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Matteo B. Bianchi – Apocalisse a domicilio [RECENSIONE]

26 Apr

Questa l’ho scritta per la rubrica “Consigli d’autore” del “Il Mondo Espanso dei romanzi gay”, esattamente qui.

La vita ci riserva delle sorprese imprevedibili. Voi, se vi venisse data la scadenza della vostra esistenza, che cosa fareste? Questo quesito sta alla base del libro che volevo proporre per i Consigli d’Autore.

 

Titolo: Apocalisse a domicilio
Autore: Matteo B. Bianchi
Editore: Marsilio
Prezzo: 18 euro
Pagine: 239

Trama: Il protagonista, trentenne, ha realizzato parecchie cose nella vita: ha un buon lavoro che gli piace, dei buoni amici. È single ma pare che per il momento non gli pesi… finché suo fratello Stefano non riceve la notizia drammatica della sua morte imminente, prevista il 5 di agosto da una medium di strada: mancano due mesi. In una rocambolesca successione di eventi il protagonista abbandonerà la sua vita agiata per rivivere i suoi amori del passato, andando a Roma, in Sardegna e a San Francisco. Il protagonista fa una scelta ben precisa, quella di ripercorrere il suo passato e di reinvestirlo nel presente, solo per cercare di rivivere quel che ha perso e che vorrebbe in qualche modo salutare.
Un viaggio dalle tinte tenui che alla fine aiuterà proprio il protagonista e tessere i fili della sua storia e a trovare quelle risposte rimaste sospese alle sue spalle, che aveva dimenticato.

Contenuti: Una delle doti maggiori dell’autore, che in questo testo vengono espresse al meglio, è la capacità di far passare dei messaggi universali in una storia non particolarmente impegnata, ma anzi semplice e di svago. La tematica LGBT in sé è poco trattata, di certo frutto di un intento volto a superare le barriere della tematica per generare un impatto che vada al di là. Il protagonista è omosessuale, durante la trama vengono affrontate delle storie omosessuali, ma il suo modo di viversi si svincola dal ghetto tematico per diventare una persona come tante: omosessuale, ma tanto altro. Tentativo di certo ben riuscito, e azzeccato, che contribuisce a uscire dallo stigma e dalle concezioni dell’immaginario collettivo sull’argomento. I temi centrali riguardano la vita e i rapporti interpersonali: amore, amicizia, il peso del lavoro ma soprattutto la scelta di rinunciare a una vita frenetica e tipicamente occidentale pur di riscoprire sé stessi e la propria storia. Il libro non fa altro che condividere col lettore il racconto di un uomo che sceglie come ottimizzare il proprio tempo, con l’opportunità terribile, ma di certo unica, di avere una scadenza entro la quale fugare i propri rimpianti. Un’idea che, nel panorama italiano, ho trovato abbastanza innovativa.

Stile e Forma: La peculiarità della narrazione è il suo svilupparsi interamente in seconda persona dando voce alle vicende del protagonista, al quale il presente viene sviscerato e raccontato. Vi sono poi dei capitoli in prima persona (dal punto di vista della ragazza che fa la profezia) e in terza (col POV a focalizzazione interna su Stefano, il fratello del protagonista). Scrivere in seconda persona, poco usuale, costituisce un rischio: per quanto il tu possa mettere a nudo le sensazioni, coinvolgendo il lettore nel dialogo interno del protagonista, rendendolo partecipe, può però elevare la narrazione a un livello altisonante che, se non ben strutturata, allontana e svilisce la fase emozionale. Un tranello in cui, comunque, non è cascato il libro in questione. Il tu santifica il protagonista, pone il problema del vissuto, costringe il lettore a rimanere incollato nei patemi emozionali della voce narrante che parla al protagonista. Non serve il nome. Si sente viva l’emozione. (non ammetterò che forse proprio leggendo questo romanzo ho voluto sperimentare anche io il tu che oggi ritroviamo in Eclissi nemmeno sotto tortura)
Sui personaggi nulla da eccepire, vi è lo spessore necessario per rendere la storia dinamica, ma senza far dimenticare il nucleo della narrazione. Gli ambienti visitati dal protagonista, filtrati dal tu di coscienza, sono tridimensionali, si vivono coi suoi occhi senza invadere la scena, buono l’accostamento dei profumi e delle esperienze visive, con le sensazioni a corredo. Giochi di sguardi che comunque colpiscono e rimangono impressi durante l’esperienza di lettura. Un’unica critica mi sento di muoverla: in Sardegna non c’è solo il mare.

Impressioni generali e conclusioniConfesso. Io non ho questo libro, l’ho regalato ben tre volte (e per fortuna una di queste copie rimane comunque a casa mia). L’ho fatto colto da un improvviso entusiasmo quando avevo letto che era in uscita, ma come al solito mi frego da solo, non ne ho trattenuto una copia per me soltanto. Mi mette in crisi dare adeguata rappresentazione a questo libro, riuscire a scrivere tutte le idee che mi frullano nella testa dopo averlo letto.
Iniziamo dai difetti: il primo difetto è che questo libro finisce, per me è stato traumatico, lo giuro, nel momento stesso in cui pensavo che mai sarei riuscito a staccarmene. È un libro che nasce, cresce e coinvolge, l’esperienza di lettura risulta piacevole e in sintonia con qualsiasi stato d’animo, compresi quelli più cupi.
Alla fine la sua lettura lascia il lettore davanti a una scelta a cui è difficile scampare: amarlo o giudicarlo male.
Inutile dire che io, personalmente, l’ho amato.
Spero di non aver annoiato nessuno con questo topic, ma ci tenevo un po’ a scriverlo, soprattutto perché diciamocelo, l’autore in questione è uno di quelli che nel tempo ho imparato ad apprezzare davvero.

 

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2 commenti

Pubblicato da su 26 aprile 2013 in Blog

 

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2 risposte a “Matteo B. Bianchi – Apocalisse a domicilio [RECENSIONE]

  1. cristinalattarowriterristina

    28 aprile 2013 at 21:30

    Bellissima recensione, complimenti Francesco!

     

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