermare certe cose, dovrebbero prendersi le tempie tra le mani e pensare al modo migliore per esprimerle. Ce ne sono tante altre che, invece, farebbero meglio a mettersi la mano in bocca e tacere e, possibilmente, con l’altra sciacquarsi il culo.

Secondo voi non è meravigliosamente consono alla situazione?

Benvenuti in Italia, nell’anno 2013 del medioevo. Oggi è un medioevo ignorato.

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2 commenti

Pubblicato da su 12 giugno 2013 in Blog, Vita

 

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2 risposte a “Se i bambini devono per forza sentirsi infelici

  1. Sanford Mann

    24 giugno 2013 at 08:41

    Le coppie omogenitoriali devono spesso avere a che fare con la convinzione sociale, dettata da meccanismi di discriminazione omofobica, che uno solo dei due genitori sia la “vera” madre o il “vero” padre del bambino. In realtà sia nelle coppie lesbiche che nelle coppie gay si riscontra tipicamente una condivisione totale delle responsabilità genitoriali.

     
  2. Therese O. Holman

    24 giugno 2013 at 19:01

    Inghilterra – 5 Marzo 2013: Nel Regno Unito la settimana dal 4 al 10 marzo è dedicata all’adozione e all’affido GLBT. La BAAF, cioè Associazione Britannica per l’Adozione e l’Affido, ha presentato in tale occasione uno studio condotto dal Centro di Ricerca sulle Famiglie dell’Università di Cambridge che mostra come non ci siano differenze rilevanti tra le coppie dello stesso sesso e quelle di sesso diverso in merito alla crescita e all’educazione dei bimbi adottati o affidati. Lo studio ha coinvolto centotrenta coppie di genitori adottanti, di cui quarantanove di sesso diverso, quarantuno formate da due uomini e quaranta da due donne. Secondo una delle autrici dello studio, la professoressa Susan Golombok, “in generale abbiamo riscontrato più somiglianze che differenze nelle nostre esperienze con i distinti tipi di famiglia” per cui non esita ad affermare che “la preoccupazione sugli effetti potenzialmente negativi per i bambini di essere collocati in famiglie omogenitoriali, secondo il nostro studio, è priva di fondamento”. Lo studio conclude che le coppie dello stesso sesso crescono i loro figli adottivi con lo stesso successo delle coppie eterosessuale. Si tratta di uno studio importante, condotto in maniera scientifica, che dimostra quello che è realtà per molti: solo l’amore conta nella crescita dei figli e non l’orientamento sessuale dei genitori. Quanti osteggiano l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso parlano sempre di studi che dimostrano la negatività dell’omogenitorialità, ma non ne citano mai uno. Al contrario, invece, ci sono studi seri, come quello di cui parliamo, che mettono in evidenza l’assoluta normalità delle famiglie omogenitoriali.

     

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