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Il rosa nudo[RECENSIONE]

26 Mag

Questa l’ho originariamente scritta per il Writer’s Dream

LOCANDINA ROSA NUDO III

Descrivere le atrocità perpetrate dal regime nazista è un esercizio nel quale in molti si sono cimentati. E’ altrettanto difficile ancora oggi, tuttavia, parlare di Omocausto, neologismo che identifica l’olocausto vissuto dalla popolazione omosessuale europea a seguito della promulgazione del paragrafo 375, così come il Reich lo modifica nella versione del 28 giugno 1935 nel codice penale tedesco:
§  175 StGB. Ein Mann, der mit einem anderen Mann Unzucht treibt oder sich von ihm zur Unzucht mißbrauchen läßt, wird mit Gefängnis bestraft. Bei einem Beteiligten, der zur Zeit der Tat noch nicht einundzwanzig Jahre alt war, kann das Gericht in besonders leichten Fällen von Strafe absehen.
Paragrafo 175:  “Un uomo che commette con un altro uomo atti licenziosi e lascivi o si presta a subire tali atti è punito con la reclusione. Se una delle due persone coinvolte ha meno di  ventun’anni al momento del reato, il tribunale può, in casi eccezionali di minore gravità, astenersi dall’infliggere la pena.”
Da questo assunto partiamo, per descrivere le emozioni di un’opera cinematografica al suo debutto nei botteghini, il “Rosa Nudo” del regista cagliaritano Giovanni Coda.

Sinossi: Il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato alla  autobiografia di Pierre Seel, scritta in collaborazione con Jean Le Bitoux, che a sua volta è stato uno dei più  importanti attivisti per i diritti GLBT in Francia e in Europa. Questo toccante testo letterario non è stato mai tradotto in italiano.
Parlare della vicenda traumatica di Seel, significa rimarcare gli orrori compiuti dai nazisti anche nei confronti di chi veniva schedato come omosessuale. Il Rosa Nudo si concentra soprattutto su un episodio doloroso e terribile che segnerà per tutta la vita l’emotività di Seel che, all’epoca dell’internamento, aveva solo 17 anni. Deportato nel campo di Schimerck, assisterà all’atroce morte del suo compagno.

Trailerhttp://www.youtube.com/watch?v=kzy2V-pMo7U

L’esperienza visiva: Il tratto caratterizzante di tutta la visione, che dura 70 minuti circa, è il peculiare accostamento della musica al vissuto emozionale delle immagini e alle parole che tratteggiano in maniera chiara e inequivocabile il dolore, l’orrore in alcuni punti, dove la persona omosessuale, per il solo fatto di essere tale, viene vessato e trucidato con supplizi inenarrabili e che oggi fanno storcere le viscere all’uomo comune, di ogni estrazione. Eppure di questo si tratta, un pugno nello stomaco, che vuole ricordarci a che cosa possa portare la follia umana, soprattutto quando è legata al Potere. L’esperienza è forte, dolorosa, fa un male enorme, ma aiuta a ricreare una stasi catartica in cui lo spettatore ricorda che gli orrori sono sempre a un passo da noi, non solo nei momenti più bui della storia, e che comunque bisogna fare un passo verso l’altro per evitare che la paura del diverso scateni dei genocidi per motivi del genere.

Le riflessioni a margine: Il film, che assurge ai tratti di un’opera che difficilmente lascia indifferenti, è tratta dalle memorie di Pierre Seel, un uomo che ha avuto il coraggio di far luce sul fenomeno, trascurato e taciuto dalle autorità, della deportazione delle persone omosessuali nei campi di concentramento, e che ha lottato fino alla fine per vedersi riconoscere lo status di vittima in quanto deportato omosessuale. Un percorso difficile e che ancora oggi fatica a riscattarsi dalla memoria che tende a non voler ridare legittimità alla sofferenza patita da tante persone che, per il solo fatto di essere omosessuali, hanno subito efferatezze di ogni tipo. Al di là delle polemiche, per le quali l’opera non ha la stessa visibilità di tante altre sia per l’argomento trattato e, soprattutto, perché direttamente connesso all’omosessualità, ci fa riflettere su come, forse, l’ambito cinematografico abbia delle caratteristiche in comune a quello letterario, proprio perché anche i libri LGBT e, spesso, anche delle proposte letterarie di questo tipo, fatichino a emergere “per le dure regole di mercato”. Ne consiglio La visione. Non solo perché racconta la storia di persone a cui per tanti anni è stato imposto il silenzio, ma per il messaggio veicolato, al di là del nudo integrale, al di là del dolore soffocato, al di là della testimonianza. Il messaggio che ci impone di non dimenticare mai, e di fare in modo che l’odio, anche ai giorni nostri, non porti estreme conseguenze, le cui eco, ancora oggi, sentiamo graffiare nell’animo.
Per qualsiasi informazione sul film e sulla programmazione nazionale, il profilo ufficiale

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Pubblicato da su 26 maggio 2013 in Blog, Recensioni

 

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