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Avrei voluto essere lì [Racconto]

17 Mag

Oggi è la giornata mondiale contro L’omofobia. Ho trovato nel mio database questo vecchio racconto che forse, più di un racconto, è una confessione che ho vomitato su una pagina vuota. In questi giorni un po’ così, non ho altro modo per dare rilievo a questa ricorrenza.
Buona lettura.

AVREI VOLUTO ESSERE LI’

Avrei voluto esserci.
Sotto una pioggia battente, proprio come questa che oggi disegna parallele e curve sul tuo viso stanco riflesso dal vetro della finestra.
Mi sarebbe piaciuto ripararti con il mio ombrello, quando il tuo pianto si poteva riconoscere solo dai singhiozzi, in una di quelle volte che eri riuscito a sfuggire dalle loro percosse e dalle loro derisioni.
In ginocchio, sull’asfalto, ti avrei riparato, senza dire una sola parola in più su tutto il dolore che ti lacerava dentro per essere stato lo schermo di chi, insensibile, ti faceva sentire diverso, anche se ancora non sapevi nemmeno cosa desiderassi davvero.
Avrei posato la mia mani sulla tua spalla, per non farti sentire solo in un mondo crudele che non voleva capirti.
“Ce la farai, tra qualche anno lo supererai e imparerai a viverti” ti avrei detto, mentre tutt’intorno si bagnava cancellando le tracce delle tue paure.

Sarei voluto essere io quello del tuo primo incontro.
Avrei accarezzato la tua pelle nuda, stringendoti a me e tranquillizzandoti. Ti avrei fatto capire che sarebbe andato tutto bene, che sarebbe stato perfetto, come volevi tu. Avrei assaporato la dolcezza delle tue labbra fresche e inviolate, ti avrei donato tutto quell’amore di cui avevi fame e che, invece, avresti regalato al primo che ti avrebbe dimostrato un minimo d’interesse, per poi lasciarti dentro un vuoto troppo grande da riuscire a riempire in una volta sola.
“Per poter amare devi imparare ad amarti, con la stessa intensità” ti avrei sussurrato, spogliandoti piano per soffermarmi sui tuoi occhi da cerbiatto.

Ti avrei voluto aspettare dopo l’ennesimo colloquio. Avrei camminato al tuo fianco, senza afferrarti il braccio, aspettando qualche parola sulla certezza che, ormai, tutti sapessero quello che eri e che per questo continuavano a rifiutarti un lavoro.
Mi sarei limitato a seguirti scuotendo il capo al tuo ennesimo sfogo sul quanto fossi perdente.
“Passerà, uno di questi giorni, un fottutissimo treno su cui riuscirai a salire e finalmente ogni voce tacerà. Non sei un perdente”, te lo avrei urlato poggiando il mio braccio sulle tue spalle, invitandoti a non demordere mai.

Ti avrei seguito durante una di quelle uscite.
Non importa quanto avrei dovuto correre dietro la tua bicicletta. Prima o poi, sullo sterrato, ci saremmo trovati uno di fronte all’altro. Avrei poggiato le mie mani sul tuo manubrio, sorridendoti, mentre spaurito mi avresti guardato da dietro i tuoi occhiali.
“Guardami” ti avrei detto “ecco quello che diventerai tra vent’anni”. Forse mi avresti scrutato un po’ incredulo, nel vederti così adulto su uno specchio, come io mi osservo ora, magari ancora convinto che la tua bruttezza non ti avrebbe abbandonato mai. “Sarà così, credimi, ogni cosa passerà, tutto il dolore che vivrai andrà a finire in un posto lontano del tuo cuore solo perché tu possa scordarlo” avrei aggiunto prima di lasciarti correre via.

Se solo avessi potuto lo avrei fatto.
“Passerà. Passa sempre ogni cosa”.
Ti avrei detto tutto ciò che, in quei momenti, avrei voluto sentirmi dire.

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1 Commento

Pubblicato da su 17 maggio 2013 in Blog, Vita

 

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Una risposta a “Avrei voluto essere lì [Racconto]

  1. Bruna

    18 maggio 2013 at 09:09

    Splendido…

     

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