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Buonanotte ai sognatori?

10 Giu

Sulla scia della canzone dei nomadi, mi sono arenato oggi a riflettere un po’ sulla visione dell’editoria italiana dal profilo dell’esordiente tipo.
In pratica è successo questo: un amico mi ha raccontato un’esperienza in merito a una futura pubblicazione, mediata da un agente, che ha procurato un buon contratto a Paolino (nome d’arte). Caso vuole che quella stessa azienda in passato ha rifiutato la stessa proposta, con una serie di commenti … di un certo tipo quando Paolino si propose per conto suo. Ecco, di fronte a un accaduto del genere, che Paolino ha raccontato subito, il professionista ha riso, lasciando intendere che è così che funziona. Di fatto l’intermediario fa la differenza, mentre l’autore, anche se il testo potrebbe essere la rivoluzione culturale che tutti aspettiamo, no. Al di là delle polemiche e del dissapore che poi si è diffuso tra i convenuti a questa conversazione virtuale (ma si sa, metti noi esordienti dentro a una stanza e chiudici dentro a chiave, non ci saranno Highlander ma solo persone che si piangono addosso e si invidieranno a morte *scherza*) per mafie, nullità, opportunità perse e prese per il culo di varia grandezza, io mi chiedevo solo una cosa. Qualcuno asseriva che queste intermediazioni servono per produrre la qualità, solo chi merita, insomma, e possiede le carte in regola, va avanti. Uno può essere d’accordo o meno con il sistema (io l’opinione mia non ce l’ho, vivo nel limbo della piccola editoria che mi ha pubblicato e delle grandi letture quali che sia la provenienza, ma rigorosamente free) meritocratico e con il sistema retributivo di schede di lettura, rappresentanza ed editing (tutto sacrosanto, il lavoro si paga)… ma se gli editori vivono come garanzia della qualità solo quel canale, perché non lo dicono chiaramente anziché farsi sommergere di carta/email? Ma soprattutto: poniamo che l’intento sia quello di qualificare il lavoro degli scrittori, selezionando solo coloro che davvero meritano di andare avanti. Un gruppo dei puri. Beh, per una prospettiva del genere abbandonerei adesso stesso tutto per dedicarmi al piacere della sola lettura… però poi vado negli store o nei negozi, e mi vedo cataste di sfumature, di autori televisivi, di calciatori e non posso fare a meno di chiedermi: è questa la qualità che perseguono gli editori? Questi sono i puri di cui noi lettori abbiamo bisogno rispetto magari ai talentuosi (rarissimi) che non hanno mezzi per farsi strada con l’intermediazione?

Io risposte non ne ho… qualcuno disponibile a illuminarmi?

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Pubblicato da su 10 giugno 2013 in Blog, Letteratura, Vita

 

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